Joan Mir è il campione in carica della MotoGP, eppure, sembra che il maiorchino numero 36 del team Ecstar non goda dei favori del pronostico 2021. Sebbene abbia battuto tutti l'anno scorso, il pilota Suzuki viene ritenuto sì un eccellente corridore - anche perché aveva già conquistato l'alloro della Moto3 nel 2017 - tuttavia non all'altezza di alcuni rivali di classe.

Sopra tutti, l'assente. Marc Marquez. Il catalano, una sola presenza collezionata nella stagione scorsa, rovinosa, viene ancora considerato il numero 1 della Top Class. Perché? Ovviamente, per gli otto titoli vinti, sei nella classe regina. Soprattuto, per il modo in cui il portacolori Honda abbia ottenuto quanto sopra. Con supremazia.

Unita a grandi doti di guida, uniche nel suo genere. Prima di farsi male, a Jerez, MM93 stava esibendo una rimonta che, senza il ruzzolone nella sabbia ed il conseguente infortunio, sarebbe entrata nella storia. Un atteggiamento da vero attaccante quello della punta HRC Repsol. L'esatto contrario dell'attuale riferimento, Mir stesso. 

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Mir Calcolatore? Dipende anche dalle qualifiche


La difficoltà più grande che Mir abbia dovuto affrontare nel 2020 era rappresentata dalla sessione di Qualifiche. Joan, spesso e mal volentieri, faticava, non riuscendo a siglare tempi da giro secco valevoli di pole o prima fila. In una MotoGP priva di mattatore assoluto - MM93 - ogni singola casella della griglia di partenza può determinare il piazzamento in gara.

Con Gran Premi equilibrati e forieri di diversi vincitori, più si scatta davanti, meglio è. Inoltre, è buona cosa scegliere le gomme Michelin giuste, onde mantenere un passo costante e privo di cali. Senza dimenticare gli (eventuali) sorpassi da effettuare, capaci di stravolgere strategie e piani.

In tutto questo esercizio, Mir è apparso il più paziente, grazie anche alla sua GSX-RR, la quattro cilindri di Hamamatsu. Suzuki mette in pista la moto non più potente, non più veloce, però la più equilibrata, nel senso che dal punto A sino al B, per X passaggi di pista, arriva senza stress o patemi di sorta.

Al pubblico piacciono i tori da rodeo, esattamente come Marc Marquez


Non prettamente questione di numeri. Cioè, nei titoli MotoGP conquistati, Marc ha dominato. D'accordo, è sufficiente leggere le statische, per saperlo. Anche se, dobbiamo ricordare - appunto - come Marquez abbia ottenuto tali imprese. A gas aperto, sempre e comuque. Fa niente se la caduta è dietro l'angolo, come illustrato nella gallery qui sopra.

Agli occhi dei tifosi, codesto modo risulta decisamente convincente. Giustamente. Oltretutto, le altre RC 213V pativano, basti ricordare le sofferenze di Jorge Lorenzo. Per esempio. Per far innamorare l'appassionato, il pilota deve attaccare, attaccare, attaccare. Sempre e comunque, come abbiamo già scritto.

Il centauro di Cervera, se tornerà, farà così. Altrimenti, scommettiamo che preferirebbe ritirarsi? Ce lo vedreste un Marc Marquez ragioniere, ragionatore, magari a navigare nel gruppo centrale. Magari, ogni tanto, lottare per il podio? No, eh?!

A Mir cambia poco e niente


Lo ha pure spiegato: che ci sia Marquez o meno, a Mir poco cambia. Nel senso che il numero 36 (peccato non abbia scelto il numero 1, la tabella del migliore) farà comunque al meglio il suo mestiere, gestendo ogni turno cronometrato con metedo ed intelligenza. 

E poi, lo sa, il primo pericolo è costituito da Alex Rins. Per vari motivi. Il compagno di squadra è sempre il rivale diretto, colui che sarebbe meglio tenersi dietro. Inoltre, gode dello stesso trattamento tecnico e conosce punti deboli e forti della GSX-RR. Sicché, il pilota di Barcellona conosce pregi e difetti di Joan.

Probabilmente, senza l'infortunio 2020, Alex avrebbe potuto ottenere di più. Terza posizione finale per lui, e medesimo numero di gradini più alti del podio calcati dal compagno di box: uno solo. Pochi, se confrontati al triplo successo di Morbidelli, per esempio. Però, in tutto questo discorso, sapete chi ha ragione? Joan Mir, il campione del Mondo MotoGP.

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