La MotoGP arriva ad Austin, una pista tortuosa e tecnica, tendezialmente amata da quasi tutti i piloti, non fa eccezione Valentino Rossi, che nel 2019 sfiorò quella che sarebbe potuta diventare (al momento) la sua ultima vittoria. In quella gara Rins trionfò per soli 4 decimi dopo una buona parte di corsa condotta dal pilota di Tavullia; le condizioni tecniche sono differenti in questa stagione però l'ottimismo non manca al pilota Yamaha. Rossi inoltre, ha dato la sua valutazione sul tragico incidente di Dean Berta Vinales e sul tema sicurezza.

Il campione di Tavullia è sicuro: "Il problema non è l'età"


Dopo 26 stagioni in pista e dopo aver corso in 4 categorie diverse, Valentino Rossi è forse il più adatto a esprimersi sul tema sicurezza in pista e lancia un monito soprattutto in relazione alla gestione della gara: "L’aggressività dei piloti negli ultimi anni è salita molto, è questo il problema più che l’età, si dovrebbe insegnare con delle regole più dure avendo più rispetto per gli avversari. Deve passare il messaggio che il rispetto è più importante del risultato. Tutti rischiano moltissimo e sembra che nessuno si preoccupi degli avversari. Avere delle regole più ferree sulle bandiere gialle ad esempio sarebbe un modo per diminuire il rischio, bisognerebbe fare in modo che tutti stessero più attenti".

Il "dottore" ha poi analizzato la difficile situazione delle piccole cilindrate: "La SSP 300 è una classe ancora più estrema della Moto3, ci sono 42 moto in pista, mentre le Moto3 sono 30, e 42 sono davvero troppe. Questo aumenta il rischio che accadono incidenti del genere, le moto poi sono pesanti ma non sono molto veloci, quindi rimangono sempre molto attaccati, c’è un grandissimo rischio, se ci fossero meno moto sarebbe meno pericoloso".

Rossi torna sul circuito texano: "Austin pista che amo"


Il secondo posto del 2019, ultimo anno in cui si è corso ad Austin, evoca bei ricordi nella mente del pilota Petronas: "Sono felice di essere qui, amo questa pista. Nel 2019 ho avuto la possibilità di vincere, purtroppo alla fine Rins mi batté, ma feci alcuni errori, però fui molto competitivo. Su questa pista il pilota è molto importante. Ci sono dei settori dove vari piloti possono guidare in maniera differente l'uno dall'altro. L’asfalto è molto sconnesso, ci sono molte buche, quindi la moto non solo deve fare le curve, ma assorbire le buche”.

La sfida che sta infiammando la Superbike ha affascinato anche il dottore che si è lasciato andare in un paio di considerazioni: Toprak mi piace molto, è un giovane moderno, ha un grande controllo della moto. Sono molto curioso del test che affronterà a fine stagione sulla M1, perché potrebbe essere competitivo in MotoGP". Infine, un attestato di stima nei confronti di Rea: "È un peccato che Rea non sia passato in MotoGP cinque o sei anni fa, aveva il potenziale per andare forte. E forse andrebbe forte anche ora”.

MotoGP Americhe, Marc Marquez: “Fabrizio? Non intendo rispondergli”