Da quando è in Aprilia, Aleix Espargaro non aveva mai vissuto una sequenza di gare positive come nella prima metà del 2021. Nella quale il punto più alto non è stato però un risultato in gara - non è ancora arrivata la tanto desiderata Top 5 - ma in qualifica, con la prima volta in prima fila per la Casa di Noale nell’era MotoGP, al Sachsenring. “Se penso da dove veniamo, è chiaro che sono soddisfatto” dice il catalano. “Stiamo parlando del più grande salto di qualità nella storia dell’Aprilia in MotoGP. Anche perché si è verificato in un campionato con un livello senza precedenti, parlando sia di piloti che di moto. Al tempo stesso, però, credo che i risultati non riflettano del tutto la nostra bravura. Per esempio, l’anno scorso la KTM, che disponeva ancora delle concessioni regolamentari che abbiamo noi oggi, non mi sembrava tanto più competitiva rispetto all’Aprilia del presente. Forse mi sbaglio, ma è la mia sensazione: per questo affermo che i nostri risultati non dicono la verità, la KTM l’anno scorso ha vinto tre gare e fatto tanti podi, io non ci sono ancora arrivato”.

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"So di poter portare al limite l'Aprilia"


Pensando al successo di Marc Marquez in Germania con una Honda in grande difficoltà, è inevitabile chiederti se saresti curioso di vedere il rendimento di un top rider con la tua stessa moto, dato che tu sei l’unico riferimento per te stesso.

“Sì, perché finché non hai una riprova del genere ci saranno sempre gli interrogativi. Però ho molta fiducia sul mio livello in sella a questa moto: credo che se Marc Marquez o Andrea Dovizioso dovessero correre con l’Aprilia, non mi starebbero davanti. Considerando anche da quanti anni guido questa moto, penso di saperla portare davvero al limite”.

Prima che si aprisse la possibilità legata a Viñales, avevi consigliato all’Aprilia di prendere un giovane: chi ti sarebbe piaciuto?

“Ci sono tanti piloti veloci in Moto2, per esempio Fabio Di Giannantonio, che a un certo punto era nel radar. Non ha vinto molto in Moto2, ma se è per questo nemmeno Fabio Quartararo lo aveva fatto. Credo che lo stesso Marco Bezzecchi sia molto bravo. Parlavo di prendere un giovane perché l’Aprilia, con me, ha già un pilota esperto. Di sicuro un talento ‘esplosivo’ farebbe il bene dell’Aprilia”.

A un certo punto era emersa la possibilità di Enea Bastianini.

“Sarebbe stata un’altra buona opzione, mi piace anche per come lavora, la sua pazienza, ha grande talento”.

Quali sono le caratteristiche dell’odierna RS-GP, a livello di pregi e difetti, e quali sono i circuiti più adatti a questa moto?

“In realtà non so rispondere con precisione. La moto è cambiata tanto rispetto all’anno scorso, ha molta stabilità sul davanti e questo permette di frenare molto tardi. Con tanto carico aerodinamico, però, abbiamo perso qualcosa su alcuni circuiti che erano buoni per noi in passato. Per questo le cose sono cambiate e sto ancora cercando una risposta precisa. Penso che ora fatichiamo di più sui cambi di direzione rapidi. Credo che Aragón possa essere ancora un circuito adatto. Secondo me nelle curve in cui si entra a velocità sostenuta, con il freno in mano ancora all’ingresso della curva, l’Aprilia non ha eguali in MotoGP. Queste particolari curve ci favoriscono”.

In quali piste hai sofferto finora?

“In Germania ho fatto la prima fila, ma nel primo settore, dove si rimane molto in piega e si accelera da bassa velocità, abbiamo faticato. Quando non riesco a trasferire carico dietro, ci manca un po’ di grip. Però poi in Germania c’è anche l’ultimo settore, dove entri in curva ad alta velocità, e lì la moto funziona molto meglio. Con questo carico aerodinamico, c’è molta stabilità e allora il motore riesce a esprimersi al massimo, perché non c’è l’effetto impennamento. Però nelle curve più lunghe abbiamo perso un po’ di ‘turning’ e si scarica un po’ il retrotreno. È un punto importante su cui lavorare in vista del 2022”.

L'addio del team Gresini


Ti ha sorpreso vedere il Team Gresini scegliere la Ducati? Hai sempre detto che Fausto aveva creduto più di tutti in te.

“Mi ha scioccato e intristito. Credo che con Fausto non sarebbe accaduto, ma non possiamo saperlo. Il suo team è stato con l’Aprilia dall’inizio del progetto, sono ormai sette anni ma mi sembra sempre ieri. Ricordo la fatica iniziale, quando in Qatar riuscirono a compiere tre giri in due giorni, era una moto praticamente stradale. E ora l’Aprilia sta lottando con i migliori del Mondo. Per questo, pensando al percorso, mi intristisce pensare che il Team Gresini non sarà la squadra satellite dell’Aprilia. Poi, intendiamoci, rispetto le scelte di tutti: ognuno gestisce la propria impresa come meglio crede e la famiglia di Fausto ha preferito una scelta a breve termine con la Ducati. Non possiamo negare come questa rappresenti un’opzione più sicura”.

C’è molta rivalità tra Aprilia e Ducati?

“Sì, certo (sorride). Poi tra latini va così: in Italia ci sono due Case importanti, ma loro hanno più esperienza rispetto a noi, e la loro moto oggi rappresenta forse il riferimento nel paddock. Però non eravamo mai stati vicini a loro come oggi, penso soprattutto ai piloti ufficiali”.

"L'esplosività di Stoner non ha eguali"


Hai avuto la possibilità di competere contro il miglior Valentino Rossi, il miglior Jorge Lorenzo, il miglior Casey Stoner e il miglior Marc Marquez. Chi ti ha impressionato di più?

“Faccio un esempio per spiegare la mia risposta. Era il 2010, arrivammo in Australia, e faceva molto freddo. Scendemmo in pista e le gomme non riuscivano a lavorare. Io guidavo una Ducati, proprio come Stoner, e rientrai ai box, senza sapere cosa fare. Guardai il monitor dei tempi, e Casey era primo, con un secondo e otto decimi sul secondo, in un circuito da 1’20” circa. Non avevo mai visto, e non ho più visto niente del genere. L’esplosività e il livello di percezione del rischio di Casey erano da pazzi. Tutti i piloti citati nella domanda hanno fatto la storia, ma l’esplosività e la capacità di arrivare al limite di Stoner non hanno eguali nella storia del motociclismo”.

Cosa ti aspetti dalla seconda metà della stagione?

“Voglio salire sul podio, è quasi un’ossessione per me. E credo anche che sia un risultato meritato. Non è un semplice desiderio: penso sia un risultato alla portata. In parecchie piste non siamo stati lontani dal podio, si parla di due-tre secondi. Vorrei un podio e poi chiudere tra i primi otto il Mondiale, o come risultato minimo nella Top 10 di fine stagione”.

Il vostro punto debole in gara, forse, è la seconda metà: sei d’accordo?

“Io ho la sensazione che nel finale combattiamo con armi differenti. Non può essere che ci siano moto che praticamente non derapano lateralmente, mentre noi abbiamo problemi del genere. Alcune moto non derapano lateralmente, eppure il controllo dello “slide” non è consentito in MotoGP, vista la presenza della centralina unica. Quindi, quando il pneumatico si consuma, il mio controllo di trazione lavora e gli ingegneri mi dicono che non possono darmi più potenza, perché sono a più del 15% di derapata laterale in quel momento. Vedo però come vanno gli altri piloti, ed è frustrante. Dici a te stesso: ‘Se mi scappano in accelerazione, frenerò al limite per recuperare. O magari rialzerò la moto prima in uscita dalle curve’. Però a centro curva, negli ultimi otto giri, quando magari devo lottare per il podio, quando accelero la moto rallenta perché entra in gioco il power reduction e inizia a lavorare il controllo di trazione. Questo è il vero problema: non so come uscire da questa situazione. Per questo insisto con gli ingegneri, perché mi sembra che sia un dettaglio nelle loro mani, più che nelle mie”.

Pensi di poter risolvere la situazione gestendo meglio il pneumatico nella prima fase della gara?

“Non so quanto faccia la differenza. Però, per esempio, la frustrazione l’ho avuta vedendo la gara di Pecco Bagnaia al Sachsenring: aveva il ritmo per vincere, però ha chiuso quinto perché all’inizio è andato troppo piano. E allora a cosa serve avere quel ritmo?”.

Però, per esempio, Quartararo corre sempre con il proprio ritmo e riesce a conservare la gomma.

“Ma se voglio essere davanti con l’Aprilia, devo poter spingere, non pensare a risparmiare. Io credo che ci stia sfuggendo qualcosa a livello di elettronica”.

Il rapporto col fratello Pol


Tu e tuo fratello Pol siete una delle tre coppie di fratelli della MotoGP: vivete ad Andorra, vi vedete spesso?

“Ora relativamente poco, io sono una persona particolare, preferisco restare molto con mia moglie e i miei figli. E poi ho davvero poco tempo a disposizione fuori dagli allenamenti. Arrivo a fare anche cinque ore in bicicletta. Quindi non è che non vedo mio fratello, non vedo praticamente nessuno. Sto invecchiando, forse, ma amo stare con la mia famiglia. Però adesso anche Pol è diventato padre, i nostri figli giocheranno assieme”.

Pol ha sbagliato a lasciare la KTM per la Honda?

“No, e lo dico convinto al 100%. E credo che nemmeno lui abbia interrogativi in merito. La sua scelta è stata coraggiosa, è andato accanto al miglior pilota della storia, sappiamo tutti quanto sia difficile correre a parità di moto con un fenomeno del genere. Ma servono anche le scommesse, e nessuno le ha vinte tutte, le scommesse”.

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