Le due gare del Qatar ci hanno regalato l’immagine di una MotoGP molto equilibrata, con moto vicine tra di loro a livello prestazionale e dove a fare la differenza sono i dettagli e la gestione delle gomme Michelin. Lo sa bene Troy Bayliss, che ha provato ad analizzare questo avvio di stagione della top class nel podcast In the Fast Lane.

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"GP belli e ravvicinati" 


“La MotoGP sta diventando sempre più competitiva, i piloti sono sempre molto più vicini gli uni agli altri. Sta iniziando a sembrare più una gara di Moto2 o Moto3", ha dichiarato il tre volte campione del mondo della Superbike.

Una competitività testimoniata anche dai numeri, basti pensare ai soli 9 secondi che hanno separato il 1° e il 15° in classifica sul traguardo del Gran Premio di Doha.

Una situazione che, secondo Troy, trova giustificazione in più fattori. "Penso che derivi da un mix dovuto a: regolamenti, piloti più competitivi e prestazioni livellate tra le varie moto. Una combinazione che sta rendendo le gare davvero belle e ravvicinate", ha analizzato Troy.

La Ducati


Tra le considerazioni di Bayliss c’è spazio anche per la Ducati, Casa alla quale sono legati i ricordi più belli della sua carriera. In Qatar la Desmosedici è apparsa subito competitiva, con gli alfieri del Team Pramac capaci di precedere i piloti ufficiali.

“Non hanno vinto ma a Borgo Panigale hanno comunque fatto un buon lavoro”, ha detto Troy, spiegando di non vedere grosse differenze tra team factory e la struttura Pramac. “Non credo che ci sia molto gap tra le due squadre, l'unica differenza sta nel denaro coinvolto… Certo che i team ufficiali vogliono vincere, tutti vogliono vincere, ma davanti c’era pur sempre una Desmosedici, quindi non è poi così male"

Valencia 2006


L’ultima battuta riguarda l'impresa di Valencia 2006, quando riuscì a sconfiggere i piloti della MotoGP alla sua prima e unica apparizione in classe regina nel corso di quella stagione. “Il 2006 fu un grande anno per me e quella fu un’esperienza on-off. Fu come vivere una favola" ha ricordato il australiano. "Ho vissuto quella gara come una sorta di mini campionato. Ero molto felice, anche nel paddock della Superbike erano quasi tutti contenti per me”.

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