Trionfando nella stagione 2020 conclusasi da poco, Joan Mir ha riportato a Suzuki il titolo mondiale della Classe Regina. Ad Hamamatsu non festeggiavano tale alloro da venti anni esatti, quando l’americano Kenny Roberts ed il team di Garry Taylor vinsero il campionato della 500 Grand Prix, contraddistinto da motorizzazioni a due tempi.

Nell’attuale Top Class a quattro tempi, la squadra Ecstar di Davide Brivio si è dimostrata la più equilibrata del lotto, Tra il pilota maiorchino ed il compagno di garage Alex Mir è regnato un clima disteso, affiatato, indirizzato verso il medesimo obiettivo: il numero 1 da appiccicare sul cupolino della - magari - non più potente e veloce moto della griglia, bensì la maggiormente sfruttabile. La GSX-RR.

Joan comunicherà al mondo di essere il migliore o terrà il suo 36? La cosa certa è che il ventitreene di Palma dovrà guardarsi le spalle dai tanti avversari pronti a batterlo, in un lista che stiliamo a parte.

Ma il più pericoloso sarà una minaccia interna. Proprio il venticinquenne Rins, catalano che quest’anno ha dovuto fare subito i conti con un brutto infortunio. Probabilmente, senza l’assenza contata nella prima gara, Alex avrebbe potuto fare meglio del terzo posto finale.

Stesso numero di vittorie, podi doppi per Mir e quattro “zero” a testa


Joan e Alex hanno ottenuto un singolo successo ciascuno, rispettivamente a Valencia nel Gran Premio di Europa e sul circuito di Aragòn, al Motorland. Non è molto, se lo paragoniamo alle tre affermazioni di Franco Morbidelli e Fabio Quartararo, piazzati al secondo ed ottavo posto in classifica.

Nonostante il gradino più alto sia stato calcato solo due volte dagli alfieri Suzuki, va notato come i loro rendimenti pendessero a favor di Mir per numero di trofei da podio portati nel garage: il più giovane ne ha ottenuti sei, il più esperto tre. Questa è la prima differenza determinante nel computo finale.

Gli zero incassati sono gli stessi. Tre. Per il numero 42, la battuta di arresto obbligata è avvenuta a Jerez, dopo la caduta patita in qualifica. Poi, nessun punto racimolato in Austria e Francia. Al campione in carica è andata male a Jerez, Brno e Portimao. In una stagione corta ed intensa, ogni piazzamento ha fatto la differenza.

Alcuni candidati al titolo 2021


Potrebbero essere tanti oppure pochi e ci scusino quelli non nominati. Proviamo a citare i più accreditati alla prossima corona. Quartararo, perché passa in Yamaha ufficiale e avrà (si spera) imparato dai propri errori. Maverick Vinales, perché vuole battere a tutti i costi il compagno di squadra francese.

Pol Espargarò, forse. Lo spagnolo farà parte della corazzata HRC, però dovrà ambientarsi e capire la “strana” RC 213V., che attende l'assente più illustre Marc Marquez. Non sapendo quando l'otto volte iridato tornerà, la sua candidatura al titolo appare un miraggio.

Jack Miller indosserà per la prima volta gli abiti Factory Ducati e, lo ha precisato, punta alla posta più alta. Morbidelli, perché no?! Del resto, Franco a Franco è sfuggito il mondiale per... tre soli punti. Chissà, senza l’incidente nel Gran Premio di Stiria quelle tre lunghezze mancanti non sarebbero nemmmeno da considerare.

Valentino Rossi, più no che sì. O meglio, sarebbe bello ritrovarlo davanti e ci spera pure lui. Altrimenti, avrebbe smesso. Miguel Oliveira e Brad Binder, duo KTM già vincente nel 2020 e cerca il salto di qualità. Danilo Petrucci dovrà fare come Pol Espargarò: capire, acclimatarsi, tentare.

MotoGP, Quartararo è pronto per prendere il posto di Rossi?

Ecco perché è Rins il primo contendente di Mir


Alex, appunto, conosce già bene tutto: azienda rappresentata, moto, squadra, tecnici e... compagno di garage. Ripetiamo che (forse) senza le ferite riportate a Jerez, lo zero ed il tempo di recupero, Rins avrebbe potuto fare di più. Anzi, di sicuro avrebbe fatto meglio.

Il catalano sa quali sono i punti forti e deboli di Suzuki, inteso come progetto e mentalità, idem se parliamo di Mir. Nel senso che Rins sa bene come affrontare Joan e non ha nemmeno bisogno di doverlo studiare, contrariamente a quanto dovrà fare con gli altri avversari. Sì, Alex Rins sa che con Suzuki si può vincere nel Mondiale MotoGP.

Non sarà semplicissimo per Davide Brivio gestire una concorrenza interna di così alto livello, oppure no, sarà facile. Perchè "problemi di abbondanza" del genere vorrebbero averli tutti i team manager di ogni campionato a motore. Non vediamo l'ora che la stagione inizi.

KTM, Pierer: “Nel 2021 in pista per lottare per il titolo”