Per Matteo Ferrari, il weekend 2019 di Misano Adriatico fu semplicemente perfetto. Arrivato al Marco Simoncelli reduce dal quinto posto ottenuto in entrambe le prime uscite della MotoE (lo storico debutto al Sachsenring e poi al Red Bull Ring), il pilota del Team Trentino Gresini diede vita a un doppio attacco rivelatosi decisivo nella conquista della neonata classe elettrica, caratterizzata dalle Ego Corsa messe a disposizione da Energica a ogni squadra iscritta al campionato. La FIM Enel MotoE World Cup, a dire il vero, non si presentò nel modo più fortunato: il rogo scoppiato nella notte, durante i test prestagionali di Jerez, mandò in fumo ogni esemplare delle moto fornite ai team; a fuoco andarono pure ricambi, materiale tecnico e oggetti personali. Tutto sembrava compromesso e la rinuncia incombeva minacciosa. Invece, con impegno e sacrifici, Livia Cevolini – CEO di Energica – e il suo staff furono in grado di allestire ex novo i 18 esemplari necessari, più i modelli di riserva e le parti necessarie sostitutive in caso di eventuali danni. Seguì la riorganizzazione del calendario. Saltarono gli appuntamenti di Jerez e Le Mans, da recuperare in due doppi eventi: nel finale di Valencia e, appunto, a Misano.

Misano 1982: Franco Uncini, in volo verso l'iride

Un weekend caldo, non solo a livello climatico


Faceva caldo a metà settembre del 2019, e la tensione salì ancor di più sabato e domenica, giorni in cui gli “eroi del silenzio” si misurarono in una doppia manche stile-Superbike. Emulata dalla SBK fu anche la E-Pole: nella sessione di qualifica sul giro secco, Ferrari siglò il secondo tempo, dietro Alex De Angelis e con alle spalle il belga Xavier Simeon. Il giovane romagnolo, di fronte al pubblico amico e su una pista “casalinga”, avrebbe dovuto dare tutto per incamerare più punti possibili, perché a seguito del fine settimana di Misano si sarebbe disputata soltanto la doppia gara di Valencia, con 50 punti da assegnare. La batteria elettrica concedeva sette giri, pochi se paragonati ai classici Gran Premi, ma più intensi e tirati che mai. I vincitori delle gare di Germania e Austria erano carichi a mille: il finlandese Niki Tuuli e il francese Mike Di Meglio partivano per bissare le rispettive affermazioni. Il brasiliano Eric Granado desiderava trasformare in concretezza la propria esplosività, e ambivano al successo anche il già due volte a podio Bradley Smith, il determinato Héctor Garzo e la mina vagante Jesko Raffin. Mentre Sete Gibernau – espertissimo, tuttavia compassato – e Maria Herrera, sino a Misano erano stati bravi, però mai al vertice.

Il plotone azzurro era comandato proprio da Ferrari; Niccolò Canepa, campione Endurance, faticava a esprimere il suo valore nell’elettrico. Lorenzo Savadori avrebbe voluto più tempo per adattarsi alla categoria, esattamente come Mattia Casadei. Il pilota “italico” Alex De Angelis era forte nel giro singolo, ma perdeva terreno in bagarre. Matteo si dimostrò il più completo. In partenza, la moto numero 11 effettuò uno scatto bruciante e impose un ritmo altissimo, tuttavia copiato da Garzo e Simeon. La poderosa coppia motrice espressa dalle Ego Corsa faceva scivolare le gomme posteriori Michelin sin dalle prime curve, per una gestione del gas tutta da reinterpretare per piloti abituati alle erogazioni offerte dai propulsori endotermici.

"In quel momento ero al top del mio potenziale"


In quel 2019, poi, Ferrari si alternava tra la Moto2 del CEV e la MotoE mondiale: per lui, “dare Watt” si rivelò divertente e singolare, come ricorda di aver pensato alla fine di una gara vinta in volata su Garzo e Simeon. "Si trattò di una vittoria complicata da ottenere perché mi trovai a condurre una gara 'elettrica' e notai subito come fosse strana la nuova situazione. Essendo la Energica Ego Corsa davvero silenziosa, non potevo sentire la presenza degli inseguitori, non sapevo dove fossero i miei rivali. Loro erano attaccati a me, ma non avevo idea di dove avrebbero potuto insidiarmi. Nel rettilineo dei box consultavo la tabella, poi stavo attentissimo e spingevo al massimo, evitando errori. Affrontai l’ultimo giro concentrato e tranquillo, vincendo per un soffio". Sul gradino più alto, Ferrari gioiva, pensando all’indomani.

Per nulla appagato, il giorno successivo completò la doppietta: “In quel caso, arrivare in prima posizione fu un po’ più semplice – svela colui che lasciò il Marco Simoncelli da leader della classifica – in una seconda gara condotta dall’inizio alla fine, in fuga. Ero molto felice, al culmine del lavoro iniziato nei test e portato avanti in ogni uscita stagionale. In Germania e Austria eravamo cresciuti, ma fu a che Misano arrivai nel pieno del mio potenziale: assieme alla squadra raggiungemmo un metodo di lavoro e un set up sulla moto davvero eccellenti. Quelle due vittorie mi lanciarono verso l’iride, toccato con due mani a Valencia”.

Al Ricardo Tormo, Matteo si difese con il coltello tra i denti, amministrando il vantaggio accumulato nell’uscita precedente e resistendo agli attacchi. Un terzo e un quinto posto gli regalarono lo storico titolo della silenziosa MotoE. Festeggiato, invece, in maniera comprensibilmente sonora e chiassosa insieme con i ragazzi di Gresini.

SBK: Troy Bayliss, l'uomo con la valigia