30 punti di distacco in 3 GP costituiscono un margine quasi di sicurezza: per vincere il titolo della Moto3, e diventare il terzo minorenne iridato dopo Loris Capirossi e Marc Marquez, a Pedro Acosta basterà salire sempre sul podio nelle gare conclusive. Quel risultato, però, lo spagnolo della KTM non lo ottiene dal GP Stiria, dopo il quale ha totalizzato 35 punti.

Nella stessa parentesi, Dennis Foggia ha conquistato due successi, un secondo e due due terzi posti. Per questo il ventenne romano crede nell’impresa rappresentata dal titolo mondiale.

Moto3, Foggia può vincere il titolo? L'analisi del gran finale

Una stagione da tutto o niente


“La classifica l’ho studiata bene - dice Foggia - ho in mente il distacco da Acosta e so quanti punti gli ho recuperato dopo la Stiria. È una ragione in più per non mollare fino alla fine”. Il 2021 non ha risparmiato alcuna sensazione a Foggia, quattro volte vincitore e sulla cresta dell’onda dopo aver espresso un malcontento (“Il prossimo anno non voglio correre per questo team e in questa categoria” aveva dichiarato dopo il GP Austria) che poi ha lasciato il posto al rinnovo con il Team Leopard per il 2022.

Misano ti ha portato il quarto successo stagionale, il secondo in casa, e la conferma con Leopard. Oggi sei il pilota più in forma della categoria, ma...

“Se penso ai punti persi a inizio stagione... Meglio di no. Meglio concentrarsi sulla vittoria di Misano: bellissima. La mia fiducia nella rincorsa al titolo è aumentata. L’obiettivo sarà quello di salire sempre sul podio, e magari vincere, chiudendo costantemente davanti ad Acosta. Poi andremo a leggere”.

La tua stagione è stata da tutto o niente: 15 GP, nove podi e sei gare chiuse senza prendere punti.

Il rammarico è per gli ‘zero’ del Qatar, dove avevo il potenziale per salire sul podio: nella prima gara sono stato steso al primo giro, poi nel secondo GP sono partito dalla pit lane, come Acosta, ma un problema tecnico mi ha impedito di completare la rimonta. Poi le carambole di Jerez e Barcellona... Questo ha condizionato anche il mio modo di correre”.

In che senso?

“A Portimao non ho chiuso la porta sul sorpasso di Acosta all’ultimo giro: temevo un contatto e un’altra caduta”.

Pensando alle tensioni dei mesi passati e ai risultati del presente, viene da chiederselo: per vedere il miglior Foggia serviva farlo arrabbiare?

“No, avrei preferito non arrabbiarmi. Ci sono state alcune situazioni difficili, ma ho reagito con carattere, e ora le cose stanno andando come devono andare”.

Come va con il team, con cui resterai anche nel 2022?

“La risposta è nelle ultime due vittorie di fila. Penso che avrei meritato il salto in Moto2, ma si tratta di un semplice rinvio, anche perché il mio stile di guida e il mio modo di interpretare le gare – amo girare da solo, più che la bagarre – sono più adatti alla Moto2”.

Un’interpretazione che ricorda quella di Raul Fernandez.

“Sì, purtroppo non siamo tutti così: io mi trovo bene quando sono davanti, anche se dietro ho qualcuno che mi pressa. Anzi, lo preferisco, perché mi mette pure quel brio in più, mentre altri magari commetterebbero qualche errore. E comunque se sto davanti decido io le linee. Questo mi ha fatto migliorare anche nel giro di qualifica, perché alla fine seguire il gruppo per il giro veloce è un rischio, hai un tentativo soltanto, se invece giri da solo hai 4-5 tentativi e non dipendi dagli altri. Questo tipo di lavoro me lo ritrovo in gara, quando riesco a viaggiare davanti e poi ho la possibilità di cercare lo strappo negli ultimi 3-4 giri. So che in Moto3 non sempre paga ma per il futuro mi aiuterà”.

Come si approcciano i weekend di gara sapendo di essere in lotta per il titolo?

“Cambia soltanto il livello di fiducia: obiettivi, voglia e carica sono gli stessi. Il team mi sta fornendo un’ottima moto e io so cosa posso fare”.

A prescindere dall’esito del Mondiale, cosa ti lascerà il 2021?

“Sono cresciuto e ho mostrato a me stesso di essere forte di testa. Non fossi stato mentalmente forte, sarei crollato. È l’anno del ‘click’ mentale”.

Quanto sei orgoglioso di essere l’unico pilota Honda vittorioso nella Moto3 2021?

“Sono felice di aver portato in alto la Honda, perché le moto sono uguali e non è facile per nessuno: le KTM sono veloci, e sono tante. A volte mi sento accerchiato”.

Da Roma al Motomondiale


Quanto è stato difficile affermarsi partendo da Roma, distante dalla terra dei motori?

“Quando correvo in Minimoto non credevo che sarei arrivato nel Mondiale. Devo tutto a mio padre Fabio, che ha compiuto mille sacrifici per farmi arrivare fin qui. Ai box, da papà si trasforma in ‘accompagnatore’, e non tutti capiscono che non parla soltanto per compiacermi: quando sbaglio, medo mi dice cose non piacevoli. Per me è come un grande amico. Mi dispiace per alcune situazioni che si sono create quest’anno, ma io lo ringrazio, ha sempre fatto tanti sacrifici per me”.

Nel tuo percorso c’è stata anche la parentesi con la VR46 Riders Academy, all’interno della quale hai vinto il Mondialino del CEV e hai debuttato nella Moto3 iridata.

“Se non fossi entrato nella Academy, non avrei avuto le risorse per correre nel Mondiale. La VR46 è stata un grande trampolino di lancio. Sono migliorato come pilota, in quell’esperienza, anche se il vero salto di qualità l’ho compiuto quest’anno”.

Quale vittoria ti ha reso più orgoglioso all’interno del poker 2021?

“Al Mugello mi sono sbloccato, ma Aragón, con la rimonta e il sorpasso all’ultima curva su Öncü, è stata bellissima, perché ho calcolato tutto ed è venuto alla perfezione, è una gara che ho rivisto molto volentieri, e poi una vittoria fa bene, ti ripaga di tutto. Sono molto contento, perché dicevano che ero incostante, e ci soffrivo, invece ora ho ottenuto quattro podi di fila”.

C’è un pilota che studi?

Mi colpisce Fabio Quartararo, anche perché siamo amici: nel 2012 eravamo nello stesso team, in RMU, lui correva in PreMoto3, io nella 50. La sua storia, con le difficoltà in Moto3 dopo il trionfo nel CEV, l’ho rivista un po’ in me. Lui era considerato il migliore, all’arrivo nel Mondiale crearono anche la ‘legge Quartararo’ per farlo debuttare prima dei 16 anni. Lo ammiro molto, perché è stato capace di risalire e oggi è velocissimo. Poi, mio padre e il suo, Etienne, hanno un bel rapporto. Io e Quartararo parliamo spesso: a Misano, Fabio mi ha fatto i complimenti per il successo. Ogni tanto gliela butto lì: ‘Fra qualche anno ci vediamo in MotoGP’. Lui mi aspetta”.

Classifica Piloti Moto3: Dennis Foggia accorcia le distanze da Acosta