Le mosse fondamentali compiute dal team Monster Energy Yamaha Factory sono state due. Anzi, tre. Innanzitutto, per ringiovanire lo spogliatoio ufficiale blu, è stato "spinto alla porta" Valentino Rossi, immagine della squadra motorizzata M1, vincitore di quattro titoli mondiali con la Casa di Iwata, l'ultimo però risalente al 2009, per un italiano che oggi conta 42 anni di età.

Confermare Maverick Vinales ha conferito sicurezza alla squadra, (forse) alla sede Europea di Yamaha, di certo al pilota stesso. Lo spagnolo ha firmato un contratto di due anni, con cifre e mezzi garantiti da primo della classe e la consapevolezza che sarà la voce principale in termini di sviluppo della moto.

Avuta la certezza di - comunque, per diversi motivi - mantere nell'orbita dei tre diapason il numero 46, l'invito inoltrato a Fabio Quartararo è diventato realtà. Il francese ha, effettivamente, fatto cambio di posto con il nove volte iridato, prendendone il testimone e ottenendo quanto desiderava: un posto nella formazione di riferimento in MotoGP.

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Yamaha MotoGP: l'instabilità emotiva di Maverick Vinales si placherà?


Maverick, ventiseienne catalano e nel Motomondiale dal 2011, conta un campionato del mondo vinto con KTM nella Entry Class del 2013. A seguito di ottime stagioni in Moto2, l'approdo in MotoGP è avvenuto nel 2015, con Suzuki. Al secondo anno nel team Ecstar, il primo successo con la Regina. 

Sembrava - e ne ha ancora tutte le carte in regola - un nome degno dell'eredità lasciata da Jorge Lorenzo in Yamaha, infatti, quando passò nella squadra ufficiale dove già c'era Valentino Rossi, Vinales cominciò con fuoco & fiamme: due affermazioni consecutive nel 2017, una terzo poco dopo, a precedere quanto visto nei mesi ed anni successivi.

Capitava, ed è successo pure nel 2020, che Maverick cambiasse umore, passando da nero a bianco, da negatività ad una propositività inaspettata. Entrambe emozioni disarmanti, perché lo "switch"era improvviso, repentino, inspiegabile. Come i commenti relativi alla moto: da super bomba papabile di primo posto, la M1 si trasformava in un rottame. A volte da un giorno all'altro, ma anche da un turno all'altro.

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Yamaha MotoGP: l'eterna promessa di Fabio Quartararo sarà mantenuta?


Voluto a tutti i costi nel Motomondiale ancora prima che compiesse il sedicesimo anno utile di età per entrarvi, Fabio Quartararo arrivava dal CEV Moto3 in qualità di nuovo fenomeno capace di far saltare ogni sorta di banco internazionale. 

Non andò proprio così. Tra prima e seconda stagione completate, per il giovane pilota di Nizza due soli podi, peraltro al debutto con Honda, perché con KTM zero assoluto. Anzi, volendo guardare meglio, la posizione finale in classifica passò dalla decima alla tredicesima. Questione di stile di guida, qualcuno disse, sicché gli proposero la Moto2.

Sfida accettata, nonostante fosse andato veramente forte in due Gran Premi con la Speed Up, vincendo a Barcellona e secondo ad Assen. La promessa entrò in MotoGP e dobbiamo dire che il 2018 fu eccellente: con la M1 satellite Petronas, sette podi. L'anno seguente, due primi posti con gli stessi colori. Sino al 2020, stagione dominata (quasi) fino in fondo. Quando il titolo sembrava nella sue mani, gli errori fatali, che lo hanno trascinato da leader ad ottavo. Pure per lui, i commenti sulla Yamaha erano contraddittori, quanto il suo umore: da super forte e maturo, si ridimensionava a debole ed acerbo.

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Per conquistare campionati, occorrono solidità, serenità e fermezza. Basti guardare quanto fatto da Joan Mir con Suzuki. Il maiorchino è un gran talento, ma è corretto dichiarare che nessuno, prima del 2020, avrebbe scommesso di vederlo titolato MotoGP.

Ovviamente, merito suo. Però vanno dati i crediti a Davide Brivio ed Ecstar, la compagine più salda, tranquilla e coesa del paddock. L'esatto contrario di Ducati e Yamaha, giusto per fare due esempi. Appunto, torniamo a noi: il team Monster Energy Factory avrà fatto le scelte opportune?

Affidarsi a chi mood e sensazioni è una sfida dal percorso impervio. Per primeggiare nella Top Class la convinzione di potercela fare deve durare 12 mesi, ovvero, tutto l'anno. Dall'inverno all'inverno, passando per i Gran Premi. Ad Iwata sanno queste cose, come sanno che la collaborazione Vinales - Quartararo non sia così scontata. Il pericolo di assistere all'altalena (quando uno sale, l'altro scende) è più che probabile ed in Giappone non se lo possono permettere. Nel frattempo, le due punte blu invocano già un salvatore 2021, per una concorrenza interna davvero spietata

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