Un viaggio dentro se stesso lungo 10 mesi per capire che, in fondo, il mondo a cui appartiene è quello che aveva temporaneamente lasciato. Dopo quasi vent’anni nel Motomondiale, Andrea Dovizioso aveva bisogno di allontanarsi, per un po’ di vita “normale” dando sfogo alla passione primordiale, quella per il Cross, trasmessa da papà Antonio. Ma alla fine, nulla può pareggiare “L’adrenalina di quando ti trovi in mezzo ai migliori 20 piloti del Mondo”.

Dovi è tornato, utilizzando il finale del 2021, da vivere con la M1 specifica 2019 e il Team Petronas, per preparare il 2022 in cui invece guiderà una Yamaha analoga alle ufficiali con il Team RNF, sponsorizzato da WithU. Una compagnia che, dopo il salto del proprio testimonial Franco Morbidelli nel team ufficiale, ha spinto per avere Dovizioso. Il quale, nel 2022, diventerà il decano per il motociclismo italiano nei tre grandi Mondiali, dato che Valentino Rossi e Antonio Cairoli hanno annunciato il ritiro.

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Il rientro


Com’è stato il ritorno in MotoGP a Misano?

“Da un lato è presto per dare giudizi, anche se poi è andato tutto come mi aspettavo, anzi persino meglio perché è stato possibile girare in ogni tipo di condizione, anche sul bagnato. Dall’altro lato, è andata bene perché mi sono allineato al resto del gruppo”.

Dopo otto anni sulla Ducati e i test 2021 con l’Aprilia, com’è stato il ritorno su una moto con il motore “quattro in linea”?

“Per fornire risposte approfondite, è ancora presto. Però è certamente un salto enorme, persino difficile da quantificare: ho memorie del 2012, quindi non è tutto nuovo, ma le differenze sono tali che, a parità di piste e condizioni, devo cambiare traiettorie per sfruttare al meglio la M1. Devo ridisegnare la mia personalissima ‘mappa’. Poi so benissimo che la moto è questa, e tale rimarrà fino a fine stagione, e non posso nemmeno fare comparazioni con gli altri piloti Yamaha, perché guidano una M1 differente, ma va bene anche così, ho capito su cosa lavorare per completare l’adattamento”.

Cosa hanno detto i test?

“C’è già un buon feeling con il telaio. Posso guidare in modo più aggressivo in frenata e ingresso di curva, ed è bello sentire che pur spingendo hai margine”.

Com’è stato il ritorno nel paddock?

“Quello di Misano è stato il primo weekend con un paddock un po’ aperto, dopo la pandemia, ma nulla a che vedere con il ‘casino’ a cui eravamo abituati fino a due anni fa. Si comincia a rivedere la luce, per tornare un po’ alla normalità, perché in fondo un paddock senza gente sembra perdere di importanza”.

Un paddock vuoto ricorda quelle gare amatoriali nel Cross a cui ti sei dedicato negli ultimi mesi.

“Sì, ho vissuto dieci mesi bellissimi, perché quando finisci una stagione senza avere buone sensazioni, con la moto e in generale, senti che non è più così bello andare a correre, e hai bisogno di fare altro. Dato che volevo fare Motocross e avere un po’ di libertà a casa – perché se guidi in MotoGP tutto gira attorno a quella attività – dopo quasi 20 anni di Motomondiale l’ho vissuta molto bene. Anche perché sono una persona che cerca la privacy. Trascorrere dieci mesi tra campi di Cross e un ambiente ‘terra terra’, che tutti frequentano per passione pura, tutti con il proprio furgoncino, a passare la giornata nel verde, a prendere polvere e fango, devo dire che è stato bellissimo. Poi ovviamente parliamo di un livello amatoriale, l’organizzazione e il seguito sono differenti rispetto alle mie abitudini, ma a differenza di ciò che potrebbe pensare la gente, l’ho vissuta benissimo”.

Dovizioso: "Non ho saputo dire di no alla MotoGP"


Poi però…

“Quando si è aperta la porta del ritorno in MotoGP non ho saputo dire di no, era ciò che avevo in mente, scopriremo se mi divertirò e farò risultati. In fondo io sono una persona a cui piace tantissimo avere un programma, altrimenti non sto bene, devo avere uno scopo e vivere di quello: in questi dieci mesi avevo le gare da disputare e gli allenamenti, ma poi mi chiedevo ‘qual è l’obiettivo?’”.

Nell’intervista sul numero 28 di Motosprint, Max Biaggi aveva dato la stessa risposta.

“Non mi sorprende, indipendentemente dal carattere: quando hai progetti importanti, ci sono momenti in cui dici ‘basta’, ma poi non ci stai bene, senza quei progetti”.

Cosa ti è mancato della MotoGP?

Non c’è niente da fare, quando sei in pista in mezzo a 20 piloti top, è una figata, per l’adrenalina che si crea: ti senti fortunato a essere un pilota. Poi, dopo un po’ di tempo, tutto questo svanisce perché comanda sempre la prestazione, il risultato”.

Ci sono piloti Yamaha con stile simile al tuo?

“No, ed è normale, perché guido la M1 come facevo con la Ducati, ed è il motivo per cui devo essere io ad adattarmi alla moto, più che il contrario”.

Com’è stato l’impatto con Ramon Forcada, il capotecnico che meglio di tutti conosce la M1?

“Logicamente sono all’inizio e devo capire tante cose, non ho la situazione sotto controllo sulla moto e su cosa sia possibile fare. Il metodo di lavoro è molto diverso rispetto alla Ducati, quindi devo adeguarmi e capire. Quando hai l’età, l’esperienza e il curriculum di Ramon, oltretutto conoscendo questa moto alla perfezione, i vantaggi sono molteplici: in base a ciò che emerge, lui ti indirizza su tutto ciò che conosce”.

"Valentino non si arrabbia come in passato. Cairoli? Carriera pazzesca"


Come ti ha accolto Valentino nel Team Petronas?

“Lui è tranquillissimo, in generale cerca di sorridere. Tra noi non c’è mai stato un rapporto di amicizia e non ci siamo mai frequentati fuori, ma c’è sempre stato un assoluto rispetto reciproco, è una bella cosa perché non siamo mai arrivati a un contrasto che potesse allontanarci. Siamo entrambi contenti di correre assieme”.

Cosa pensi del suo ritiro?

“Non avendo la possibilità di giocarsi certe posizioni, Valentino si gode il bello di quest’anno, e quando le cose non vanno non si arrabbia come in passato. Lo capisco benissimo, perché si invecchia, lo sento anch’io, c’è inevitabilmente una parabola che a un certo punto comincia a scendere. E comunque in pochi al Mondo sono riusciti e riusciranno a correre a quell’età con certe prestazioni. Performance di quel tipo le fai soltanto avendo un talento stratosferico e la passione. Però quando inizi a non fare risultati e a percepire il rischio, pensi al ritiro. Un’altra cosa che ti permette di essere competitivo a questa età, è il lavoro su tanti aspetti a livello fisico e mentale, e secondo me non c’è ancora troppa cultura in merito nel mondo della moto”.

Antonio Cairoli ha annunciato il ritiro prima dell’infortunio a Riola Sardo, quando era in corsa per il titolo.

“È una situazione molto diversa, rispetto a Vale, non soltanto per il livello di prestazioni. Soltanto chi fa Cross avvicinandosi al professionismo può capirlo: onestamente fatico a darmi una risposta su come Cairoli sia riuscito ad arrivare a 36 anni giocandosi il titolo e con quella voglia”.

Perché?

“Quest’anno ho fatto tanti mesi di preparazione nel Cross, e non certo come fanno i big, e ho capito che serve una passione come quella di Tonino per andare così forte per così tanto tempo. Quella del Crossista, in Europa ancora più che negli Stati Uniti, è una vitaccia: sei obbligato a svolgere così tanti allenamenti, restando tante ore in moto anche in determinate condizioni, che ti passa la voglia. E poi dobbiamo pensare ai rischi: nel Cross è facilissimo farsi male, in un anno loro si prendono dieci volte i rischi rispetto a noi della MotoGP. Anche per questo Tonino ha fatto una carriera pazzesca”.

Il tuo obiettivo del 2022 sarà tornare con i big e vincere?

“È ciò che voglio, anche se il progetto è all’inizio e ora siamo lontani. Ma è anche per questo che sono partito in anticipo: prima rientri, prima capisci qualcosa e prima sfrutti il potenziale”.

"Viñales? Impressionante. Il progetto Aprilia è buono"


Ti ha sorpreso Maverick Viñales subito veloce con l’Aprilia almeno nei test e nelle prove libere?

In pochi hanno capito quanto Maverick sia davvero veloce e talentuoso. Il suo 1’32”2 delle FP1 di Misano è stato impressionante, ed è possibile soltanto per chi ha il suo enorme talento e la sua voglia, ma poi per fare risultato in gara servono anche altri aspetti, e lui non conosce ancora bene la RS-GP. Quei crono non mi hanno sorpreso anche perché, provando l’Aprilia, ho capito quanto fosse buono il progetto”. 

Tu però non l’hai sposato, quel progetto, aspettando un’altra chiamata.

“Ho sempre avuto le idee molto chiare, giuste o sbagliate che fossero: per tornare in MotoGP avrei accettato soltanto certe situazioni. Si è aperta la porta, con l’aiuto del main sponsor del prossimo anno (WithU, ndr), e ripeto che non avrei accettato altre situazioni”.

Come hai visto Marc Marquez, tuo rivale nel triennio 2017-19?

“I dettagli non li conosco, e non posso dire se potrà tornare al 100% oppure no. Ma credo sia messo molto peggio di quello che la gente pensa”.

I Marquez e Dovizioso di oggi sono Fabio Quartararo, nel ruolo della lepre, e Pecco Bagnaia, l’italiano ducatista all’inseguimento.

“Fabio è velocità pura, quando va così forte soltanto una moto, significa che il pilota sta facendo qualcosa di speciale. E anche a Misano, recuperando quel divario da Bagnaia, ha fatto paura. Pecco è tosto, già l’anno scorso aveva mostrato un bel potenziale a Jerez e nelle due Misano. È molto bravo”.

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