La vicenda che ha riguardato la pilota australiana Sharni Pinfold è rimbalzata in ogni parte del mondo. A far scalpore sono state le forti parole che la 25enne ha utilizzato per spiegare quanto le è accaduto descrivendo il Motorsport come un mondo “discriminatorio e sessista”. Da qui, le innumerevoli polemiche che hanno messo la Pinfold nell'occhio del ciclone, tanto che ad intervenire è stata anche la Federazione motociclistica internazionale che ha condannato l'accaduto definendolo “intollerabile”.

La vicenda di Sharni


Quanto è successo è molto difficile da commentare, da una parte abbiamo le dichiarazioni di Sharni, che però non ha spiegato bene verso chi nello specifico abbia puntato il dito, e dall'altra le tante persone che si sono scagliate sulla pilota, giudicandola.

Se è vero che le ragazze che decidono di intraprendere la strada del motociclismo a livello sportivo, non sono di certo avvantaggiate, dato che si tratta di una disciplina prevalentemente maschile, l'episodio di Sharni, fino ad oggi, appare del tutto isolato. O almeno, lo è in base a ciò che le ragazze che fanno questo mestiere hanno sempre detto (o non detto) su questo ambiente. Sharni, nel post in cui ha annunciato il ritiro, non ha specificato la direzione in cui doveva andare il “sasso” che ha lanciato. Le sue accuse erano rivolte ad offese ricevute da parte di altri piloti? Oppure del team? Dell'organizzazione? Non si sa. Fermo restando che certi atteggiamenti discriminatori non dovrebbero esistere, è molto difficile poter capire fino in fondo la dinamica dell'accaduto.

E' davvero un mondo discriminatorio?


Intervistando molte pilote donna nel corso degli anni, una domanda che faccio spesso è: “Cosa provi ad essere una donna pilota in un mondo prettamente maschile”? La maggior parte delle ragazze, da bambine di 8 anni a donne adulte, mi racconta che sono i colleghi maschi che certe volte possono fare qualche considerazione infelice o che non gradiscono quando vengono battuti in pista. Se anche questo non è bello, tutto però finisce qui. Mai, mi hanno detto che sono state discriminate dal proprio team, anzi, ho incontrato sempre team manager che hanno esaltato il fatto di avere una donna nella propria squadra descrivendone forza e tenacia. Men che mai dall'organizzazione di trofei o campionati che siano.

Il punto di vista di Letizia Marchetti


Per questo ho provato a chiedere a Letizia Marchetti, pluricampionessa italiana, cosa ne pensa di questa vicenda: “Ho conosciuto Sharni ed è veramente brava, - ha detto - per questo mi dispiace che abbia preso tale decisione. Dal mio punto di vista e dalla mia esperienza, posso dire che quando correvo da parte di qualche pilota maschio poteva arrivare qualche battuta, ma più che darmi fastidio, mi dava ancora più stimoli. L'obiettivo era andare forte in modo che i maschi non avessero più l'idea che le donne in pista non siano veloci. Nel motociclismo, ma come nella vita non bisognerebbe lasciarsi soccombere dalle offese altrui e purtroppo conosco anche tanti ragazzi che hanno abbandonato perchè non riuscivano o dovevano affrontare situazioni forse troppo grandi per loro, questo perché purtroppo gli stupidi non mancano in nessun ambiente. Posso comunque confermare che le Federazioni Motociclistiche si stanno impegnando molto per aumentare la partecipazione delle donne nel mondo delle due ruote. In ogni caso, sono convinta sul fatto che la passione vada portata avanti e non abbandonata. Non bisogna permettere a nessuno di influenzare la nostra vita e i propri sogni”.

Un pizzico di empatia non guasta


Analizzando quanto accaduto a Sharni, credo che ci siano da tenere in considerazione due fattori: il primo, è che l'australiana aveva già un contratto per il 2021, quindi alle tante persone che l'hanno accusata di essersi ritirata perchè non era abbastanza veloce o brava, perchè decidere di smettere quando hai già un team che ha scelto di puntare su di te? Forse questo dovrebbe bastarci a riflettere su quanto la sua decisione sia stata sofferta e che ciò che ha subìto l'abbia provata a livello emotivo. Dall'altro lato, come hanno detto diverse sue colleghe, sull'argomento sarebbe stato necessario provare ad essere più empatici.

Senza dare giudizi, senza le offese di circostanza che invece ci sono state a valanghe: alla fine è Sharni che sta combattendo la sua battaglia ed è lei che, al momento e con la speranza che possa cambiare idea, ha “perso” contro la sua grande passione e il suo sogno. Ci vuole forza e coraggio, ogni giorno, per mettersi a nudo, per affrontare le vicissitudini della vita e anche per tornare in pista. Per il resto, su quello che non possiamo sapere, è meglio rimanere in silenzio.

Promesse italiane: Josephine Bruno, la Thomas Brianti dal tocco rosa