MotoGP Italia, Brembo: al Mugello la sfida è con la San Donato

MotoGP Italia, Brembo: al Mugello la sfida è con la San Donato

La pista toscana rientra tra quelle mediamente impegnative per i freni e i tecnici della Casa bergamasca hanno raccontato alcune curiosità su uno degli appuntamenti più attesi

25 maggio

In una scala da 1 a 5 il tracciato del Mugello, che questo fine settimana ospiterà il sesto GP della stagione (ecco gli orari tv) si è meritato un indice di difficoltà di 3 dai tecnici Brembo, identico all’altra pista italiana in calendario, quella sita a Misano Adriatico. La Casa bergamasca lavora con tutti i piloti della griglia di partenza e come di consueto ha fatto un’analisi specifica del tracciato.

200 kg in meno di sforzo fisico


In un giro i piloti della MotoGP usano i freni 9 volte, per un totale di 29 secondi, valore che corrisponde al 28 per cento della durata complessiva della gara. Di tutti i GP disputati in questo inizio di stagione questa è la percentuale più bassa: a Jerez e Le Mans infatti si era raggiunto il 34%, a Portimao il 33% e a Losail il 30%.

Sommando tutte le forze esercitate da un pilota sulla leva del freno dalla partenza alla bandiera a scacchi il valore sfiora i 780 kg, circa 2 quintali in meno rispetto alle gare di Le Mans e Jerez. Il motivo è presto spiegato con la presenza di 5 frenate il cui carico sulla leva è compreso tra 4 e 5 kg, 4 delle quali hanno una decelerazione di 1,1-1,2 g.

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Una staccata lunga 317 metri


Delle 9 frenate, 2 sono classificate come impegnative per i freni, 4 sono di media difficoltà e le restanti 3 sono scarsamente impegnative. La staccata più dura è quella alla San Donato, ovvero alla prima curva, che è preceduta da uno scollinamento. Qui le MotoGP arrivano a oltre 330 km/h (decisamente di più le Ducati) ed entrano in curva a 93 km/h. Per riuscirci i piloti si attaccano ai freni per 5,9 secondi durante i quali percorrono 317 metri. La decelerazione è brutale, 1,5 g, il liquido freni raggiunge i 9,9 bar e la temperatura dei dischi i 770°C.

La pista toscana vanta anche uno dei rettilinei più lunghi del Mondiale (1.141 metri) che richiede un motore potente e naturalmente un impianto frenante di prim’ordine per non perdere in frenata quanto si potrebbe aver guadagnato sul dritto. La distanza tra le 14 curve restanti consente però ai dischi in carbonio di raffreddarsi.

Fino a 300°C il fluido Brembo non bolle


Oltre a pinze, dischi, pastiglie, pompe freno e pompe frizione, Brembo fornisce a tutti i piloti della MotoGP anche il fluido freni. Due le tipologie a disposizione: l’HTC64 contraddistinto da maggiore resistenza alle alte temperature ambientali ma da minore igroscopicità. Con quest’ultimo termine si intende la capacità di assorbire l’acqua (l’umidità) presente nell’atmosfera.

Per questo motivo laddove l’umidità è elevata il fluido freni viene sostituito ogni giorno. Un’operazione decisamente meno frequente in presenza di basse temperature con le quali i team optano per il fluido LFC 600, più stabile in termini di compressibilità e maggiormente igroscopico. Diversi sono anche i loro punti di ebollizione a secco: circa 315°C per LCF 600 contro i 335°C dell’HTC64.

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