Dieci anni dopo, Marco Simoncelli: la carriera del pilota di Coriano

Dieci anni dopo, Marco Simoncelli: la carriera del pilota di Coriano

Nel decennale della morte del Sic avvenuta a Sepang, ne ricordiamo la vita e la carriera attraverso anche qualche aneddoto da lui stesso raccontato nelle trasmissioni televisive

23 ottobre

Quel giorno purtroppo è arrivato. Stiamo parlando del decennale della morte di Marco Simoncelli avvenuta al primo giro della gara di Sepang del 2011. Da quel giorno la vita della famiglia del Sic ma anche della sua ex fidanzata Kate sono cambiate radicalmente. Ora Kate lavora per la Fondazione Marco Simoncelli, nata a dicembre del 2011.
 
Marco era l’erede designato di Valentino Rossi in quanto a personalità e modo di porsi. Senza quell’incidente sarebbe andato in Ducati, come ammesso dallo stesso Valentino in una puntata di Sfide. Era già tutto fatto con gli uomini di Ducati per passaggio del Sic nel 2013 a Borgo Panigale.

La vita del Sic


Marco Simoncelli nasce a Cattolica il 20 gennaio 1987 crescendo poi nel piccolo paese di Coriano, sempre in provincia di Rimini. Quella Coriano che ha visto Marco crescere e fare su e giù con la moto del papà per la strada del paese fino a che un giorno non ha trovato la zia che stava venendo su. Risultato? Incidente inevitabile con la zia rimasta incastrata nella macchina con la fiancata rientrata per la botta.
 
Nel 2006 incontra per caso quella che diventerà poi la sua fidanzata, Kate Fretti.
 
Negli anni successivi poi incontrerà Valentino Rossi e i due diventeranno grandi amici allenandosi insieme alla cava (quella che poi sarebbe diventato il Ranch con l’Academy). L’assurdo tragico destino “vuole” che ci sia proprio Rossi nell’incidente fatale di Marco quel 23 ottobre 2011 a Sepang.

La carriera: le minimoto


Come tutti i ragazzi della sua età, Marco inizia con le minimoto. Inizia a correre a 7 anni insieme a piloti del calibro di Pasini, suo grande amico, e Dovizioso. Nel biennio 99-2000 è campione italiano e sempre nel 2000 disputa l’europeo chiudendo al secondo posto. A 14 anni disputa sia il trofeo NR che il campionato italiano 125.

Il Motomondiale: la 125


Il 2002 è l’anno del debutto di Marco Simoncelli nella 125 mondiale dopo aver ben impressionato in quella italiana ed europea. Debutta a Brno con l’Aprilia del team di Matteoni in coppia con il coetaneo Chaz Davies. Chiude la stagione al 33° posto con un 13° posto in Portogallo come miglior risultato
 
La stagione 2003 è la prima completa di Marco in 125. Ha come compagno di squadra Mirko Giansanti. Termina 21° in campionato con il 4° posto di Valencia come miglior risultato in gara.
 
Nel 2004 passa al team Rauch Bravo con compagno di squadra Steve Jenkner. Ottiene la prima pole e la prima vittoria a Jerez sotto l’acqua, a Brno centra un’altra pole sempre sotto l’acqua ma in stagione non va oltre l’11° posto finale a causa di problemi tecnici e cadute.
 
Stesso team anche per il 2005 che viene però rinominato Nocable.it Race con compagno di squadra lo spagnolo Joan Olivè. Vince un'altra gara a Jerez e sale sul podio diverse volte ma a metà stagione è fuori dalla lotta per il titolo a causa di problemi di feeling con la 125 per via della sua stazza. Chiude al quinto posto in campionato.

Gli anni in 250

Per la sua stazza è più consona una moto un po’ più grande e dunque il Sic passa alla 250 con la Gilera. Nel biennio 2006-2007 non ottiene risultati eclatanti in campionato chiudendo entrambi gli anni al 10° posto in campionato. 6° posto in Cina nel 2006, 6° posto in Francia ed Olanda nel 2007 i migliori risultati in gara. Per la cronaca, nel 2006 aveva la Gilera RSV250 ufficiale, toltagli nel 2007 per la RSV250LE.
 
Per la stagione 2008 a Marco danno la RSA250, ancora non ufficiale. Non inizia nel migliore dei modi la stagione, doppio zero nelle prime due gare. Prima pole in 250 in Portogallo e prima vittoria al Mugello in un ultimo giro particolare con contatto con Hector Barbera. A metà stagione gli ridanno la moto ufficiale e Marco letteralmente vola verso il suo primo ed unico mondiale in carriera centrato a Sepang con il terzo posto. Un giro d’onore che rimarrà impresso per sempre: lui senza casco, capelli al vento e braccia aperte come le ali di un angelo. Lo stesso che tre anni dopo lo porterà in cielo.
 
Nonostante il titolo vinto, per il 2009 decide di rimanere in 250 e provare a riconfermarsi come hanno fatto prima di lui Pedrosa e Lorenzo. Salta la prima gara in Qatar per infortunio, lotta con Pasini al Mugello sotto l’acqua, vince nuovamente al Sachsenring ed a Brno ma a Misano scivola e perde punti preziosi per il campionato, già partito male per via dell’infortunio invernale. Chiude la stagione al terzo posto dietro Aoyama e Bautista. E’ il canto del cigno della 250 prima dell’avvento della Moto2 l’anno successivo.

La parentesi Superbike


Nel 2009 Aprilia lo chiama in Superbike per sostituire l’infortunato Nakano nel round di Imola al fianco di Max Biaggi. In qualifica si posiziona ottavo in griglia mentre gara-1 finisce nella sabbia della Tosa. In gara-2 è protagonista di una bella rimonta culminata con il sorpasso su Biaggi alla Variante Bassa per la terza posizione.

La MotoGP


Per la stagione 2010 passa in MotoGP con la Honda RCV211 del team San Carlo Gresini con compagno di squadra Marco Melandri, cavallo di ritorno della formazione. Chiude la prima stagione all’8° posto con 125 punti ed il 4° posto in Portogallo come miglior risultato in gara.
 
Nel 2011 rimane con il team Gresini con compagno di squadra Hiroshi Aoyama, ex campione 250. In Qatar e Francia arriva due volte quinto, centra la prima pole di carriera a Barcellona, va in pole anche ad Assen ma la gara finisce subito per un contatto con Jorge Lorenzo. Sfiora la vittoria a Jerez sul bagnato, centra il primo podio di carriera a Brno con il terzo posto, nella gara di casa di Misano è quarto dopo una accesa battaglia con Dovizoso e Spies ed un bel sorpasso all’amico Rossi. A Phillip Island coglie quello che è il suo ultimo podio in MotoGP, secondo alle spalle del vincitore Stoner in un bel duello ancora con Dovizioso.
 
A Sepang una settimana dopo finisce tutto. Al secondo giro mentre è in bagarre con Bautista cade alla curva 11. Marco riesce a tenerla su con il ginocchio ma la moto ha una strana deviazione verso il centro della pista. In quel preciso istante passano Edwards e Rossi che non riescono ad evitarlo. Simoncelli rimane a terra esanime e senza casco, sfilatosi nell’impatto con una delle due moto. I soccorsi sono immediati ma il Sic è praticamente morto sul colpo come confermato dal papà Paolo, inutile ogni tentativo anche al centro medico. Troppo gravi le lesioni a testa, collo e torace.
 
Prima della gara di Valencia, il suo idolo Kevin Schwantz sale sulla moto #58 per guidare tutto il plotone del Motomondiale per il giro di casino voluto dal papà di Marco in onore del figlio.

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