Il rendimento mostrato da Alex Marquez in questo 2021 è ben al di sotto delle attese: i 54 punti conquistati in campionato con un sesto posto a Le Mans come miglior piazzamento rappresentano la testimonianza numerica delle difficoltà incontrate dallo spagnolo nel suo primo anno all'interno del Team LCR.

I podi ottenuti nel 2020, al debutto in MotoGP con i colori Repsol, avevano fatto ben sperare, salvo poi rivelarsi dei lampi ai quali non ha fatto seguito la necessaria costanza.

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Troppe battute a vuoto


A stupire in negativo è la quantità di cadute rimediate dallo spagnolo - durante i test in Qatar si era anche fratturato un piede in seguito a una scivolata - sintomo evidente di un feeling mai del tutto sbocciato con la Honda RC213V.

“Non mi sento a mio agio come nella parte finale della scorsa stagione – aveva dichiarato Marquez al quotidiano ‘Sport’ a metà stagione - Iniziare l’anno con così tante cadute ti logora la fiducia, non hai la sicurezza per sfruttare moto. Nei test di Jerez avevamo fatto una modifica all’elettronica che ci ha fatto molto male. Dopo siamo andati migliorando ma dobbiamo trovare quella svolta per tornare ad essere competitivi come possiamo e dobbiamo essere“. Una strada non ancora imboccata, a giudicare dai risultati ottenuti negli ultimi Gran Premi.

Ad Austin, Alex ha concluso il Gran Premio in 12esima posizione a quasi 25 secondi dal fratello Marc, appena dietro all’altra Honda ufficiale di Pol Espargaro classificatasi al decimo posto.

Una moto che funziona solo nelle mani di Marc


Al netto delle difficoltà incontrate dal più piccolo dei fratelli Marquez, pur sempre al secondo anno in top class, basta guardare la classifica generale per comprendere il complicato momento vissuto dai piloti della Casa di Iwata: Takaaki Nagakami ha accumulato 70 punti, gli stessi di Espargaro. L’unico a tenere a galla i nipponici è proprio Marc, con due vittorie e 117 lunghezze che gli valgono la settima piazza nel Mondiale.

Numeri che spiegando quanto il #93 riesca a fare la differenza rispetto ai compagni di marca, pur lamentando le difficoltà di una moto non al livello di Yamaha e Ducati.

La potenza è nulla, senza controllo


“Non nego che dobbiamo migliorare la moto. Abbiamo quattro piloti e, a parte Marc che si è infortunato, anche gli altri non stanno ottenendo risultati” ha recentemente ammesso Alberto Puig ad ‘AS’.

Un cambiamento tanto atteso dagli alfieri Honda, Alex Marquez in primis, che continua a soffrire il carattere del 4 cilindri nipponico, dimostratosi potente ma anche aggressivo, non permettendo di trasferire tutta la potenza alla gomma posteriore. Situazione che non comsente di generare il grip necessario, sfociando nelle tante cadute di cui abbiamo parlato nelle righe precedenti.

Urge un miglioramento tecnico, assieme a un netto passo avanti del pilota, per poter rivedere l’Alex Marquez di fine 2020. La nuova Honda che debutterà nel 2022 potrebbe rappresentare la parziale soluzione a questi problemi.

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