Esclusiva, Capirossi: “Oggi il compleanno del SIC, aveva tanto cuore...”

Esclusiva, Capirossi: “Oggi il compleanno del SIC, aveva tanto cuore...”

“Marco era molto simile a me e mi manca moltissimo. Tutte le volte che vado a Sepang non manco mai di andare sul luogo dell’incidente”, dice Capirossi, che nel 2011 ha disputato la sua ultima gara in carriera con il numero 58 in omaggio al  SIC

Fra Loris Capirossi e Marco Simoncelli correvano 14 anni di differenza, ma quando c’è una passione comune forte come quella del motociclismo, la differenza generazionale non è un ostacolo ad un’amicizia.

E i due erano molto amici. Tanto che quando ha disputato la sua ultima gara della carriera, nel 2011, a Valencia, soltanto una settimana dopo l’incidente del SIC a Sepang, Loris Capirossi ha voluto onorare la memoria dell’amico correndo con il suo numero.

Oggi, compleanno del SIC


Oggi, 20 gennaio, Marco Simoncelli avrebbe festeggiato il suo trentaquattresimo compleanno. Invece il 23 ottobre saranno dieci anni da quella maledetta scivolata che lo ha portato via ai suoi affetti.

Abbiamo chiesto a Loris Capirossi un ricordo del SIC.

 “Marco mi manca moltissimo, era veramente molto simile a me”, ci dice Loris. “Aveva tanto cuore ed era un ragazzo che non si tirava mai indietro. Senza dubbio la sua carriera sarebbe stata in salita e bella. Mi dispiace soprattutto perché non c’è più un amico.

"Ho sofferto tanto negli anni. Ancora oggi andare a Sepang è triste e ogni volta non manco mai di andare sul luogo dell’incidente. Il sentimento che ho nei suoi confronti è molto forte ancora oggi”,  dice Capirossi.

Capirossi: "Un legame forte"


Com’era il vostro rapporto?

“C’è sempre stato un bellissimo rapporto, fin da quando era in 125: lui era figo, un personaggio particolare, spilungone già da piccolino. Poi è andato in 250, dove è diventato campione del mondo, e quando ha deciso di passare in MotoGP il nostro legame si è rafforzato, perché io lo aiutavo molto: tutte le volte che entrava in pista se io ero lì ci mettevamo d’accordo, entravo anche io e lo tiravo, gli facevo vedere le traiettorie… C’era un legame forte”, conclude Capirossi.

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