MotoGP, Paolo Ciabatti: “Ducati, è solo l'inizio”

MotoGP, Paolo Ciabatti: “Ducati, è solo l'inizio”© Milagro

"Miller ha un talento mostruoso. Bagnaia ha sorpreso tutti: neppure lui avrebbe previsto la leadership nel Mondiale così presto dopo Jerez. La nostra nuova era è cominciata nel modo giusto, e saremo veloci anche sui tracciati meno favorevoli"

20 maggio

Una doppietta Ducati a Jerez, due settimane prima del trionfo di Le Mans, non sembrava scritta nelle stelle. E invece Paolo Ciabatti ne è stato testimone proprio dal box rosso. Un trionfo buono per spezzare, con Jack Miller in Spagna, la sequenza iniziale di tre vittorie della Yamaha, e per conquistare, con Pecco Bagnaia, la vetta del Mondiale, poi persa nel GP Francia. Miller ha ritrovato la fiducia per vincere la propria prima gara con la Desmosedici, che a Jerez non primeggiava da 15 anni.  “È stato un risultato importante per diversi motivi – dice il direttore sportivo del team ufficiale – perché a Jerez non vincevamo da tanto tempo, si parla di una pista teoricamente ostica per la Ducati. Jack ha conquistato la sua prima gara con noi dopo aver iniziato la stagione con qualche difficoltà per il problema della sindrome compartimentale, e Pecco ha fatto un’altra bellissima corsa”.

Prima della doppietta Miller-Bagnaia a Jerez, la vostra unica vittoria in Andalusia risaliva al 2006 con Loris Capirossi.

“Per le sue caratteristiche, Jerez non ci ha mai visto protagonisti per la vittoria, l’anno scorso Dovizioso finì terzo e Pecco era in seconda posizione prima del problema al motore che lo fece ritirare. Vincere è un’altra cosa. Poi, siamo onesti, con Quartararo in forma sarebbe stato più difficile, ma le corse vanno così. Miller ha perso le due opportunità in Qatar proprio per lo stesso problema. Fa parte del gioco e noi ci godiamo questa doppietta”.

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Jack e Pecco


Ti aspettavi una vittoria così convincente di Jack?

“Me l’auguravo, noi abbiamo sempre creduto in lui. Tanto che l’anno scorso era stato ingaggiato dal team ufficiale ancora prima che iniziasse il campionato. Aver iniziato il 2021 con due noni posti per il problema fisico lo aveva deluso. L’operazione, a cui si è sottoposto immediatamente, ha fatto sì che a Portimao non fosse ancora al 100%. In quella situazione, spingendo, è caduto e questo gli ha aperto di nuovo la ferita, ed è stato ‘ricucito’ in Clinica Mobile. Per sua stessa ammissione Jack nutriva qualche dubbio sulle proprie capacità di ribaltare la situazione”.

Dopo essersi commosso per il successo vi ha ringraziato caldamente per il supporto delle ultime settimane. Come gli siete stati vicini?

“Non abbiamo messo in discussione le scelte fatte. Abbiamo fatto comprendere a Jack che quanto gli era capitato, con l’avvio compromesso da un problema fisico, poteva starci. E gli abbiamo ripetuto che, di fronte a tante gare ancora da disputare, la nostra fiducia in lui era immutata. La vittoria è arrivata nel momento migliore, penso che l’abbia sbloccato e che l’abbia tirato fuori da una spirale negativa”.

Le gioie riguardano anche Bagnaia. Come commenti il suo inizio di stagione?

“A Jerez, dopo i festeggiamenti, gli ho chiesto: ‘In dicembre avresti scommesso sul tuo primo posto in campionato dopo quattro GP?’. Nemmeno noi pensavamo che sarebbe arrivato così presto al top. Però in Pecco abbiamo creduto in tempi non sospetti, prima ancora che iniziasse il 2018, l’annata in cui conquistò il titolo Moto2. L’esordio in MotoGP nel 2019 era stato molto difficile, nel 2020 sulla stessa moto degli ufficiali aveva fatto vedere belle cose, ma aveva concluso la stagione un po’ in ombra. Nell’inverno è riuscito a lavorare su se stesso ed è arrivato in Qatar convinto dei propri mezzi, gestendo la responsabilità di questi colori”.

I vostri piloti sono molto differenti tra loro, come descrivi Jack?

“Il suo è un talento mostruoso e dietro al suo atteggiamento un po’ guascone Miller nasconde una grande sensibilità. Inoltre è australiano, è uno di quei piloti catapultati in Europa da ragazzini, e ‘sradicati’ dal loro ambiente, senza la famiglia vicino. Quindi dal punto di vista umano per Jack è davvero importante la presenza di una seconda famiglia”.

E con voi l’ha trovata.

“Sta più con noi che con la sua famiglia! Quando siamo alle gare, pur avendo un suo ufficio e il motorhome, spesso si mette a dormire nel box mentre i meccanici lavorano perché è un ambiente dove si sente coccolato e sicuro. In questo lo ha aiutato il supporto psicologico di Lucy Crutchlow, la moglie di Cal. È molto legato a loro. Quello che mancava a Jack era la capacità di credere nei propri mezzi".

Pecco invece come lo descrivi?

"È piemontese come me (ride), quindi non particolarmente espansivo, ma è un pilota estremamente lucido, freddo e riflessivo, doti non da tutti. Lui e Jack sono giovani, quindi rendono l’ambiente molto piacevole e tra di loro si rispettano molto”.

La ricerca dell'anti-Marquez


Nel 2020 dicevi “Speriamo di aver trovato l’anti-Marquez”. Oggi cosa pensi?

“Innanzitutto Marc Marquez è rientrato e ha dimostrato di essere umano. È rimasto fuori dalle corse per quasi un anno, ha subito tre interventi e immagino la sua sofferenza: prima di riprendere i ritmi giusti ci vuole tempo anche per un super campione come lui. Il talento è immutato, ma mi sembra che per il momento faccia fatica a compiere quei salvataggi che gli riuscivano così bene. Sportivamente ci auguriamo che ritorni in splendida forma, ma nel frattempo ci sono piloti che sono cresciuti: come i nostri, anche Fabio Quartararo, Franco Morbidelli e Joan Mir. Sarà difficile per Marc confrontarsi con loro”.

Quest’anno è iniziato un vostro nuovo capitolo, ti aspettavi che dopo l’uscita di una figura centrale come Andrea Dovizioso sareste riusciti a essere competitivi in tempi così brevi?

“Lo speravo. Non avevamo delle certezze ma per una serie di motivi, pur avendo un’amicizia che mi lega ad Andrea e anche a Danilo (Petrucci), dopo tanti anni era giunto il momento di girare pagina. Certi rapporti a lungo andare non riescono più a fornire lo stimolo a entrambe le parti per dare quel qualcosa in più. È stato doloroso e spiacevole prendere questa decisione, ma sono convinto sia stata la scelta giusta. Finora i risultati ci danno ragione, ma la stagione è lunga, dobbiamo restare con i piedi per terra, senza perdere di vista l’obiettivo”.

I giovani


 

C’è tanta Italia anche tra i debuttanti, con Enea Bastianini e Luca Marini nel Team Avintia. Cosa vi ha convinto di loro?

“Enea è un pilota che tenevamo d’occhio da tanti anni. Ha avuto una carriera di alti e bassi, ma ha tantissimo potenziale e un talento naturale, è istintivo. Anche Luca ha un grande talento, ma è più riflessivo. Lo vediamo con i nostri ingegneri: è super analitico, passa parecchie ore a studiare i dati e ha un approccio diretto. E poi c’è anche Jorge Martin, che in Qatar ha ottenuto un risultato eccezionale. Sono tutti talentuosi, in futuro faranno tutti grandi cose”.

 

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