MotoGP, se il numero 1 diventasse obbligatorio?

MotoGP, se il numero 1 diventasse obbligatorio?© Milagro

L'ultima volta nella classe regina fu ammirato grazie a Casey Stoner, nel 2012 sulla Honda RC213 V. Poi, il marketing ha dilagato, ma non sarebbe meglio mettere il "numero Uno" tassativo al campione in carica?

29 ottobre

Il pilota in azione nella foto di copertina è Casey Stoner, la moto guidata è la Honda RC213 V, affidata al titolato australiano che, dopo il successo firmato MotoGP 2011, esibì nuovamente il numero 1, nella stagione di addio alle corse. La 2012, appunto.

Il fenomeno di Southport già nel 2008 portò in giro per il Mondo la tabella da sempre e da tutti più ambita: a seguito dell'alloro conseguito insieme a Ducati nel 2007, la DesmosediciGP sfoggiava proprio il numero 1, a differenziarsi dal resto della griglia.

Dopotutto, il numero 1 serve proprio a questo, giusto?! Parliamo dell'unico numero non "prenotabile" in fase di iscrizione, poiché dedicato e, soprattutto, destinato al vincitore della classe in oggetto. Il concetto descritto si è perso col tempo, dato che l'ultimo numero 1 ammirato nella categoria regina del motociclismo è proprio quello raffigurato nell'immagine principale.

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Numero 1 tassativo. Non sarebbe meglio?


Dopo Stoner, nessun numero 1 in MotoGP. Ripercorrendo a ritroso gli esiti dei vari mondiali e sapendo che nemmeno Fabio Quartararo lo sfoggerà nel 2022, ricordiamo l'affermazione singola di Joan Mir - peraltro già titolato in Moto3 nel 2017, poi passato in Moto2 e quindi impossibilitato ad averlo - i sei successi di Marc Marquez, i tre di Jorge Lorenzo.

Ecco, il maiorchino rappresenta un caso a parte. Quando si impose per la prima volta, nel 2010, poi scelse il numero 1 per la stagione successiva. Contrariamente, dopo aver bissato e triplicato l'impresa iridato, per lui solo il 99. Ecco perché Stoner resta l'ultimo numero 1 visto in azione nel paddock dei prototipi.

Peccato. Sarebbe bello rivedere il numero 1. Il numero 1 è unico per antonomasia. Inimitabile, difficilmente conquistabile, incorruttibile ed inequivocabile. Il numero 1 è il numero 1, punto. Quando chiedete a qualcuno "Senta, qual è il più bravo dentista della città?" e vi rispondono "Andate da Mister X, lui è il numero 1" come vi sentite? Ve lo diciamo noi: avrete la sensazione di rivolgervi al migliore. Altro che trapani sulle labbra e mal di gengive.

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Spiegatelo ai nipoti cos'è il marketing


Un grandissimo esperto di pubblicità e comunicazione affermò: "Ah, il marketing, quanto lo odio. Mi fa schifo, ma è un male necessario". Un po' come i videoclip promozionali, direbbe Eddie Vedder dei Pearl Jam, sempre piuttosto avverso a qualsiasi iniziativa che incoraggiasse la forzata vendita dei dischi prodotti.

Quando un pilota in erba si approccia al nostro sport, agogna il numero 1, altro che marketing. Poi, crescendo, magari si accorge che vendere tazze del caffè nemmeno male lo è. Però, diciamo questo: non si possono mettere in commercio t-shirt e cappellini con il proprio logo ed il numero 1? Certo che si può.

Vanno bene i vari 7 - Barry Sheene, a precedere tutti - grandissimo Valentino Rossi ed il suo iconico 46, d'accordo con Marquez e il ripetuto 93. Ma volete mettere la soddisfazione con cui il numero 1 vi ripagherebbe? No. Inoltre, il campionato stesso ne gioverebbe, perché avrebbe il vero riferimento, il bersaglio, l'uomo da battere. Chissa, magari un bel giorno di un ipotetico futuro, Joan Mir svelerà ai nipotini di aver vinto due titoli nel Motomondiale. O forse di più, perché no? Immaginate se questi gli chiedessero "Nonno, quindi tu eri il numero 1, vero?" No, Joan era forte. Ma aveva il 36.

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