Nel 2020 Suzuki ha vinto il titolo piloti con Joan Mir, autore di una stagione incredibile caratterizzata dalla costanza. Il giovane maiorchino al suo fianco ha avuto il capotecnico Frankie Carchedi che ha ammesso: “Fin dalla prima volta che l’ho visto ho pensato avesse qualcosa di speciale”.

Archiviata la pausa invernale, ora team e piloti attendono di tornare in pista a breve sul circuito di Losail, in Qatar, dove il 6 marzo inizierà il primo test in programma. Tornando indietro al suo primo incontro con Mir Carchedi ha raccontato: “Avevamo capito che con lui avevamo delle opzioni, anche se c’erano cose su cui lavorare. Gliel’abbiamo detto e si è preparato molto bene per il Mondiale. Non è cambiato dal primo giorno, sapeva cosa voleva, non tutti credevano in lui, ma noi sì”.

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Una delle curiosità più forti in questo momento è capire quanto peserà l’assenza di Davide Brivio nel box e Carchedi ha commentato: “Difficile dire adesso in cosa ci mancherà. Abbiamo sempre avuto una relazione forte con il Giappone. Dopo di lui lavoreremo molto di più con Sahara e per il momento tutto funziona bene”.

I punti di forza


Tornando a Mir, parlando delle caratteristiche che ha migliorato dal suo debutto tre anni fa, si è soffermato su un aspetto: La frenata è il suo punto forte. Riesce a frenare in un modo che altri piloti non riescono: pur frenando nello stesso punto, lo fa con meno pressione". Negli anni è decisamente maturato: “All’inizio gli andava tutto bene, poi ha capito che poteva sviluppare la moto per renderla più comoda. Ha fatto un passo in avanti anche con l’elettronica e quest’anno potrebbe essere un pilota ancora più completo”.

Una cosa su cui sicuramente bisogna lavorare sono le qualifiche: “E anche nelle fasi iniziali della gara, per avere poi vita più facile. Ha molto potenziale e può migliorarsi, come è successo ad altri piloti in pista, per esempio Miller”.

Nel box della Casa di Hamamatsu l’atmosfera è molto sana e Carchedi ha spigato: “In Suzuki non ci sono numeri 1 e numeri 2, siamo un piccolo produttore. Se Mir vince il mondiale sono contento, ma lo sono anche se lo vince Rins. Questo ce l’ha insegnato Davide. Vogliamo che entrambi siano a lottare per le prime posizioni”.

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