Come annunciato da qualche tempo ormai, nel weekend di Misano che si terrà dal 17 al 19 settembre, Andrea Dovizioso tornerà in sella alla MotoGP dopo un'assenza durata un anno. Il forlivese, che disputerà anche il campionato 2022 con Yamaha, versante Petronas, chiude cosi quello che aveva definito come anno sabbatico.

Dopo un flirt con Aprilia, con la quale aveva svolto tre giorni di test, Dovizioso ha accettato l'offerta Yamaha, ora sarà interessante capire quanto questo binomio possa giovare ad un pilota al rientro come Dovizioso e ad una squadra che fino ad ora ha vissuto una stagione molto difficile.

Dovizioso-Yamaha, chi ci guadagna?


Da un lato potrebbe sembrare un azzardo per ambo le parti: Dovizioso che al rientro trova una moto che seppur oggettivamente competitiva, è solo nelle mani di Quartararo che non ha mai avuto problemi; e Yamaha che ingaggia un pilota di 35 anni, al rientro dopo un anno di stop. D'altra parte, invece, questa mossa di mercato potrebbe essere la più giusta, con il forlivese che sale in sella alla moto che in questa stagione ha vinto 5 volte (più di tutti) e con Yamaha che si assicura le prestazioni di uno dei piloti più forti dell'ultima era. Dunque, qual'è il punto di vista corretto per vedere questa mossa di mercato?

La vicenda Vinales ha scombussolato i piani della Yamaha, e dunque anche del team Petronas, che seppur abbia sempre dichiarato di puntare sui giovani, ha successivamente virato sull'ex pilota Ducati. Un cambio di rotta embletico: seppur abbiano sempre dichiarato di dare priorità ai giovani, per la seconda volta consecutiva i vertici del team malese hanno scelto un pilota di maggiore esperienza. L'anno scorso puntarono su Valentino Rossi, che oltre all'esperienza portava un seguito mediatico, e non solo, difficilmente rinunciabile. Quest'anno, Dovizioso. Una delle motivazioni, oltre all'indubbio valore del pilota, è probabilmente la mancanza di giovani talenti papabili per la sella della M1. Con Gardner, Fernandez e Di Giannantonio già diretti verso la top class, e Bezzecchi vicino al team VR46, scommettere su altri piloti della Moto2, sarebbe stato un azzardo forse troppo grande. Tenendo anche conto delle difficoltà che sta affrontando Jake Dixon, in queste ultime gare affrontate al fianco di Valentino.

A Iwata sanno scegliere i piloti, due esempi recenti sono Quartararo e Morbidelli, e la scelta di Dovizioso è tanto logica quanto, comque, piena di incognite. L'età anagrafica dice 35, e il pilota italiano si troverà una M1 ben diversa da quella guidata nel 2012, inoltre i problemi avuti da Valentino Rossi e Franco Morbidelli in questa stagione (soprattutto con le gomme), due piloti con una stile di guida non troppo dissimile dal forlivese, aumentano i punti interrogativi sull'accoppiata.

Negli ultimi anni, il vero oppositore di Marquez


Tuttavia, Yamaha si assicura un pilota capace di vincere 14 gare negli ultimi 5 anni ed in grado di arrivare per tre volte in seconda posizione. L'ultimo pilota, dal 2017 ad oggi, in grado di contrastare Marc Marquez, e di batterlo in più circostanze di gara. L'esperienza maturata negli anni con Ducati hanno fatto crescere il "Dovi" sia come pilota che come collaudatore, e questo porterà un altro vantaggio a Yamaha, che con l'addio di Valentino Rossi, perderà il faro dello sviluppo degli ultimi anni.

La bussola potrebbe dunque tendere verso la parte della decisione corretta, lo dimostra anche lo stile di guida di Dovizioso, sulla carta molto adattabile alla M1, una moto che ha nel telaio e nella guidabilità il suo punto forte. Due elementi che potrebbero esaltare la guida del forlivese. È pur vero che, come dice anche Crutchlow, Dovizioso troverà una moto molto diversa dalla Ducati a cui era abituato, in primis nel motore. Dunque una prima fase di adattamento sarà inevitabile, ma se c'è un pilota in grado di farcela, quello è proprio Dovizioso. Sulla carta, il binomio Dovizioso-Yamaha potrebbe portare vantaggi a entrambe le parti, ma a questo punto, solo la pista potrà decretare la risposta finale.

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