Era novembre del 2020 quando il TAS, il Tribunale Arbitrale dello Sport, di Losanna squalificava per quattro anni il pilota Andrea Iannone, trovato positivo al doping dopo il Gran Premio della Malesia del 2019. Oggi l’abruzzese continua a stare lontano dalle corse, ma non dal paddock e a Misano è andato a salutare Aprilia, squadra con cui correva nel momento dell’accaduto e che l’ha supportato in tutto e per tutto.

Continua a essere un pilota


È difficile spiegare come sto” ha dichiarato al giornale spagnolo As.com. “È come se avessi qualcosa dentro di me che mi uccide ogni giorno, perché non mi lasciano fare quello che sapevo fare meglio, ovvero andare in moto”. La lontananza dal suo mondo, dove è sportivamente cresciuto, è pesante per il 31enne: “Mi manca ogni giorno. Prima di andare a letto ogni sera e quando mi alzo ogni mattina, mi sento un motociclista e mi alleno come un pilota. Vivo come se fossi un pilota”.

Iannone: “È stata commessa un'ingiustizia"


La squalifica durerà ancora per poco più di un anno e mezzo e Iannone ha ammesso: “Mi manca correre. Ma non posso continuare a pensarci, perché altrimenti mi uccido o impazzisco completamente”. Su una cosa però è certo: “È stata commessa un'ingiustizia. Quello che mi è successo deve essere un esempio per il nostro sport e dev’esserci una soluzione per il futuro. Bisogna fare qualcosa per impedire che qualcuno si trovi di nuovo in questa situazione ingiusta”.

Che nessuno viva più quello che sta vivendo lui, da innocente: La mia innocenza è provata. La FIM mi ha considerato innocente. C’è stata una contaminazione alimentare. Non è che io dica di essere innocente. Lo dicono gli altri e anche la prova del capello che mi hanno fatto”. Vive giorno per giorno oggi Andrea ed è difficile per lui fare pensieri su quello che succederà: “Spero di tornare, ma non so se come pilota. È difficile pensarci adesso”.

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