In Francia, Marc Marquez ha reiterato le considerazioni fatte a Jerez in merito a una MotoGP “esagerata” nella propria evoluzione tecnica. In Spagna, aveva espresso il proprio monito chiamando a raccolta i colleghi, ma a Le Mans ha compreso di essere rimasto solo nella propria crociata contro l’escalation così estrema delle prestazioni. Come sempre per argomenti del genere, si è registrata una certa divergenza di opinioni, e soltanto una minoranza si è allineata a Marc.

La maggioranza invece si è espressa all’insegna del “Più potenza c’è, meglio è”. Ma c’è anche chi ha ammesso di non avere un’opinione in merito, non avendo mai riflettuto su tale tema. E persino chi ha puntato il dito sul fatto che l’opinione di Marquez sia figlia dell’inferiorità tecnica della Honda, anche per quanto riguarda l’abbassatore di assetto della moto in uscita di curva. I piloti, però, sono soltanto una delle tre parti coinvolte: le altre sono gli ingegneri, quindi le Case costruttrici, e la Dorna, il “padrone” dello spettacolo chiamato MotoGP.

La posizione del capo della Dorna


Ciò che pensano i piloti è noto, e con ogni probabilità l’opinione degli ingegneri è contraria a quella di Marquez. Per questo, il vero ago della bilancia è costituito da Carmelo Ezpeleta e dalla sua struttura. A sorpresa, l’uomo al vertice della MotoGP si è semplicemente attenuto al regolamento: interpellato dal quotidiano spagnolo AS, Ezpeleta lo ha spiegato in modo chiaro. Esistono normative tecniche accettate da tutti i Costruttori e che potranno essere cambiate soltanto se tutti i costruttori saranno d’accordo. Se i piloti hanno qualcosa da eccepire, devono parlare con i rispettivi costruttori. Vale anche per i temi legati alla sicurezza, è competenza delle Case e della MSMA, l’Associazione dei costruttori”.

L’interrogativo, però, sorge spontaneo: la rivendicazione di Marquez non è legata a un fattore di sicurezza? L’otto volte campione del Mondo e chi supporta la sua tesi non stanno avvisando in merito al fatto che alcune soluzioni tecniche hanno reso queste moto più esigenti fino a provocare, per esempio, diffusi problemi di sindrome compartimentale? Sull’abolizione del sistema “holeshot”, Ezpeleta è rimasto ugualmente fermo: Non si cambierà nulla quest’anno né mai. Le regole sono queste, a meno che tutte le Case non rinneghino l’holeshot, che sia chiaro. Esiste un accordo sulle normative tecniche che ha una scadenza, e le regole potranno cambiare in anticipo su tale scadenza soltanto se tutti saranno d’accordo. È successo, per esempio, con le ali e con altre situazioni: si è arrivati all’accordo all’unanimità e si è cambiato”.

Leggendo tra le righe, è chiaro come il CEO del Motomondiale non voglia che i piloti prendano il controllo del campionato. Certo, costituiscono una parte fondamentale, dato che sono gli attori protagonisti dello show, e come tali vengono trattati, ma non possono invadere le competenze altrui. Almeno sul piano pubblico, ed è il dettaglio che probabilmente più ha disturbato la Dorna.

A prescindere dalla forma in cui l’idea è stata espressa, è vero che l’aumento delle prestazioni della MotoGP ha avuto conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. Le moto sono diventate più esigenti per i piloti, e secondo qualcuno di loro sono anche meno sicure. Non lo si può negare. Tra le soluzioni possibili, l’adeguamento delle piste rappresenta la soluzione più estrema e meno praticabile a breve termine. Potrebbero essere eliminati dal calendario quei circuiti con gli standard di sicurezza più bassi, ma in alcuni casi ci sono contratti già firmati per ospitare il GP in futuro, e anche questa è un’opzione impraticabile. Porre un limite tecnico è una possibilità? Limitare l’evoluzione tecnica è un processo complicato. Sarebbe un modo per tarpare le ali alle Case, in particolare a quelle con budget inferiori, la cui unica possibilità di competere con i colossi giapponesi è legato alle intuizioni tecniche.

Limitare le velocità massime? No, nemmeno, non avrebbe senso soprattutto nel mondo delle corse. Il pericolo, poi, non è nemmeno nei rettilinei, ma è legato alle velocità in curva. Forse la soluzione più semplice potrebbe essere quella di limitare la quantità di benzina a disposizione – 22 litri per la gara – oppure aumentare la distanza di gara. Sarebbero soluzioni senza particolare sforzo che permetterebbero di non rinunciare alle tecnologie sviluppate, e costringerebbero gli ingegneri a limitare le prestazioni dei motori per giungere al traguardo.

Sarebbe una soluzione salomonica, vero?

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