Ha avuto qualche giorno per godersi appieno le brezza della prima vittoria da pilota Ducati, ma ora Jack Miller è chiamato a fare nuovamente sul serio. Con un peso in meno e tanta consapevolezza in più infatti l’australiano arriva a Le Mans per ottenere altri punti pesanti, che gli consentirebbero di avvicinare quella vetta della classifica al momento 27 punti.

“Dopo aver vinto è come se mi fossi tolto un peso - racconta Miller - ma è anche aumentata la voglia di vincere ancora. Di conseguenza spero di poter fare un altro weekend positivo: mi sono allenato nel modo migliore in settimana, cercando di stare calmo. Credo di essere pronto per tutte le condizioni, dato che sulla pioggia sono spesso stato rapido, e sento di avere un conto in sospeso con Le Mans dopo l’anno scorso. In generale ho un rapporto di amore e odio con questa pista”.

Proprio restando in tema Le Mans Jack dice la sua sull’utilità dell’abbassatore, che sul tracciato francese potrebbe anche restare inattivo.

“Non credo che questa pista non sia congeniale all’abbassatore, quindi sono curioso di vedere chi lo userà in partenza. Le Mans è una pista scorrevole, della quale non apprezzo particolarmente l’ultimo settore, ma nella quale penso di poter essere veloce”.

Miller: “E’ una figata pensare a quanta strada io e Pecco abbiamo fatto”


Prima di pensare all’azione in pista Miller fa un piccolo viaggio nel viale dei ricordi, partendo dalle telefonate con amici e genitori successive alla vittoria di Jerez.

“Ho sentito i miei genitori grazie a telefono e computer, ed è stato bello vederli festeggiare fino al mattino. La chiamata con i Crutchlow? Cal mi ha detto che mi insegnato tutto lui, Lucy è stata molto simpatica come sempre”.

Successivamente la macchina del tempo scava ancora più in profondità, e riporta alla mente di Jack il primo podio condiviso con Pecco Bagnaia, datato 2011 nel CEV.

“Ricordo come se fosse ieri quella gara, dato che fu il mio unico podio nel CEV prima di passare nel mondiale. Io ero alto più o meno come adesso, mentre Pecco mi arrivava all’ombelico e aveva la voce molto meno profonda: è strano pensarci, ma è anche una figata pensare a quanta strada abbiamo fatto”

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