Dal 2017 al 2020 Pol Espargarò ha rappresentato in pista KTM, sviluppando la RC16 che ha iniziato a vincere l’anno scorso con Miguel Oliveira (all’epoca pilota del team Tech 3) e Brad Binder. Quest’anno ha abbracciato la sfida Honda, che è stata in salita fin dall’inizio su una moto che tecnicamente ha qualche problema. Fatto sta che dopo nove gare lo spagnolo può vantare come miglior risultato l’ottavo posto, ottenuto in Qatar e in Francia. Insomma, il bilancio non può essere dei migliori.

Il suo pensiero dopo le prime nove gare


Alberto Puig, il team manager Repsol Honda, ha puntato su di lui e finora il fratello minore degli Espargarò non è riuscito a ricambiare la fiducia, almeno in termini di risultato. Lui stesso ha ammesso a MCN: “Se un pilota è molto veloce e vince le gare, e tu hai esattamente lo stesso pacchetto, dovresti fare lo stesso. Se non sei abbastanza veloce, non dovresti essere lì. Forse questo è troppo radicale, ma alla fine questa è la MotoGP, è qui che dovrebbero essere i migliori piloti del mondo e se non sei uno di loro non dovresti essere qui”. Un ragionamento decisamente estremo.

Tre su quattro stanno faticando


Nello specifico ha poi parlato del caso Honda: “Se tutti i piloti Honda stanno andando male e qualcuno sta facendo un po’ meglio e ti lamenti, forse è perché il produttore non sta vincendo. Se vince uno come Marc è difficile, perché la Honda può dirti ‘guarda, la nostra moto sta vincendo'. Se le cose vanno male e non stai pressando, quando miglioreranno sarà un pilota più giovane a fare meglio di te”. Il campione di Moto2 del 2013 ha ammesso: La pressione più grande che sento me la sto mettendo da solo. Sono impegnato a conoscere la moto, acquisire più esperienza e applicare totalmente il mio stile, penso funzionerà”. Davanti a sé ha le prossime dieci gare per ribaltare la situazione e convincere Honda di aver fatto la mossa giusta.

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