Nelle prime due gare della stagione disputate a Losail il team Pramac ha decisamente stupito. Il bottino del team toscano è stato di quelli importanti, con due podi di Johann Zarco, il terzo posto del debuttante Jorge Martin e la doppietta nelle qualifiche del GP di Doha, con la pole position dello spagnolo. Un bel modo per festeggiare il ventesimo anniversario nella top class.

Francesco Guidotti, cosa c’è dietro questo doppio podio?

"Tanto lavoro, tanta preparazione dei piloti e dei tecnici, una moto e un supporto tecnico che ci ha permesso di farlo, e c’è quel pizzico di fortuna che non guasta mai. Il nostro lavoro è quello di tenere tutto insieme cercando di personalizzare le esigenze dei piloti. Chiaramente la gestione dei piloti è diversa: hanno caratteri, età, personalità differenti. Si cerca di metterli a proprio agio, di aiutarli nelle loro lacune, di esaltare le loro caratteristiche".

Che valore ha per te questo risultato?

"È una gran bella sorpresa, come trovare Zarco leader, con il rischio che diventi un impegno importante. Intanto godiamocelo, non ce lo toglie nessuno, sono grandi soddisfazioni".

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La squadra lavora con Ducati dal 2005, com’è cambiato nel tempo il rapporto?

"Con l’arrivo di Dall’Igna (2015) la moto è stata rinnovata completamente e nell’arco di due anni ci è stata affidata una moto ufficiale. L’impegno si è raddoppiato nel 2019, ma da Iannone in poi è nata una sorta di vivaio dei piloti, in cui da noi fanno esperienza con una pressione relativamente bassa, per poi passare nel team ufficiale per concretizzare tutto il progetto. È una relazione che ha dato dei frutti importanti, sia a livello tecnico sia sportivo".

Finora ne avete mandati quattro nel team ufficiale: Iannone, Danilo Petrucci e gli attuali Jack Miller e Pecco Bagnaia. Ti aspetti che questo sia destinato a continuare?

"Ce lo auguriamo tutti. Ma ci auguriamo anche che non ci sia questo turn over così rapido. Visto che ora in Ducati ci sono due ragazzi molto promettenti e giovani, non è detto che si debba continuare a sfornare nuovi talenti. Magari con quelli attuali riusciremo a concretizzare anche noi qualcosa, visto che quando vanno via da noi l’anno dopo vincono…"

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Infatti la vittoria è proprio quello che finora vi è mancato.

"L’abbiamo sfiorata per millesimi in alcune occasioni. Vorremmo toccarla con mano. Però le soddisfazioni non mancano, anche a livello tecnico. Ci sentiamo parte del progetto, Ducati ci fornisce materiale di prim’ordine, abbiamo sei ingegneri che ci supportano quotidianamente. Quello che facciamo è anche soprattutto grazie al grande supporto".

Qual è la vostra missione in MotoGP?

"Dare sostegno alla Casa, sotto tutti i punti di vista e al tempo stesso cercare di mettere a terra tutto il potenziale di quello che abbiamo a disposizione. La gestione tecnica è una prerogativa Ducati, però noi ci siamo strutturati nel tempo per sfruttare al massimo questa possibilità".

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Un team privato potrebbe mai vincere il titolo in MotoGP?

"È questione un po’ spinosa. Viviamo gara per gara, ma sulla lunga distanza è un po’ più difficile. In un team ufficiale ci sono piloti più scaltri, se non altro per un’esperienza maggiore, e al loro fianco c’è un seguito di persone abituate a gestire la pressione e una stagione in tutte le sue sfaccettature".

Com’è la nuova formazione?

"Da subito si è instaurata un’armonia come se ci conoscessimo da anni. Quando parli e ti capisci subito è tutto più facile, e c’è un clima di serenità veramente bello, sia con i meccanici, i tecnici, e anche tra loro due. Merito dei due piloti che sono arrivati con piena fiducia nei nostri confronti. Noi li abbiamo accolti con tanto piacere, li abbiamo cercati".

Qual è il punto forte di Zarco e Martin?

"Zarco ha dalla sua l’esperienza e l’aver vinto due titoli, sono aspetti che lo possono aiutare per crescere ancora. Martin ha un entusiasmo, una freschezza e una capacità di adattamento notevoli. Ha già la situazione abbastanza sotto controllo, usa tutti i comandi della moto".

Quindi per quando ti aspetti la prima vittoria?

"Quanto prima. Tutte le domeniche possono essere quella giusta. Il nostro obiettivo tutti gli anni è fare un passo per stare a ridosso degli ufficiali. Quando la vittoria arriverà sarà sempre troppo tardi, però sarà sempre benvenuta".

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