Fabio Quartararo rappresenta certamente una delle ventate di aria fresca più forti degli ultimi anni, ed il suo passaggio dal team Petronas al team ufficiale Yamaha non può che alimentare tale sensazione. In soli due anni in MotoGP il francese è passato dalle stalle alle stelle e ritorno, dimostrandosi veloce quanto ancora in cerca di una reale completezza.

Gli ultimi pezzi del puzzle potrebbe trovarli proprio nel team ufficiale della casa dei tre diapason, dove ad attenderlo c’è Maverick Vinales, pronto esattamente come Fabio a far valere le sue ragioni. “Mi piacerebbe che io e Vinales fossimo come Rossi e Lorenzo - apre Fabio - dato che hanno lottato spesso e volentieri per il titolo: in quel caso mi piacerebbe vestire i panni del vincitore, quindi di Lorenzo. Con Vinales ho un bel rapporto, penso che insieme potremo lavorare nel modo giusto per aiutare la Yamaha. L’anno scorso siamo stati spesso nella stessa situazione, sia negativamente che positivamente parlando, quindi penso potremo andare spesso nella stessa direzione. Maverick è il mio primo rivale, ma allo stesso tempo la prima persone che può aiutarmi a far progredire la moto”.

Quartaro è conscio anche della maggiore pressione che porta in dote l’essere un pilota ufficiale, ma cerca (giustamente) di vedere il bicchiere mezzo pieno, con la speranza di portare a Yamaha quel titolo che manca dal 2015.

“Entrare a far parte di un team ufficiale comporta ovviamente maggiore pressione, ma anche un maggiore supporto, dato che quando effettui dei test sviluppi la moto per te mentre in Petronas, dove avevo comunque tutto, confermavo solo se le novità funzionassero o meno. In fin dei conti è una pressione piacevole quella da pilota ufficiale. Cosa posso portare a Yamaha? Spero in primis il titolo (ride ndr). A parte ciò credo di essere un pilota molto sensibile alle modifiche, il che può aiutare nello sviluppo della moto. Oltre a ciò è difficile da spiegare cosa posso portare, anche perché prima di me ci sono stati tanti piloti di grande valore, ad esempio Valentino”.

Quartararo: "Sto imparando a pensare soltanto al mio lavoro"


La mancanza di esperienza nel lottare per un titolo ha certamente gravato sulle spalle del transalpino nella passata stagione, ma ha anche aiutato Fabio a capire alcune importanti lezioni.

“Prima dell’anno scorso non avevo mai lottato per il titolo, se non ai tempi del CEV, e così ho avuto tanti alti e bassi, passando da lottare per la vittoria a lottare per la decima posizione. Ho capito che il potenziale della moto stava diminuendo così ho cercato di spingere di più, ottenendo spesso l’effetto contrario. Ho imparato tanto da tale esperienza, ad esempio ho capito che in certi momenti è meglio fare settimo piuttosto che cadere, cosa che l’anno scorso facevo fatica ad accettare. Questa è la strada per poter lottare per il titolo”.

Ad aiutare il numero 20 di Yamaha vi è ora anche una squadra di psicologi, che insieme a Fabio stanno lavorando sulla tenuta mentale, oramai fondamentale per un pilota che mira a brillare in categorie come la MotoGP.

“Per prima cosa sto lavorando sul restare calmo, e sul concentrarmi su me stesso piuttosto che su quello che la gente può dire. Alcuni hanno detto che non le persone giuste accanto a me, ma io so che non è così. Gli psicologi mi stanno aiutando a incanalare le mie forze soltanto sul mio lavoro, senza cercare di fare di più: l’anno scorso ho cercato spesso di aiutare la squadra dal punto di vista tecnico, ma il mio ruolo è quello di guidare e trasmettere le sensazioni che percepisco”.

"Porterò un clima familiare anche nel team ufficiale"


Tornando agli aspetti più tecnici Quartararo non alza la voce per quanto riguarda le aree della M1 su cui lavorare, dando comunque la propria autorevole opinione e predicando calma. “Non ho fatto particolari richieste a Yamaha - conferma - ma ho chiesto quello che più o meno vogliono tutti i piloti ossia aderenza sul posteriore e velocità. A mio parere dobbiamo lavorare sull’aerodinamica ed il peso della moto, dato che certamente la M1 può perdere chili maggiormente e più facilmente di quanto possa io. Dobbiamo credere tutti in Yamaha e dimostrarlo, piuttosto che scegliere la via più semplice lamentarci di cosa non va”.

Un elemento su cui lavorare per far sì che tutto funzioni al meglio è anche il clima all’interno del box, che Fabio mira a rendere il più familiare possibile, senza perdere quelle abitudini che lo hanno contraddistinto nei suoi primi due anni di MotoGP.

“Penso che nel box riusciremo a lavorare seriamente senza perdere il divertimento, dato che essere felici mentre si lavora senza dubbio aiuta. Ho alcune persone nuove intorno, molto simpatiche, e certamente riusciremo a creare un’atmosfera familiare anche nel team ufficiale. Accendere la moto personalmente? Lo farò ancora (ride ndr), non solo il tipo di pilota che arriva nel box cinque minuti prima del turno”.

In conclusione c’è tempo di pensare anche ai possibili avversari che attendono Quartararo, che sembrano aumentare ogni giorno di più. “Ci sono tantissimi piloti da temere. Ricordo che l’anno scorso a Brno tutti i costruttori erano nelle prime posizioni, racchiusi in pochi decimi. Al momento basta migliorare il proprio passo di pochi decimi per diventare un contendente per il titolo – conclude - quindi direi che al momento vi sono 10 o 12 piloti che possono lottare per il titolo”.

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