Ogni anno tutti i costruttori si presentano alla prima gara della stagione di MotoGP con l’obiettivo di riuscire a sbaragliare la concorrenza, di terminare il campionato sul tetto del mondo con il titolo piloti in saccoccia.

Questa sensazione Ducati (qui le parole di Paolo Ciabatti sulla separazione da Dovizioso) non la prova più dal lontano 2007, unico anno in cui è riuscita a fare la differenza nei diciotto in cui si è schierata in griglia di partenza.

L’era dell’australiano


Il titolo porta il nome di Casey Stoner, che salito sulla Desmosedici GP7 riuscì a capire subito, alla prima, come sfruttare al massimo le sue potenzialità. Tanto da vincere addirittura la prima gara dell'anno, in Qatar, ripetendosi altre nove volte nel corso di una stagione semplicemente da incorniciare.

E solo con lui la “rossa” continuò a vincere nei tre anni successivi, però limitandosi solo alle gare. Né Marco Melandri, né Nicky Hayden riuscirono a essere così tanto competitivi come il “canguro mannaro”, che nel 2010 sposò un progetto con Honda e lasciò Ducati ai margini della crisi.

Periodo buio


Da quel momento in poi per Ducati iniziarono le vere difficoltà e i numeri parlano chiaro. Nel biennio successivo sono stati conquistati, da Valentino Rossi e Nicky Hayden, solo quattro podi, e poco dopo è avvenuto anche un cambiamento radicale nei piani alti.

Via Filippo Preziosi, nel 2014 è arrivato Gigi Dall’Igna a occupare il posto di Direttore Generale di Ducati Corse e con lui è iniziata una rivoluzione tecnica che ha portato cambiamenti radicali. In primis su motore e telaio, e spingendo anche nel campo dell’aerodinamica.

MotoGP, Ciabatti: "Senza Marquez abbiamo perso una grossa occasione"

La risalita


Proprio da queste innovazioni è ripartita la storia della casa di Borgo Panigale. Che grazie al sodalizio con Andrea Dovizioso e un instancabile lavoro dietro le quinte, ha visto il forlivese arrivare solo dietro a Marc Marquez negli anni 2017, 2018 e 2019 con grandi vittorie, straordinarie emozioni ed entusiasmanti prestazioni. Tre risultati molto importanti e positivi, che sono stati allo stesso tempo anche una sconfitta, un passo dietro al "marziano".

MotoGP, Ducati omaggia e ringrazia Dovizioso e Petrucci

Ce la può fare!


C’è una considerazione basilare però da fare, nel valutare le prestazioni di Ducati in MotoGP e nel paragonarle alle rivali. Ovvero che le dimensioni e le possibilità (anche economiche), nonché la storia, della Casa di Borgo Panigale sono piuttosto diverse rispetto quelle degli avversari, pensiamo per esempio ai due colossi giapponesi Honda e Yamaha.

Riuscire a batterli non è affatto così scontato come gli appassionati potrebbero aspettarsi. Questa è certamente un’attenuante per la Casa bolognese, che però deve darle la forza di prendere una rincorsa ancora più grande per arrivare lassù dove la storia le ha insegnato che può salire, ossia sul tetto del mondo.

Obiettivo che non è mai stato perso di vista dai piani alti, e nonostante il Coronavirus e i tagli conseguenti farà sì che il team ci riprovi anche quest’anno, con una coppia molto giovane formata da “Pecco” Bagnaia e Jack Miller, pronti a tenere alta la bandiera Ducati. Chissà che il 2021 non sia l'anno giusto per centrare il secondo iride nel Mondiale Piloti.

MotoGP, Petrucci: "Dopo Aragon il rapporto con Dovizioso è cambiato"