L’Aprilia è stata una delle note liete della prima metà della stagione 2021, con un progetto migliorato in maniera evidente. Al punto che ora la Casa italiana può puntare a risultati ambiziosi, visto che Aleix Espargaró non ha mai chiuso una gara sotto il decimo posto, e il catalano è ottavo nel Mondiale. E per il 2022, l’Aprilia potrebbe affiancargli un top rider come Maverick Viñales, che ha rotto con la Yamaha. È un ulteriore segno dei progressi compiuti dall’Aprilia sotto la direzione dell’a.d. Massimo Rivola, che racconta la progressione della Casa.

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"La moto ha una buona base"


Le prestazioni di Aleix Espargaró sono la conferma dei miglioramenti compiuti dalla RS-GP nell’ultimo anno?

“Sì, ma non è ancora abbastanza. Non siamo ancora al livello in cui vorremmo essere, serve migliorare ancora”.

Come possiamo analizzare il miglioramento?

“È una buona moto, con una buona base. Ma ci sono parecchie aree in cui possiamo fare anche molto meglio. Però se pensiamo a dove eravamo a fine 2019, possiamo essere molto contenti, perché ora siamo tra coloro i quali si giocano risultati importanti, questo è il primo passo. Stiamo costruendo la nostra fiducia e l’abitudine a lottare per certe posizioni, è un’attitudine mentale che dobbiamo avere anche noi del team, non soltanto il pilota”.

Stai vivendo il terzo anno in MotoGP: come descriveresti il tuo percorso nel Motomondiale?

“Il primo punto chiave è legato al fatto che i vertici dell’azienda hanno voluto dare a Romano (Albesiano) la possibilità di concentrarsi esclusivamente sulla moto e sulla relativa performance. Il secondo riguarda l’esperienza degli uomini di Noale, secondo me serviva semplicemente portare nuovo entusiasmo a queste persone già competenti. Aggiungo che il Gruppo Piaggio ha aumentato il nostro budget, grazie a questo abbiamo potuto inserire figure strategiche per il nostro progetto. Alla fine, con le persone giuste, si sono visti i miglioramenti, ma ora dobbiamo consolidarci, la nostra struttura sta ancora maturando esperienza. Per esempio abbiamo alcune figure molto giovani, appena uscite dall’università: se riusciamo a combinare nel modo giusto questi ingegneri emergenti con le persone di Noale, arriverà qualcosa di interessante”.

Futuro da factory team


Quanto tempo servirà per completare questo processo? Quanto pensi servirà per vedere l’Aprilia nelle posizioni degne della sua gloriosa storia sportiva?

“Se la curva dello sviluppo si mantiene a questo livello, un paio d’anni potrebbero essere sufficienti per lottare per vincere. Ma considerando che stiamo lottando con le Case costruttrici più importanti, non posso assicurare che la previsione andrà a compiersi. Però è il nostro obiettivo. E questa ambizione spiega perché diventeremo un factory team dal 2022: significa che il Gruppo Piaggio si sente ben rappresentato da questa struttura”.

Cosa cambierà una volta che sarete un factory team? Cambierà il modo di lavorare?

“Prima dovremo compiere questo passo, poi potrò descrivere lo scenario. Per prima cosa ringraziamo l’aiuto del Team Gresini, ma al tempo stesso sappiamo che se viene fatto tutto in casa, c’è un controllo migliore, ed è più facile gestire tutto. Non credo che il metodo di lavoro cambierà molto rispetto a quest’ultimo anno: forse sarà più impegnativo, dato che dovremo occuparci di più cose, penso all’hospitality, ai camion e ai meccanici, che finora sono stati nella sfera di competenza del Team Gresini. Vogliamo fare tutto in casa, siamo in grado di farlo”.

Questa novità comporterà un importante aumento del budget?

“È parte del processo di crescita. Ma non stiamo compiendo alcuna follia. Già in questa fase, lo sviluppo ci ha portato a spendere qualcosa in più anno dopo anno. Ma vediamo che questo investimento superiore sta portando anche risultati superiori".

Hai parlato di un reparto corse rafforzato con l’arrivo di nuove figure: anche voi partecipate al “mercato” dei tecnici, strappandoli alla Case concorrenti, oppure guardate ad altri ambiti del Motorsport o all’università?

“Un po’ di tutto. L’anno scorso sono rientrate in Aprilia due persone che la voravano in Suzuki e Ducati. Ma abbiamo effettuato innesti provenienti anche da McLaren, Lamborghini, BMW, Ferrari, Mercedes. Abbiamo persone con un tasso eterogeneo di esperienza, questo potenzialmente ci rende con la mente più aperta. E poi si possono fondere queste esperienze differenti”.

In passato avevate avuto problemi di affidabilità: è stato un altro vostro miglioramento.

“È un’area nella quale dobbiamo ancora migliorare. Ma al tempo stesso, devo dire che siamo a livelli simili alle varie Yamaha, Ducati, Honda, Suzuki. Abbiamo cambiato molto la nostra moto, perché dovevamo trovare un modo per migliorare, migliorare, migliorare. Ora, dato che il nostro livello di performance è più che discreto, dobbiamo consolidarci, procedendo a piccoli passi”.

"Non ci sentiamo inferiori a nessuno"


Pensando a questi step, quanto è importante l’esperienza di Andrea Dovizioso come tester?

“Direi molto importante: sono molto contento del suo apporto nei test. Mi auguro che il rapporto con lui possa continuare anche in futuro, che si tratti di gareggiare o semplicemente di proseguire con i test. Mi è piaciuto molto il suo approccio al lavoro, la sua esperienza si vede in ogni dettaglio, in più Andrea è estremamente professionale e metodico. Siamo rimasti tutti impressionati”.

Come manager, per il futuro avrai un piano A, ma con ogni probabilità anche un piano B, C e D...

“Sì, anche se non è facile, perché alla fine la Ducati ha aumentato la presenza in griglia e ha messo parecchi piloti sotto contratto. La stessa KTM si sta costruendo i giovani piloti in casa, partendo da una fascia d’età molto giovane. Non è un momento facile, perché parecchi contratti dei piloti in MotoGP scadranno alla fine del prossimo anno. Non è facile, ma qualche opportunità si può creare comunque...”.

Sei dispiaciuto per il fatto che il Team Gresini sia passato alla Ducati?

“Rispetto la loro scelta, però effettivamente mi sarebbe piaciuto poter contare su un team satellite. Ma forse il mio era un desiderio prematuro, perché, come ho detto, dobbiamo consolidare la nostra situazione tecnica. Avere un team satellite, in futuro, ci aiuterà anche a far crescere i giovani piloti. Guardo a cosa sta facendo la Ducati: sta inserendo nella sua orbita tutti, o quasi, gli emergenti, e così facendo troverà il nuovo Marquez”.

Lanciare i giovani nelle categorie inferiori, come sta facendo la KTM, rappresenta la storica filosofia dell’Aprilia.

“Chissà, magari torneremo a compiere quel lavoro. Magari fra cinque anni contribuiremo a costruire una nuova generazione di piloti, ma prima dobbiamo consolidarci in MotoGP. Però penso anche a ciò che stiamo facendo con la Sport Production 250, che coinvolge piloti anche di 11 anni di età. Abbiamo anche dato il via al Trofeo dedicato alla 660: stiamo tornando al DNA racing di questa azienda”.

Qual è il messaggio per i tifosi dell’Aprilia?

“Stiamo lavorando seriamente. Non possiamo fare promesse impegnative, possiamo soltanto assicurare il massimo impegno per migliorare la performance. Quando si costruisce una casa, si parte dalle fondamenta, ed è dove siamo noi oggi. Noi rispettiamo tutti ma al tempo stesso non ci sentiamo inferiori a nessuno: è quello che ripeto ogni giovedì sera in pista ai nostri ragazzi. Siamo una struttura più piccola, forse abbiamo un budget inferiore, ma abbiamo anche una grande storia alle spalle. Dobbiamo credere in noi stessi, come dice il tatuaggio di Aleix: ‘Believe in yourself’. Poi non sono cieco e vedo la classifica, ma so anche che abbiamo il potenziale per tornare al vertice”.

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