Dani Pedrosa ha scritto pagine importanti della storia del motociclismo moderno, ed in un certo qual modo continua a farlo. Dopo aver conquistato il titolo in 125 e 250 ed aver sfiorato l’alloro più volte in classe regina, ora Dani è uno dei massimo artefici delle grandi prestazioni messe in mostra da KTM, che può beneficiare delle sue doti da tester. Un valore aggiunto, tanto che la casa austriaca non ha nascosto l’intenzione di regalare a Dani una wild card per il GP di Misano.

“Dopo la mia ultima gara ci sono stati giorni in cui ho sentito il desiderio di correre. Amo le corse – ha spiegato Dani ai colleghi di El Mundo – così come la competizione e il dolce sapore delle vittorie. Ma la MotoGP è una costante incertezza: chiunque può vincere e soffrire nelle retrovie. Puoi trovarti in situazioni diverse in un batter d'occhio, e devi essere molto bravo a non fare errori”.

Parole che in parte sembrano spegnere il sogno di rivedere in pista lo spagnolo, che però analizza la cosa anche da un lato più tecnico, riaccendendo la scintilla.

“Ciò che mi motiva maggiormente con KTM è aiutare a migliorare la moto, e di conseguenza le prestazioni dei piloti. È edificante vedere le decisioni tecniche che vengono prese in base ai risultati dei test che faccio: fare una gara potrebbe essere utile per misurare alcuni parametri che non possono essere misurati nei test. Nella prima fase come tester con KTM qualcosa del genere non aveva senso, perché dovevo concentrarmi su cose più basilari, ma ora che stiamo iniziando a lavorare sui dettagli potrebbe essere interessante partecipare a una gara. Ma non posso dire se accadrà”.

Pedrosa: “Non tutti i grandi ricercatori hanno vinto un Nobel”


In attesa di capire il futuro è bello anche ripercorrere il passato del ragazzo di Sabadell, che come detto ha spesso sfiorato il titolo in MotoGP in sella alla Honda. Quest’ultima è stata la casa che lo ha accompagnato per tutta la sua carriera, lasciando a Dani un piccolo dubbio.

Difficile dire se un titolo avrebbe cambiato la mia carriera, e probabilmente qualsiasi risposta che non sia sì sembrerà una giustificazione, ma è anche vero che non tutti i grandi ricercatori della storia hanno vinto il premio Nobel. In 18 anni nel paddock MotoGP ho raggiunto dei traguardi che mi pongono tra i migliori di questo sport: ripensando agli anni in cui facevo parte dei migliori quattro (insieme a Rossi, Stoner e Lorenzo ndr) mi sono sempre chiesto come sarebbe cambiata la mia carriera se avessi corso almeno una volta per la Yamaha”.

Dopo aver parlato di futuro e passato è giusto parlare anche del presente, che lo vede fisicamente ringiovanito ma sempre legato a doppio filo al mondo della MotoGP.

“La mia situazione attuale mi ha permesso di riabilitarmi da alcuni vecchi infortuni, a causa dei quali avevo una mobilità limitata: è vero che mi sento ringiovanito, anche se sono un po' più vecchio. Perché gli ex piloti non lasciano il mondo MotoGP? Perché è emozionante e, almeno per me, e voglio rimanerne coinvolto finché sento di avere qualcosa da imparare e da dare. Non so per quanto tempo ancora continuerò con questo lavoro di sviluppo per KTM, ma per il momento ne sono entusiasta”.

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