Lo spagnolo, quarto a Portimao nella sua ultima gara con KTM dopo quattro anni, saluta la casa di Mattighofen non senza qualche rimpianto, come le vittorie che non è riuscito a centrare nonostante la competitività della moto. 

Prima di salutare KTM dopo 4 anni e 6 podi conquistati in sella alla RC16, il venerdì della seconda di Valencia lo spagnolo ha rilasciato una lunga intervista al canale ufficiale di KTM, nella quale ha ripercorso tutti i momenti belli con la moto austriaca, dal primo approccio con la moto fino all’ultimo weekend di Portimao.

Una sorta di video saluto ufficiale alla casa che gli ha permesso di sentirsi davvero parte di un progetto, cosa che non gli era successa in Yamaha Tech3 negli anni precedenti.

“La moto era veramente nuova, ma aveva un bel carattere”


Pol apre la sua lunga intervista ricordando come è arrivato ad abbracciare il programma KTM: “Prima di arrivare in KTM, correvo per un’altra marca ma non mi sentivo parte di un progetto. Vedevo gli avversari con moto factory ottenere buoni risultati, salire sul podio e divertirsi mentre io non mi sentivo a mio agio, non sentivo di fare qualcosa di speciale. Dopo tre anni sentivo di non aver imparato così tanto e quando ho saputo dell’opportunità di KTM ho pensato che fosse arrivato il momento di scrivere la storia con una moto factory. Ho sempre seguito KTM fin da quando ero piccolo, correndo con le loro moto nel dirt track e ho pensato che KTM potesse lottare con i grandi in MotoGP dopo aver lottato nelle altre classi. Quando ho sentito che Bradley Smith stava trattando con KTM ho chiamato il mio manager dicendogli che anche io volevo andare lì, essere parte di quel progetto”.

Pol parla anche del primo contatto con la moto: “Quando ho provato per la prima volta la moto a Valencia, era proprio nuova. Carene e forma della moto non erano definitive. Salendoci sopra e facendo i primi giri, ho avvertito subito i primi problemi, ma quello che è rimasto è il carattere della moto. Ho adattato il mio stile di guida alla moto ed in questi quattro anni ha funzionato, spingendo sempre di più e rischiando ogni volta di più i tempi scendevano. La moto aveva problemi ma le facce degli uomini al box erano comunque felici”.

“Il podio a Valencia nel 2018 è stato incredibile”


Il più giovane dei fratelli Espargarò ricorda i momenti chiave della stagione 2018, tra alti e bassi: “La stagione 2018 - racconta Pol - ci ha visto ottenere dei risultati come dei giri veloci durante le qualifiche, seguire un pilota avversario per più di due giri… Insomma, delle piccole fiammelle. Sentivamo che i risultati stavano per arrivare, la moto iniziava a carburare bene e la gente ci guardava in modo diverso rispetto al 2017. Poi però ho avuto un brutto infortunio che mi ha tenuto lontano da diverse gare senza sapere se fossi rientrato o meno. Con il supporto di tutti sono rientrato e abbiamo chiuso la stagione con il podio di Valencia sotto l’acqua. Un risultato impensabile al secondo anno di una moto factory”.

Nella stagione 2019 - continua Polyccio - la gente ci guardava ancora più nervosamente per i risultati che abbiamo ottenuto, come a Misano dove siamo arrivati a pochi secondi dai primi con una moto ancora con telaio a traliccio e le sospensioni WP, un concept diverso da tutti. Venivano i tecnici giapponesi e gli italiani a curiosare quando i nostri accendevano le moto nel box, ma non potevano copiare nulla del nostro progetto perché era unico. Abbiamo cominciato a vedere la luce, essere alla pari con i nostri avversari”.

“La stagione 2020 è stata pazza in tutti gli aspetti”


Nel corso dell'intervista, lo spagnolo parla anche del 2020. “Non sapevamo se avremmo corso o meno", ammette Espargarò parlando del campionato appena concluso. “La stagione 2020 è stata pazza in tutti gli aspetti, un turbinio di emozioni. Pensavamo che avremmo potuto raccogliere dei podi, vincere delle gare e fare delle pole ma nessuno ci credeva davvero perché non siamo mai arrivati a tanto. Brno è stato un weekend incredibile, al sabato avevamo il passo per vincere la gara. All’inizio non volevo spingere, poi ho visto Brad essere velocissimo e quindi ho pensato che avremmo potuto farcela. Sfortunatamente sono stato tolto dalla gara da un altro pilota, ma il mio compagno ha vinto. Ero arrabbiato e felice allo stesso momento”.

Poi è arrivata l’Austria - aggiunge lo spagnolo - abbiamo potuto lottare per vincere anche lì. La rabbia che ho provato per Brno l’ho trasformata in motivazione per finire la seconda in Austria che potevo anche vincere. Ho perso quelle due gare che potevo vincere mentre i miei due compagni di squadra ci sono riusciti. Solo Stefan Pierer ha creduto che potessimo ottenere quattro podi e due pole position, mentre il resto del team non ci credeva”.

“Il risultato più grande è proprio la stagione 2020”


Polyccio ammette che quello ottenuto quest’anno è il risultato più grande, proprio perché nessuno sapeva se la stagione si sarebbe disputata o meno. “Tutto quello che abbiamo ottenuto questa stagione è il risultato più grande - dice Pol - In quattro anni siamo passati dall’essere gli ultimi a quelli che adesso fanno paura a tutti”.

Sono arrivato in KTM da ragazzino - ammette in conclusione lo spagnolo - e ne esco da uomo. Sono arrivato che non sapevo nemmeno settare l’elettronica, ma grazie ai tecnici ed ingegneri tra factory e pista sono riuscito a crescere ed imparare tanto sull’elettronica. Adesso sono pronto per qualsiasi avventura”.

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