Scatto eccellente e pessima partenza: ecco la differenza a pendere sui piazzamenti finali di Fabio Quartararo e Maverick Vinales, assortto duo dello Yamaha Factory Team, autore della indiscutibile doppietta siglata nel Gran Premio MotoGP d'Olanda. Al Van Drenthe, nessuna altra moto aveva il passo delle M1 ufficiali.

Il francese - vincitore per la quarta volta in questo primo scorcio 2021 - ha staccato bene la frizione, dando tutto gas, prendendosi la testa della corsa immediatamente. Solo qualche scaramuccia con l'arrembante Pecco Bagnaia lo ha limitato, poi il numero 20 ha sfruttato al meglio la scelta di gomme Michelin: Media davanti. Dura dietro.

Invece, lo spagnolo che lavora dalla parte opposta del box Monster Energy, aveva una Soft all'anteriore e una Hard al posteriore: il suo passo gara era simile se non uguale di quello di "El Diablo", ma la sventurata manovra compiuta allo spegnersi del semaforo gli è stata fatale, quanto il relativi duelli per recuperare posizioni: "Ho avuto un problema alla frizione" ecco la spiegazione di Maverick.  Insomma, Vinny abbassa il capo  di fronte a Quarta, sempre più leader del Mondiale: "Qualche fastidio al braccio mi ha messo paura" le parole della lepre iridata "Ho resistito e mi sento soddisfatto". Quarta ha combatutto con un impiccio già affrontato ad inizio stagione. Vedremo se si ripresenterà.

Ducati giù dal podio, Suzuki (invece) sul terzo gradino

Pecco, appunto, sembrava poter lottare per almeno un gradino del podio. Diversamente, non ce l'ha fatta, perché il Long Lap Penalty (rispettato, poiché sul andato sul verde in diverse occasioni) gli ha fatto perdere tempo e spazio. Invece, Joan Mir - con la solita pazienza e consapevole che la sua Suzuki lo avrebbe assistito sulla lunga distanza - ha colto quanto è mancato a Bagnaia. Il campione n carica è terzo e contento: "Più di così non potevo fare, perciò sono piuttosto felice" ha ammesso a fine contesa.

Terzo posto per la GSX-RR, tornata tra le MotoGP protagoniste in gara. Per Ducati, più noie che gioie: Johann Zarco ha concluso quarto, ovvero, il pimo dei delusi. Jack Miller è caduto, si è rimesso in sella, poi è stato "accomodato" ai box dalla Race Direction, perché la DesmosediciGP (pare) fumava dal posteriore.

Jorge Martin non ha resistito al dolore, ricordando come il pilota Pramac stia ancora recuperando forma e ritmo dall'incidente di Portimao. Enea Bastianini e Luca Marini non si sono visti nel gruppo dei migliori. Ne faceva parte Alex Rins, ma un contatto con Zarco lo ha retrocesso di un numero di posti incalcolabile.

KTM meglio di Honda, per le briciole. Aprilia in top ten, Rossi di nuovo giù

La testa di Miguel Oliveira scuoteva a destra e a sinistra, come per dimostrare la poca gioia provata dal portoghese, quinto, però capace di superare numerosi rivali. Se "solo" si fosse qualificato meglio, il dentista sarebbe stato da podio. Tuttavia, sappiamo che "se" e "ma" servano poco ai piloti, qualcosa in più ai giornalisti.

Infatti, di alibi Marc Marquez ne avrebbe diversi. Caduto malamente due volte tra venerdì e sabato, l'otto volte titolato ha limitato i danni. Diciamo che KTM e Honda abbiamo limitato i danni, poiché entrambe non effettivamente ingarellate per vincere. Taka Nakagami è durato davanti poco, prima di cedere.

Molto bene, nuovamente, la RS-GP guidata da Aleix Espargarò, ottavo. Il catalano e l'Aprilia costituiscono una bella coppia, sempre in forma e prestante. L'esatto contrario di Valentino Rossi sulla Yamaha Petronas: il pluricampione ha assaggiato ancora l'asfalto, la cosa brutta è che lo ha fatto mentre si trovava tra gli ultimi. A sto punto la domada è per i colleghi? Perché continuare a chidergli se correrà anche nel 2022?

La bandiera a scacchi di Assen