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Nella guida di qualsiasi moto da competizione, che sia essa una moto da Gran Premio o una Superbike, le braccia recitano un ruolo fondamentale. Ed il braccio destro in particolare, perché governa acceleratore e freno anteriore. Essendo i piloti praticamente appesi alla moto, le braccia devono sopportare uno sforzo incredibile per resistere alle sollecitazioni della moto. 

La sindrome compartimentale


Nonostante i piloti siano atleti super allenati, i problemi fisici sono sempre dietro l’angolo. E ce n’è uno in particolare che sta attanagliando diversi piloti, ovvero la sindrome compartimentale. Cos’è nello specifico la sindrome compartimentale? Non è altro che “una condizione patologica dovuta all’aumento della pressione endotissutale all’interno del compartimento muscolare”. In parole povere, quando è sotto sforzo, il muscolo stimolato aumenta di volume (ciò è particolarmente evidente, ad esempio, nei body builder) e finisce per trovarsi di fatto costretto in questo involucro: la conseguenza è la creazione di una sovrapressione che impedisce la corretta irrorazione dell’arto. 

La tipologia di sindrome compartimentale che colpisce generalmente i piloti è quella cronica, quella cioè che si presenta come conseguenza di uno sforzo fisico intenso e ripetuto, che non dà tregua al muscolo e non gli permette di riposarsi

Come si cura?

La tecnica ormai più diffusa per alleviare le pene del pilota che soffre di questo problema è l’operazione chirurgica detta fasciotomia, ovvero l’incisione della membrana che avvolge il muscolo e liberarlo dalla pressione all’interno dell’avambraccio. In un calendario fitto di impegni, è impossibile per un pilota saltare delle gare e l’operazione è l’unica via percorribile per levare un po’ di dolore al braccio.

Il pilota-youtuber Luca Salvadori, in questo suo video su YouTube, spiega bene cosa sia la sindrome compartimentale e tutto quello che ne comporta.

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