Insieme alle telecamere di Sky Sport MotoGP, abbiamo avuto la possibilità di entrare, in esclusiva, nell’avveniristico Drivers’ Lab di Lamborghini Squadra Corse, dove Johann Zarco e Michele Pirro, con una visita buona per rafforzare il gemellaggio tra la casa emiliana e il team Ducati-Pramac, hanno dato vita a un’ultima sessione di allenamento specifico insieme ai piloti di auto, Acosta e Pereira, prima di partire per il Mugello a bordo di due Huracan EVO.

Un buon modo per riprendere confidenza con la velocità: "Ho firmato il record della MotoGP a 362,4 km/h, in Qatar, ma storicamente è sul rettilineo del Mugello che si fanno le velocità-record. I miei amici vorrebbero i 370, io mi 'accontento” dei 365, sono comunque più di 100 metri al secondo' dice il francese, teorico intruso nella corsa al titolo. Lui, pilota satellite di Borgo Panigale, in mezzo a ufficiali come i compagni di marca Jack Miller e Pecco Bagnaia, e al connazionale Fabio Quartararo.

Come sarà il primo GP del Mugello da virtuale padrone di casa?

"Un’occasione importante, dopo il secondo posto in casa mia a Le Mans, voglio fare bene per il team, e poi so bene che la Ducati qui ha vinto le ultime tre edizioni".

Dopo Andrea Dovizioso, Jorge Lorenzo e Danilo Petrucci, quale Ducati vincerà il prossimo GP d’Italia?

"Mi auguro la mia! Il primo obiettivo è continuare a prendere punti importanti".

Quanto pensi al campionato?

"È l’obiettivo finale, essere in una squadra satellite non ti impedisce pensare al titolo, poi c’è l’aiuto della Ducati, che ha in Pramac un altro team ufficiale, questa è la forza della casa. Un trend che gli altri costruttori hanno copiato".

Da dove nasce il tuo feeling con la Desmosedici e con Gigi Dall’Igna?

"Nell’esperienza negativa con la KTM, nel 2019, ho imparato cose importanti, anche sul mio modo di guidare e di fare le cose. Al mio arrivo in Ducati, 18 mesi fa, non avevo potere contrattuale, ma ho sempre parlato chiaro con Dall’Igna, e questo l'ha apprezzato. Sono arrivato qui con voglia, motivazione ed esperienza, e lavorando sul mio stile di guida mi sono adattato bene alla moto".

Ripensi a quel weekend di Valencia nel 2019, alle sliding doors quando “ballava” tra Honda HRC, Ducati e il ritorno in Moto2?

"Non troppo, non vivo nel passato, ricordo soltanto che fu un weekend triste perché poteva essere la mia ultima gara in MotoGP. E correndo con quello stato d’animo non andai bene".

Oggi è cambiato tutto con Pramac.

"Ho trovato un ambiente familiare, simile al Team Tech 3. Francesco Guidotti mi chiama 'Giovanni', all’italiana, c’è un’atmosfera ideale, con un gruppo di lavoro consolidato. Ci si può divertire".

Qual è stato il weekend più bello finora?

"Il secondo GP del Qatar, con la doppia prima fila del team, con Jorge Martin in pole, e il nostro doppio podio. Ho lasciato Losail da leader del Mondiale".

La Ducati è protagonista dell’evoluzione aerodinamica: le MotoGP sono diventate più stancanti?

"Forse sì, acceleriamo più forte di prima, sfruttiamo davvero i motori, ma poi si deve anche fermare la moto, e la guida diventa più fisica perché serve rallentare più forte. La Ducati è stata brava a utilizzare le conoscenze aerodinamiche e altri punti forti come il sistema di partenza: su piste come Mugello e Barcellona potremo sfruttare la nostra accelerazione. C'è chi non ama questo sistema, ma io che guido la Ducati, me lo tengo stretto".

Cosa hai pensato di fronte all’assenza così lunga del numero uno, Marc Marquez?

"Un anno di stop è tanto, tantissimo, ma Marc non è “umano”, e nel ritorno a Portimao lo ha confermato, è stato impressionante, era già il Marc di prima. È tornato a rischiare, perché va forte, ma lui è intelligente e non ignora i rischi".

A 30 anni, Zarco si immagina in pista ancora a lungo, come Rossi?

"Non credo. Se dovessi vincere nei prossimi due anni, poi non so quale sarà la motivazione per continuare. E poi Valentino è unico, io non so se avrò lo spirito per correre altri dieci anni. Anche se non escludo niente".

MotoGP Italia: anteprima, meteo e curiosità sul tracciato del Mugello