Di solito la pausa estiva è un periodo utile per disconnettere, recuperare le energie e rilassarsi. Ma non è questo il presente della MotoGP, uscita da Assen con parecchie tematiche lasciate in sospeso per le sei settimane senza gare.

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Vale, cosa fai?


Prima di andare in vacanza Valentino Rossi aveva annunciato che avrebbe sfruttato la pausa per prendere una decisione sul futuro. Una scelta per la quale c’è ovviamente grande attesa, anche se sarebbe sorprendente vedere Rossi ancora in pista nel 2022, dato che nelle ultime settimane ha spedito parecchi ‘messaggi’ in direzione ritiro. Dal suo “Corro per divertirmi e ovviamente dove sono ora non è divertente” al successivo “Il sacrificio richiesto per essere in forma a questa età non è ricompensato dai risultati che sto ottenendo”. Purtroppo, difficilmente dall’8 agosto, quando si tornerà in pista al Red Bull Ring, i risultati di Rossi cambieranno radicalmente. Ma Rossi è coinvolto anche nel progetto del proprio team, che dal 2022 sarà in MotoGP. Le ripetute smentite di Aramco in merito all’accordo annunciato poche settimane fa hanno generato un alone di mistero, mentre il Team VR46 ha mantenuto il silenzio. Dall’altra parte, Tanal Enterprises – la compagnia saudita vincolata al progetto MotoGP di VR46 – ha mantenuto la linea del “Si va avanti” senza però convincere i sempre più numerosi scettici. Sembra però difficile credere che un annuncio in pompa magna, che ha coinvolto lo stesso Carmelo Ezpeleta (presente nella foto che simboleggiava l’accordo tra VR46 e Ducati), non sia stato fatto dopo le necessarie verifiche. Però, allora, perché non vengono dissipati i dubbi?

È inevitabile fare un confronto con quanto accaduto per il Team Gresini, l’altra scuderia che entrerà nell’orbita Ducati: la struttura in memoria di Fausto ha già annunciato piloti (Enea Bastianini e Fabio Di Giannantonio) e sponsor, tutto in maniera inequivocabile. È impossibile poi dimenticare che tre mesi fa l’annuncio dell’accordo Aramco-VR46 era arrivato da una sola parte (Tanal) e il rendering era sulle carene di una Yamaha. I piloti non sono stati ancora annunciati: è scontato che uno sarà Luca Marini, il secondo dovrebbe essere Marco Bezzecchi. Ma in attesa di annunci, non ci sono certezze.

I dubbi Yamaha


Nel contingente di Iwata, c’è pace attorno a soltanto uno dei quattro piloti del 2021, ovviamente il leader del Mondiale Fabio Quartararo. Il suo compagno di team, che tale sarà fino a fine anno, Maverick Viñales, ha il foglio di via in mano per il 2022, e da lui è possibile attendersi di tutto nei dieci GP che restano. Del resto quest’anno Viñales ha chiuso GP alle due estremità della classifica, vincendo a Losail e chiudendo ultimo al Sachsenring. Sarà interessante vedere quanto conterà per Maverick correre senza pressioni, e come la Yamaha gestirà un pilota che nel 2022 diventerà un rivale. Nel team satellite il futuro è fatto di interrogativi di ogni tipo: Rossi lascerà Petronas? La Yamaha renderà giustizia a Franco Morbidelli, portandolo nel team ufficiale? E in quel caso cosa accadrà al contratto dell’italo-brasiliano, che ha firmato con Petronas e non con la Yamaha anche per il 2022?

La certezza è che l’iniziativa di Viñales – riapparso in pista al Montmeló con una moto stradale assieme ad altri colleghi che vivono ad Andorra – caratterizza l’estate torrida della MotoGP. Parlando con i media nei giorni scorsi, Maverick si è mostrato tranquillo, spiegando che in pochi avrebbero avuto il coraggio di compiere la sua scelta – cioè rompere un contratto multimilionario – e sempre in pochi hanno davvero capito la sua decisione. Ma al tempo stesso il catalano ha ribadito che con la Yamaha non sarebbe diventato campione del Mondo: “Ero al limite, avevo bisogno di staccare, è stata una prima metà di stagione dura e volevo godermi un po’ la famiglia. Non ho parlato con nessuno per il futuro, voglio prendere le cose con calma. La Yamaha ha molto potenziale, non sono la moto e il team a non funzionare, sono io che non mi sono adattato, e dovevo trovare una soluzione. Ora devo procedere con calma, l’importante è prendere la decisione giusta: l’Aprilia è cresciuta molto con Aleix Espargaró, l’opzione Suzuki non l’ho contemplata. In realtà non ho ancora pensato al 2022, ho ancora mezza stagione da disputare. Non cerco un entourage differente, cerco fiducia”.

La trattativa con l’Aprilia esiste: la Casa è interessata ed Espargaró è un sostenitore dell’arrivo di Maverick, perché conosce il suo potenziale avendolo avuto come compagno di team in Suzuki, dove Aleix ammetteva la maggiore velocità di Viñales. Se con Espargaró l’Aprilia ha sempre chiuso nella Top 8, quando è arrivata al traguardo nel 2021, l’esperienza dice che con Viñales la RSGP potrà compiere il salto di qualità a livello di risultati. Con i due catalani e con Andrea Dovizioso tester, l’Aprilia avrebbe finalmente tutte le carte in regola per salire sul treno dei top team. Serve soltanto che i vertici della Piaggio diano a Massimo Rivola le risorse necessarie.

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E Dovi?


Per Dovizioso la volontà di tornare a correre era, ed è presente, ma non a qualsiasi costo. La vicenda legata a Viñales ha portato il manager di Andrea a offrirlo alla Yamaha, dove la porta non è sbarrata, ma per quanto ne sappiamo non è un’opzione che si concretizzerà. In questo modo il futuro del forlivese sarà nella collaborazione allo sviluppo dell’Aprilia: i prossimi test saranno ad Aragón e Misano.

Lo scambio Rins


 Dalla Suzuki ci hanno assicurato non soltanto di non sapere nulla, ma anche di considerare improbabile – se non impossibile – uno scambio con la Yamaha che coinvolgerebbe Viñales e Alex Rins. A parte la situazione contrattuale dei pi loti, non può essere lo sponsor in comune per i due spagnoli a decidere affari del genere.

Petrucci attende


Il Red Bull Ring sta alla KTM come il Mugello sta alla Ducati: è il giardino della fabbrica. Lo scorso anno, Pol Espargaró comandava il GP Austria prima dell’interruzione, e nel GP Stiria è arrivato il primo trionfo di Miguel Oliveira in MotoGP. Significa che nei due appuntamenti del Red Bull Ring, la KTM sarà “obbligata” a vincere. Nel contingente KTM c’è anche Danilo Petrucci, la cui conferma fino a pochi giorni fa era data per impossibile, cancellata dall’ascesa di Raul Fernandez. Ma quest’ultimo sembra deciso a rimanere in Moto2 (“Anche se ne riparleremo durante la pausa” ha detto ad Assen), cambiando gli scenari. Finora il Mondiale di Petrucci è stato inferiore alle attese: la Casa austriaca lo aveva ingaggiato per “Avere un vincitore di GP con esperienza”, ma l’umbro non è stato competitivo. Prima per colpa di una RC16 deludente nei GP iniziali, e dopo gli aggiornamenti Petrux non ha ripetuto la progressione di Oliveira.

In KTM, peraltro, non sono delusi dal rendimento del trentenne, e non disdegnano di proseguire il rapporto, magari come collaudatore (in questo caso sostituendo Mika Kallio). Ma al tempo stesso non sarebbe da scartare un 2022 con Petrucci ancora nel Team Tech 3. In questo, il rendimento dal GP Stiria in poi sarà determinante. In KTM non sono entusiasti del rendimento di Brad Binder, fresco invece di rinnovo pluriennale: dal sudafricano si attende in fretta un passo in avanti.

Attenti a Marc


Tra i piloti che hanno accolto con favore lo stop dell’intero mese di luglio, spiccano i nomi di Jorge Martin, Franco Morbidelli e Marc Marquez, che necessitano di tempo per il recupero fisico. Per il rookie della Ducati, è un bisogno dettato dalle otto fratture rimediate nelle prove di Portimao. Jorge ha saltato quattro gare, ma al rientro era ancora molto lontano dalla forma ideale: in Austria sarà vicino al 100%.

Morbidelli ha saltato Assen per l’operazione al ginocchio, e il suo rientro è atteso per Misano. Ma è stato soprattutto Marquez a sorridere di fronte alla lunga pausa: con sei settimane di stop, è probabile che dopo la sosta rivedremo più spesso la versione autentica del Re. Pensate se dovesse vincere al Red Bull Ring, suo circuito tabù…

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