2001 - 2021. Sono passati esattamente vent’anni dall’ultima volta che Valentino Rossi è sceso in pista come portacolori di un team satellite, e certamente in questo lasso di tempo sono accaduti diversi eventi. Sette titoli mondiali (il primo dei quali proprio nel 2001), le avventure con Honda, Ducati e Yamaha, tante gioie ed alcuni dolori. Un insieme di avvenimenti che hanno permesso a Valentino di diventare una leggenda del motociclismo, la cui (forse) ultima avventura da pilota coincide con il passaggio dal team ufficiale Yamaha al team Petronas, nell’ambito di uno scambio con Fabio Quartararo che sa tanto di ricambio generazionale.

Una scelta apprezzabile quanto discutibile, che come spesso accade in questi casi ha creato due schieramenti: da una parte chi reputa Rossi ancora in grado di lottare per le posizioni che contano, dall’altra chi lo reputa un pilota che sta solamente ritardando il proprio ritiro. Alcuni lo reputano privo di stimoli, altri esattamente l’inverso. Ma andiamo con ordine.

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Un ultimo successo, per dimostrare qualcosa a sé stesso ma non solo


Se c’è una cosa che Valentino Rossi ha dimostrato in questi anni è la sua fame di vittoria, e la conseguente voglia di inseguirla ad ogni costo. L’ultimo successo di Rossi in MotoGP risale al GP di Assen 2017, oramai quattro anni fa, un dato che al 46 certamente non fa piacere: può essere dunque questo il primo stimolo di Valentino per il 2021, regalarsi una ultima vittoria prima di appendere il casco al chiodo, un ultimo successo prima dell’inizio della sua seconda vita.

C’è (forse) poi la voglia di dimostrare qualcosa a chi non ha più creduto in lui, come il team ufficiale Yamaha. Rossi ha sempre (giustamente o meno) ricevuto un trattamento da primadonna, e quando questo non è accaduto la “vendetta” di Valentino non si è fatta attendere. Il caso più eclatante risale alla sua separazione da Honda nel 2003, quando la Casa alata mise senza mezzi termini il mezzo davanti al pilota: un affronto vero e proprio per Rossi, che spinto da ciò passò l’anno successivo in Yamaha, ribaltando delle gerarchie tra case che sembravano inscalfibili.

Valentino potrebbe dunque trovare energie nascoste dopo il declassamento inferto da Yamaha, per dimostrare alla casa di Iwata che il cambio di ruoli è arrivato troppo presto, che il nuovo che avanza può aspettare. Uno stimolo che potrebbe rendere il binomio Petronas una mina vagante per il team ufficiale Yamaha, da disinnescare piuttosto che sfruttare.

L'ossessione del decimo, e l’ultimo giro con i suoi ragazzi


Ci sarebbe poi quell’ultimo desiderio, quell’ultimo tassello che completerebbe un puzzle perfetto. Parliamo ovviamente del decimo titolo, sfuggitogli in maniera particolare nel 2015 e rimasto l’ultimo cruccio del pilota di Tavullia. Certo, Rossi Campione del Mondo 2021 appare una fantasia più che una possibilità, visto che anche i bookmakers hanno smesso di puntare sul 46 per l’alloro iridato, ma la rincorsa ad esso può essere l’ultimo grande stimolo di Valentino, per cogliere le ultime gemme della carriera.

Il tutto mentre la sua Academy ha definitivamente lasciato il segno sulla MotoGP, con Pecco Bagnaia e Franco Morbidelli pronti a lottare per il titolo. Probabilmente i due sopra citati saranno della partita iridata più di Rossi, ma la voglia di confrontarsi con loro potrebbe spingere Valentino oltre i propri limiti un’ultima volta, per un duello tra presente e futuro (piacevole in questo caso) tutto da gustare.

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