Nemmeno due anni fa, Johann Zarco era sul baratro della MotoGP, dopo l’infruttuosa esperienza con la KTM. Oggi, invece, il francese è quantomai sulla cresta dell’onda, con un secondo posto nel Mondiale che testimonia la bontà della scommessa di Gigi Dall’Igna. Il quale, a fine 2019, decise di affidare una moto a uno Zarco che, altrimenti, avrebbe rischiato il ritorno in Moto2, per quella che sarebbe stata una vera e propria retrocessione. Alla pausa estiva, il pilota del Team Pramac è il primo inseguitore di Fabio Quartararo, con 34 lunghezze da recuperare. E il doppio GP in Austria, in un teatro storicamente favorevole alla Ducati, è una buona opportunità per recuperare terreno già alla ripresa.

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"Un voto alla prima parte di stagione? Otto"


Johann, ti aspettavi di andare in vacanza da secondo in classifica?

Sinceramente no, all’inizio dell’anno dicevo di voler lottare prima per la Top 5 e poi avere il livello per giocarmi il podio: sono contentissimo di essere in questa posizione. Il mio obiettivo finale è giocarmi il Mondiale e se ne avrò la possibilità già quest’anno, non la lascerò passare”.

Che voto ti assegni per questa prima parte di stagione?

Otto. Però vorrei davvero alzare il mio livello per avere la stessa fiducia che ha Fabio con la sua moto: dalla prima sessione di prove libere fino alla domenica è sempre davanti. Anch’io ho un bel potenziale a livello di velocità, ma non ho ancora la costanza per essere davanti in ogni turno".

Oltre a questo, cosa pensi abbia più di voi Fabio, visto che è il leader del Mondiale?

"Guida perfettamente e ha la moto in mano. Non perde tempo a pensare troppo. Credo abbia imparato la lezione della fine dell’anno scorso, e avendo conosciuto quelle sensazioni spinge al massimo per rimanere lontano dai dubbi”.

"Non mi sento l'uomo di punta Ducati"


Sei il miglior pilota Ducati in campionato, ti senti un po’ l’uomo di punta in grado di contrastare Quartararo?

Sono nella posizione migliore per lottare contro Fabio ed essendo francese come lui forse avrò una motivazione extra per batterlo, ma non mi vedo come l’uomo di punta Ducati. Con Jack (Miller) e Pecco (Bagnaia) siamo allo stesso livello e vedo che si sta facendo un bel lavoro nell’ambiente Ducati, anche tra di noi".

Senti su di te la fiducia dalla Casa bolognese?

“Sì, la sentivo molto già dallo scorso anno. Ero nel Team Avintia che, possiamo dirlo, con tutto il rispetto era un po’ inferiore, ma grazie ai risultati sia io che il team abbiamo guadagnato maggiore stima da tutto il paddock. La fiducia della Ducati è aumentata ancora di più quest’anno e questo mi rende felice”.

Nel Team Pramac hai elevato il tuo rendimento: qual è la forza di questa squadra?

“Sanno godersi i momenti di stacco, le serate e le pause tra i viaggi, per poi lavorare molto bene e concentrati quando ce n’è bisogno. Questo mi piace tanto. Dopo la giornata di lavoro abbiamo il piacere di stare insieme, non c’è il bisogno di andare ognuno nella propria stanza di hotel”.

Cosa ti è mancato, se ti è mancato qualcosa, per dare qualcosa in più finora?

“Avrei voluto sfruttare la moto ancora meglio. Ripeto sempre che ho il potenziale per chiudere sul podio a ogni gara, ma è più facile a dirsi che a farsi. La mia esperienza su questa moto sta aumentando e vorrei che la fiducia arrivasse quasi istantaneamente nei weekend, ma devo resistere e non perdere la pazienza”.

Qual è stato, in queste nove gare, il momento più difficile?

“Il Gran Premio di Jerez, dove non sono riuscito a stare con i primi. Ho chiuso ottavo, la stessa posizione del Sachsenring, che invece è stato un bel weekend: in Germania ho conquistato la pole position e anche nella prima metà gara mi sono sentito forte. Nella seconda parte ho fatto fatica, ma può capitare. A Jerez invece non mi sono sentito molto veloce in tutto il weekend”.

Qual è il Gran Premio che più ti ha emozionato?

“La doppietta del Qatar. È stato incredibile stare davanti, ottenere due secondi posti e tornare a casa primo in campionato. E poi Barcellona, dove mi sono sentito davvero forte in gara. Anche se a un certo punto avevo perso terreno, l’ho recuperato fino a chiudere al secondo posto. Ho anche pensato alla vittoria, che non è arrivata, ma è stata una domenica davvero bella, come vorrei che accadesse spesso”.

Come trascorri la pausa estiva?

“È lunga, ma passerà velocemente. Ne approfitto per fare le cose che normalmente a stagione in corso rimando: vedere gli amici e godermi un periodo a casa. Oggi per esempio sono da un amico che abita in mezzo alle montagne e ha uno studio di registrazione musicale. Con mio fratello ci divertiamo qui a suonare”.

La notizia del momento è la separazione di Maverick Viñales dalla Yamaha, cosa ne pensi?

“È stata una sorpresa. Se si guardano le sue due ultime gare c’è un punto interrogativo sulla sua situazione”.

Ti ha ricordato la tua separazione anticipata dalla KTM?

“Io non ero nella sua stessa posizione. Non potevo ottenere pole position, non andavo sul podio e la moto non era allo stesso livello di oggi, e non era nemmeno al livello della Yamaha, che lo sappiamo tutti, è una moto che può andare veloce quasi dappertutto. Però poi non entro nel dettaglio, è una questione che riguarda Viñales”.

"Arriveranno piste a noi favorevoli"


Alla ripresa, si correrà in Austria, una pista che sorride alla Rossa.

“La pista è buonissima per la moto, sarebbe bello prendere un bel vantaggio. Punto a mettere in pratica tutto quello che ho imparato in questa prima metà di stagione per compiere uno step alla guida, ed essere veramente un avversario diretto di Fabio. Così potrò davvero giocarmi il campionato: sono secondo, ma lui per il momento è più veloce di noi”.

C’è una pista che ti piace particolarmente tra quelle su cui correrete nella seconda parte?

“Ci saranno piste più favorevoli o meno alla moto. Spielberg è una pista che mi piace, sono contento quando guido lì. E poi anche Thailandia e Malesia, soprattutto a Sepang ho sempre ottenuto bei risultati. Sono circuiti, quelli asiatici, su cui correremo in un momento del campionato molto importante. Se sarò in lizza per il titolo, saranno due GP molto interessanti”.

È vero che nella tua battaglia tutta francese per il titolo hai un alleato del tuo Paese?

“Il casco Shark, perché la società è di Marsiglia, a un’oretta da casa mia. Quando nel 2009 ho iniziato il Mondiale ho firmato il mio primo contratto con loro e non ci siamo più lasciati, sono sempre stati una certezza per me. Loro sono al top nei caschi e poi mi aiutano anche nella performance”.

Come?

“Da qualche anno abbiamo questo casco con l’aerodinamica, perché aiuta in velocità e garantisce una certa stabilità della testa”.

Nelle grafiche esprimi il tuo stato d’animo: come vivi questo 2021?

“Tanta gente mi conosce con la grafica del tramonto, ma appartiene a un periodo passato. Dallo scorso anno ho fatto un grande cambiamento mettendo i chakra, per dire: un kamikaze non è più sufficiente per lottare per il titolo della MotoGP, ci vuole piuttosto una conoscenza più profonda di se stessi. Quest’anno l’idea è rimasta la stessa e c’è anche il terzo occhio, che è il sesto chakra, l’ho aggiunto anche dietro. È un casco più aggressivo dello scorso anno, ma tenendo questo spirito di meditazione: so dove sono, da dove provengo e dove voglio arrivare”.

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