Una cosa è certa, a Valentino Rossi non mancano le motivazioni, nemmeno dopo 25 stagioni nel Motomondiale. Questo concetto traspare chiaramente dalle sue prime parole con addosso i colori del team Petronas, con il quale inizierà a lavorare tra pochi giorni per i primi test stagionali in Qatar.

“Gli stimoli non mi mancano - conferma Vale - a cominciare dal tornare a vincere e dal lottare con i ragazzi dell’Academy, mentre il dimostrare qualcosa a Yamaha non è tra questi. Il titolo? Non è un’ossessione, ma come tutti gli altri piloti parto con l’idea di poterlo vincere, in attesa di capire tanti diversi fattori. In generale voglio dimostrare che si può essere veloci anche quando si diventa grandi”.

Rossi rifiuta categoricamente l’etichetta di pilota senza più obiettivi, e conferma di avere ancora qualcosa da regalare sia alla MotoGP che ai proprio tifosi.

“Non corro per passare il tempo, e questa stagione è senza dubbio importante per me, dato che nelle ultime due annate ho ottenuto meno di quanto sperassi. I risultati saranno anche questa volta fondamentali: voglio lottare per il podio e la vittoria, cercando di essere competitivo in tutto l’arco della stagione. E’ normale che alcuni vedano il mio passaggio in un team satellite in modo positivo ed altri no, ma io sento di avere ancora tanto da dare”.

Rossi: “Nel team Petronas potrò pensare più al risultato che allo sviluppo”


Come ricordato anche su questi schermi Valentino torna in un team satellite dopo vent’anni di carriera, ma questo non pare essere un problema. Anzi, il 46 cerca subito di concentrarsi sugli aspetti positivi.

“Sono stato un pilota ufficiale per tanti anni, ma le prime due stagioni in 500 le ho disputate in un team satellite, quindi in una situazione simile a quella attuale. Da ciò che ho capito finora avrò meno persone intorno alla moto, ma potremo concentrarci più sulla prestazione e meno sullo sviluppo, il che certamente può aiutare. Sono contento della mia situazione tecnica, anche perché il team Petronas ha già dimostrato di poter vincere”.

Dal punto di vista tecnico Rossi avrà una M1 2020 come i due piloti ufficiali, mentre Morbidelli una M1 2019. Un fattore che potrebbe rallentare il lavoro congiunto all’interno del box Petronas, che spera comunque di contare (come il team ufficiale) sul lavoro del nuovo tester Crutchlow.

“Sin dall’anno scorso è stato deciso che io, Vinales e Quartaro avremmo avuto la M1 2020, mentre Franco la M1 2019, quindi non proverò l’altra moto per avere dei riscontri: probabilmente non sarà facile collaborare avendo nel box due moto diverse, ma ci proveremo. Cal? Tutti ci aspettiamo un grande supporto da lui, sia perché ha smesso di essere un pilota solo l’anno scorso, sia perché ha guidato la Honda per tanti anni. Sicuramente parlerò con lui dopo la sua prima uscita in sella alla M1: spero abbia la giusta motivazione, perché non è facile spingere al massimo in sella quando non hai davanti a te delle gare alle quali pensare”.

La stagione alle porte sarà particolare per Rossi non solo per il passaggio nel team Petronas, ma anche per la presenza in top class di tre suoi allievi dell’Accademy come Morbidelli, Bagnaia ed il fratellastro Marini, al debutto in categoria.

“Per me l’amicizia è un valore fondamentale, da coltivare nel tempo. Io e Franco siamo amici da tanto tempo, abbiamo lavorato per farlo arrivare in MotoGP, ed ora siamo in una situazione bella ma inaspettata: il compagno di team è sempre il primo rivale, ma non ho dubbi sul fatto che la nostra amicizia resisterà alle battaglie che vi saranno in pista. Quando ho iniziato il percorso dell’Academy non pensavo che sarei arrivato a correre contro alcuni dei suoi membri, e sfidarli sarà speciale. Me li aspetto tutti veloci, siamo senza dubbio un bel gruppo”.

“In estate deciderò se continuare o meno”


Impossibile non parlare poi del capitolo futuro, che potrebbe regalare a Valentino un’altra stagione in sella, oppure una nuova vita.

“Deciderò se continuare o meno durante la pausa estiva, e tutto dipenderà dai risultati. Se sarò veloce ed in grado di lottare per le prime posizioni potrei decidere di continuare, in caso contrario no. Sicuramente non sarà una decisione facile, magari sarà Yamaha a scegliere per me (ride ndr)”.

Non è un segreto che Rossi sogni una carriera da pilota di auto, e lo sbarco della Ferrari alla 24 ore di Le Mans nel 2023 potrebbe essere un assist interessante.

“Quando smetterò con la MotoGP mi piacerebbe correre in macchina, e fare gare di durata come la 24 ore di Le Mans. Correre con la Ferrari sarebbe un sogno, ma occorre capire il mio livello: sono veloce in auto ma forse non abbastanza, ma certamente sarebbe bello provare”.

“Gresini era un riferimento per tutti, Marquez tornerà quello di prima”


In attesa di capire come si svilupperà il suo futuro Valentino riflette sul presente, e dunque (anche) sul rientro di Marc Marquez.

“Occorrerà capire quando tornerà, ma quando lo farà credo sarà lo stesso di prima, e quindi potrebbe lottare per il titolo se non perde tante gare. Penso vi siano almeno dieci candidati al titolo, con tante moto e tanti piloti molto veloci. Oliveira ad esempio può essere un serio candidato, dato che l’anno scorso è stato molto veloce ed ora è nel team ufficiale”.

L’ultima battuta è per Fausto Gresini, che Rossi ricorda con affetto.

“Quello che è successo a Fausto è molto triste per tutti, ed è anche un monito dato che aveva solo sessant’anni ed era in ottima forma. Conoscevo Fausto da tanti anni, sin da quando era un pilota dato che seguivo mio padre. Una volta Team Manager è stato un mio rivale sia in 250 che in MotoGP, nonchè un punto di riferimento per tutti gli italiani del paddock. L’Academy sta cercando di assomigliare al suo team, dato che entrambe le strutture crescono i giovani sin dalle classi minori, e per questo parlavamo spesso. La sua è certamente una grande perdita”.

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