Il suo anno da vice campione del Mondo, Franco Morbidelli lo ha concluso correndo sulle quattro ruote, con l’emozione della presenza nel mondiale Rally a Monza. Proprio l’emozione è un concetto che il pilota italo-brasiliano, il primo alunno della Academy di Valentino Rossi, esprime a modo suo. Il ventiseienne non è aderente al cliché dei piloti di MotoGP: quando non è in moto, il suo mondo sembra procedere a velocità ridotta, non a benzina ma a diesel. É frutto della sua tranquillità, quasi una flemma che ha molto a che vedere con le origini brasiliane che mostra con orgoglioso sul suo casco. 

Come lo stesso Franco ha riconosciuto più volte, l’esplosione immediata del francese nel 2019 - anno in cui Morbidelli doveva essere il riferimento del Team Petronas - era stato un colpo duro a livello mentale. Per evitare che la situazione si ripetesse, l’ex campione del Mondo della Moto2 ha lavorato sodo lo scorso inverno, per farsi trovare pronto e non essere più “l’altro, il secondo”. Tale motivazione ha generato un’annata da protagonista assoluto: la terapia anti-Quartararo ha funzionato. E ora, in squadra, Frankie si ritroverà nientemeno che Rossi

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Sei nel Mondiale dal 2014, e dopo tre anni sono arrivati i primi successi e il titolo della Moto2. In MotoGP hai debuttato nel 2018, e il 2021 sarà il quarto anno… Completa tu la frase.

"Non posso fare previsioni. Non ho la sfera di cristallo e non so quale sarà il mio risultato". 

Uno sportivo d’elite ha sempre obiettivi chiari: il tuo è il titolo, giusto?

"Non so se tutti gli sportivi di alto livello abbiano obiettivi chiari. Io, per esempio, non li ho mai avuti, sono sempre andato in base alle sensazioni, seguendo il mio cuore. Ho sempre cercato di farmi trasportare dal ritmo naturale delle cose, senza mettermi pressione addosso. Ho sempre fatto tutto divertendomi, e così voglio proseguire, ottenendo il massimo possibile da ogni gara"

Da fuori, sei forse il pilota per il quale è più difficile identificare i punti forti, a livello di guida: puoi aiutarci?

"Non saprei, persino per me non è così chiaro! Nel mio stile di guida non c’è una caratteristica forte, non c’è una peculiarità che si eleva su tutto il resto. Secondo me va molto a seconda delle gare, adatto il mio stile a ciò che richiede la corsa, al feeling e all’assetto che mettiamo in piedi assieme a Ramon Forcada". 

Il rapporto con il tuo futuro compagno di team Valentino Rossi è speciale, e hai sempre ribadito che sportivamente gli devi tutto. Sei pronto a prenderti un rischio in un duello con lui all’ultimo giro?

"Dipende da quanto è grande il rischio. Ma non è un discorso “personale”, bensì è legato al rischio. Con Valentino sono pronto a duellare al 100%, come con qualsiasi altro pilota". 

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Il dubbio è lecito: a volte altri piloti italiani, al momento di arrivare a ruota di Valentino, sono diventati più “prudenti”. 

"All’ultimo giro non conta chi ti trovi davanti. Non è più questione di nome, è semplicemente un rivale contro cui vuoi prevalere". 

Quando lottò con Pecco Bagnaia in Moto2, due anni fa, Lorenzo Baldassarri confessò che era arrivato il momento in cui non poteva più comportarsi come se quella rivalità con il compagno in VR46 Riders Academy non esistesse. Credi possa ripetersi una situazione del genere proprio con Pecco, che hai battuto a Misano nel giorno del tuo primo successo in top class?

"Diciamo che ai tempi Pecco e Balda erano anche compagni di casa. Poi è vero che io e lui ci alleniamo assieme da tanto tempo, però poi abbiamo le nostre vite, ognuno ha la propria casa, la famiglia, la fidanzata". 

Ci sono due bandiere sul tuo casco: Brasile e Italia. Quanto sei brasiliano quando sei in moto e quanto lo sei nella vita di tutti i giorni, e quanto invece sei italiano?

"In moto sono molto italiano, sono sempre concentrato su ogni dettaglio, torno a essere brasiliano negli ultimi due-tre giri delle gare, soprattutto quando sto duellando per un risultato. In quelle situazioni devi avere un po’ di Brasile dentro, quell’allegria e quella dose di “follia” che servono nei duelli corpo a corpo". 

E quando non sei pilota?

(riflette qualche secondo) "Nella vita sono italiano quando mi alleno, e brasiliano dopo mezzanotte. Dopo mezzanotte sono brasiliano al 100%". 

Quando ti guardi allo specchio, che persona vedi?

"Una persona concentrata sui propri miglioramenti. Mi piace ciò che vedo, in generale". 

In cosa vorresti essere differente? 

"Magari vorrei avere due-tre anni di meno, sarebbe perfetto. Ma la perfezione non si può sempre avere…". 

Cosa potresti fare, avendo tre anni di meno?

"Nella vita nulla di particolare, nello sport significherebbe avere due-tre anni in più di carriera". 

Nei confronti di quale peccato sei più intransigente?

"Penso alla mancanza di rispetto, senza dubbio. È ciò che più mi fa arrabbiare". 

Esiste una massima che dice che una professione fa il carattere di una persona: quindi, un pilota è…

"Egoista". 

Andrea Dovizioso diceva che la sua passione per il Motocross era il modo per disconnettersi dalla MotoGP, e che un pilota di questo livello deve avere qualcosa di alternativo per evitare di pensare sempre al proprio mestiere. Qual è la tua “via d’uscita”?

"Parlare di MotoGP con gli amici. In generale, parlare di moto al bar con gli amici mi aiuta a staccare. Parlo con loro liberamente, non come farei con le persone del paddock". 

Il metodo ha certamente aiutato Morbidelli, che con tre vittorie negli ultimi nove GP ha chiuso il Mondiale come il pilota più in forma. È vero che come si dice in Spagna, i "Se sono un brindisi al Sole", ma con due gare in più, forse avrebbe conteso fino in fondo il titolo a Joan Mir. Appuntamento al 2021.

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