MotoGP, Dovizioso e Ducati: una favola senza lieto fine

MotoGP, Dovizioso e Ducati: una favola senza lieto fine

Dopo otto anni è giunta al capolinea la collaborazione tra il forlivese e la Casa di Borgo Panigale, senza aver centrato il titolo, l’obiettivo tanto agognato, ma pur avendoci ugualmente, in alcuni momenti, fatto sognare

30 novembre 2020

Il 22 agosto del 2012 è una data che probabilmente molti ducatisti si ricorderanno, perché era stato annunciato l’arrivo di Andrea Dovizioso nel team ufficiale Ducati in MotoGP a partire dalla stagione successiva (iscrivetevi gratuitamente a Motoweek per vedere la nostra intervista esclusiva ad Andrea). Dopo le due esperienze in Honda e Yamaha il forlivese aveva deciso di abbracciare il progetto della casa di Borgo Panigale, deciso a riportare in auge l’azienda italiana – impresa fino a quel momento riuscita solo a Casey Stoner, nel 2007 – e chi meglio di lui poteva riuscirci?

Un gran bel palmares


Ex campione del mondo di 125 cc nel 2004, due volte vice-campione in 250 cc, vittorioso in gara alla sua seconda stagione di MotoGP, terzo nel podio iridato della top class nel 2011, il “Dovi” aveva tutte le carte in regola per fare qualcosa di grande con la “rossa”. E in più era romagnolo, fattore non indispensabile ma certamente gradito. Così non ci è voluto tanto che il suo soprannome diventasse “DesmoDovi” e che la totale fiducia dell’azienda si riversasse sulla sua figura.

Nel 2014, in più, il reparto corse ha visto l’arrivo dell’ingegnere Gigi Dall’Igna, che ha dato vita ad una vera e propria rivoluzione tecnica e con il tempo anche ad una forte innovazione nell’aerodinamica. L’anno successivo il forlivese ha portato a casa un totale di cinque podi, ma è nel 2016 che c’è stata la svolta in termini di prestazioni e Dovizioso è tornato sul gradino più alto del podio dopo sette anni di digiuno e presentandosi l’anno successivo come uno dei veri pretendenti al titolo.

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Il triennio da vice-campione


Il 2017, con dall’altra parte del box un rivale del calibro di Jorge Lorenzo - forse il suo vero e proprio stimolo - il “Dovi” ci ha regalato un grande spettacolo, occupando più volte la testa del Mondiale. Ha trionfato al Mugello e a Barcellona, il quinto posto di Assen l’ha portato in prima posizione in campionato, persa successivamente in Germania a favore di Marc Marquez, ma dopo un sesto posto a Brno è l’Austria il teatro del loro primo vero duello, per di più all’ultima curva, vinto proprio dal forlivese. Una botta al morale per lo spagnolo, una botta d’orgoglio per tutta Borgo Panigale. Il Dovi è anche vincente in Giappone, si è ripetuto in Malesia e la lotta iridata è arrivata all’ultima gara a Valencia, dove a spuntarla è stata lo spagnolo

Ci ha riprovato nel 2018, con quattro vittorie, tre secondi posti e due terzi posti. La vittoria nel primo duello stagionale in Qatar, sempre con il campione in carica, vale già tanto a livello morale e si era riuscito a ripetere a Brno, con tanto di pole position, e a Misano, vincendo per la prima volta in carriera sulla pista più vicina a casa. Il secondo posto ad Aragon, la prova successiva, non era bastato per fermare Marquez che ha ipotecato il titolo iridato, per vincerlo poi due gare dopo.

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Il 2019 era di nuovo iniziato nel suo segno, con la vittoria in Qatar, raggiungendo così Max Biaggi al terzo posto tra gli italiani più vincenti nella classe regina. Con il terzo posto in Argentina e il quarto negli Stati Uniti, però, la situazione si era complicata mentre il campione in carica, Marc Marquez, conduceva una stagione impeccabile con il secondo posto al traguardo, come peggior risultato. Dovizioso terminava così ancora da vice-campione della classe regina, per il terzo anno consecutivo.

I duelli eccezionali contro Marquez


Se guardiamo a queste ultime tre stagioni, cinque, forse, sono stati i momenti indimenticabili. Ovvero tutti quei duelli all’ultimo respiro, ovviamente con il rivale da battere, Marc Marquez, in cui però l’italiano è quasi sempre riuscito ad avere la meglio. Duelli mozzafiato, uno contro uno, fino al traguardo.
Si parte dall’Austria 2017, quando al termine di sorpassi estenuanti la Desmosedici GP ce l’ha fatta, con tanto di gesto eloquente del suo pilota di “mandare a quel paese” l’avversario, dettato dallo sforzo dell’esserci riuscito.

Per poi replicare due mesi dopo a Motegi, sul bagnato. Ultimi giri da brividi, contro un rivale che non molla l’osso per nessuna ragione al mondo e che il suo unico motto è “provarci, sempre”. Dovizioso ce la fa, tiene testa all’avversario in piena lotta iridata, con precisione, talento e quel pizzico di follia.

Poi in Qatar, nel 2018, dove Dovizioso ottiene la sua prima vittoria sulla pista qatariota a seguito di un sorpasso all’ultima curva dell’ultimo giro, mentre qualche mese dopo, in Thailandia, per la prima volta nei loro corpo a corpo è Marquez ad avere la meglio. L’epilogo è diverso invece in Qatar l’anno successivo, con l’incrocio vincente all’ultima curva dell’ultimo giro su Marquez, che gli permette di iniziare la stagione nel migliore dei modi, salvo poi doversi arrendere nel corso della stagione allo strapotere dell’otto volte iridato.

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Un 2020 da dimenticare


È riuscito a mettere la sua firma anche nel 2020, con la vittoria in Austria, in una stagione caratterizzata dalla pandemia del Coronavirus, da una gomma posteriore che gli ha complicato nettamente la guida della sua Desmosedici GP e dalla separazione con la Casa di Borgo Panigale. Un divorzio arrivato non certo a sorpresa, conoscendo gli screzi accaduti dietro le quinte, ma voluto in primis dal pilota, mentre l’azienda aveva deciso di prendere tempo prima di decidere il da farsi.

Oggi, quindi, le strade del pilota e dell’azienda si sono separate definitivamente, dopo aver dato vita a momenti di puro entusiasmo, emozioni indimenticabili e aver scritto pagine di storia del motociclismo. Peccato solo per quella mancata ciliegina sulla torta.

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