In questo weekend estivo senza MotoGP e Superbike, a tener banco tra gli appassionati di motori è il nuovo format introdotto dalla Formula 1 in occasione del GP Gran Bretagna, nel quale spicca la novità della Sprint Qualifying.

Come funziona? Proviamo a spiegarlo.

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Una nuova era


L’esperimento provato a Silverstone ha stravolto le abitudini degli appassionati: il venerdì, dopo 60 minuti di prove libere, si sono svolte le qualifiche per determinare la griglia di partenza della Sprint Qualifying di sabato pomeriggio. Una sorta di Gara Sprint, disputata dopo un secondo turno libere al mattino, il cui ordine d’arrivo ha stabilito le posizioni di partenza per il GP di domenica. Niente pit stop, nessuna modifica possibile al set-up (parco chiuso) e punti assegnati solo ai primi tre classificati (3 al primo, 2 al secondo, 1 al terzo).

Una novità che, nelle intenzioni di Liberty Media, serve a coinvolgere maggiormente i tifosi, regalando più azione e meno momenti morti nell’arco del fine settimana.

In tanti hanno storto il naso, altri credono che il format possa funzionare, ma con le dovute modifiche.

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Gli eventuali pro e contro in MotoGP


Arrivati sin qui, ci sorge una domanda: l’idea della Gara Sprint al posto delle classiche qualifiche potrebbe funzionare nella classe regina del Motomondiale?

Le attuali qualifiche MotoGP si svolgono seguendo uno schema in parte simile a quello applicato normalmente nelle quattro ruote: suddivisione in Q1 e Q2 e ben quattro turni di libere nel weekend, due al venerdì (FP1 e FP2) e due al sabato (FP3, utile a stabilire l’ingresso diretto in Q2, e FP4). Un format al quale ci siamo abituati, ma che spesso offre ben poco movimento in pista, in particolare il venerdì.

La soluzione della Qualifica Sprint potrebbe regalare più divertimento e aumentare le variabili in gioco, specie nella lotta per il titolo iridato. Di certo, andrebbe a eliminare i fastidiosi trenini ai quali stiamo assistendo ultimamente in MotoGP.

D’altro canto, un esperimento simile in MotoGP potrebbe aumentare i rischi per team e piloti (pensiamo alle conseguenze di una caduta o di un guasto tecnico). Non è nemmeno così scontato che possa regalare valori in pista così diversi da quelli visti in una gara “normale”.

Voi da che parte state?

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