MotoGP: Yamaha, addio continuità

MotoGP: Yamaha, addio continuità© Milagro

Con l’uscita di Viñales a fine stagione, per la prima volta dopo l’avvento di Rossi la Yamaha cambierà la coppia di ufficiali per due anni consecutivi. Una tendenza in stile-Suzuki

Ha iniziato la Ducati l’autunno scorso, con il duplice cambio di pilota: dentro Jack Miller e Pecco Bagnaia, fuori Andrea Dovizioso e Danilo Petrucci. Un avvicendamento che sembra dare frutti perché entrambi gli ex Pramac sono nella Top 5 della classifica iridata mentre l’anno scorso il ternano chiuse al 12° posto. Da quando, nel 2003, ha esordito in MotoGP, mai il team ufficiale della Casa di Borgo Panigale si era avvalso di una mossa così rivoluzionaria. Addirittura non le era mai nemmeno accaduto di sostituire entrambi i piloti nell’arco di 12 mesi, come invece sta per fare la Yamaha. Dopo l’addio a Valentino Rossi dal team ufficiale, a fine anno farà le valigie Maverick Viñales, stufo del rendimento altalenante con la moto dei tre diapason con cui ha condiviso un lustro di gioie (otto vittorie e tredici pole) e dolori: il 6° posto finale del 2020 con appena tre podi in 14 corse, il 4° del 2018 e i terzi del 2017 e 2019, sempre senza mai superare quota 230 punti, troppo pochi per competere per la corona iridata.

Un ricambio non comune per il costruttore giapponese che a lungo ha privilegiato la continuità, forse temendo di tornare ai deludenti risultati della decade 1994-2003: in quei campionati della classe regina a cavallo del nuovo millennio la Yamaha vinse appena 21 GP a fronte dei 115 successi della Honda che se ne servì per conquistare nove titoli costruttori e altrettanti piloti. Fece eccezione il 2000 con l’exploit di Kenny Roberts Jr con la Suzuki e della Yamaha nel Mondiale marche.

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Rossi e Lorenzo, "fedeli" alla Yamaha


Quando invece si sono trovati con due piloti capaci di vincere gare su gare e titoli mondiali, in Yamaha hanno fatto di tutto per non lasciarseli sfuggire: Valentino Rossi è rimasto fedele per 15 annate da ufficiale, con l’interludio in Ducati, mentre Jorge Lorenzo è restato con Iwata per nove stagioni di fila. Non a caso si tratta dei due più vincenti di ogni tempo con la Casa: 56 successi per il Dottore, 44 per il maiorchino, tutti in MotoGP. E anche a molti dei loro compagni ai box è stata concessa più di una prova d’appello per mostrare il loro valore: tre stagioni a Carlos Checa (2002-2004), che peraltro era reduce da altre tre annate in 500 con il Marlboro Yamaha, altrettante per Colin Edwards (2005-2007 prima di passare a Yamaha-Tech 3) e un paio a Ben Spies (2011-2012).

Anche la Honda ha privilegiato la continuità in MotoGP non cambiando mai entrambi i piloti nello spazio di due anni: Nicky Hayden restò per sei stagioni e portò in dote il titolo 2006, vinto in rimonta su colui che nel 2003 era stato il suo primo compagno di squadra, prima di emigrare in Yamaha portandosi dietro Jeremy Burgess. Nella stagione in cui lo statunitense sconfisse Valentino gli era stato affiancato Dani Pedrosa (che abbatté Nicky all’Estoril, penultima prova della stagione), poi riconfermato fino a fine 2018 malgrado gli sia sempre sfuggito il bersaglio grosso. Una pecca considerata non da poco ai tempi, ma i colleghi che ne hanno raccolto l’eredità, prima Lorenzo, poi Alex Marquez, quindi Stefan Bradl e Pol Espargaró, hanno complessivamente ottenuto due podi. Bazzecole in confronto ai 31 GP vinti e ai 112 podi di Pedrosa che ha mancato l’appuntamento con il gradino più alto soltanto nell’ultima di tredici annate con mamma Honda.

La Suzuki


Meno conservatrice è stata invece la Suzuki, in parte per le minori risorse economiche che le impediscono di attrarre e conservare i piloti migliori, in parte per i risultati decisamente inferiori. Eppure agli albori della MotoGP confermò per un triennio l’accoppiata composta da Kenny Roberts Jr e John Hopkins. Quest’ultimo è rimasto per ulteriori due anni, in compagnia di Chris Vermeulen, riconfermato anche nel 2008, anno dell’ingaggio di Loris Capirossi. Quando, nel 2015, è rientrata in pista dopo un triennio sabbatico, la Suzuki si è avvalsa di Aleix Espargaró e Viñales ma nel 2017 quest’ultimo ha preferito andarsene in Yamaha mentre l’altro catalano è stato lasciato libero per prendere Andrea Iannone e Alex Rins. Anche questa doppia è scoppiata dopo due anni perché all’abruzzese è stato preferito Joan Mir. E, guarda caso, quando è tornata in cima al Mondo la Casa di Hamamatsu ha confermato entrambi, ribadendo il vecchio adagio: squadra che vince non si cambia.

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