Duelli da leggenda, Valencia 2006: Hayden campione, Rossi per terra

Duelli da leggenda, Valencia 2006: Hayden campione, Rossi per terra© Milagro

Il sorpasso in classifica, l’incontro con il premier Prodi, la pole position e persino il derby vinto dall’Inter: alla vigilia di Valencia, tutto giocava a favore di Rossi, ma il fluido magico si interruppe (colpa di una gomma?). E a trionfare fu l’indimenticato Hayden, ultimo yankee iridato

Anche nello sport, come in altri contesti, quando si manifesta un risultato sorprendente si fanno largo le teorie più misteriose e, in alcuni casi, assurde: dalle varie sfumature sul malore di Ronaldo, il Fenomeno, prima della finale calcistica di Francia ’98 passando per il sorpasso di Lewis Hamilton su Timo Glock all’ultima curva del Mondiale di Formula 1 del 2008 fino alla rimonta da 0-8 a 9-8 per Oracle nella America’s Cup 2013. A tale schema non sfugge il GP Valencia 2006 della MotoGP, che secondo la quasi totalità degli esperti avrebbe dovuto regalare a Valentino Rossi il sesto titolo iridato consecutivo nella classe regina.

Anche il 77,3% degli appassionati, 49.004 internauti interpellati dal sito della MotoGP pochi giorni prima della gara, espressero analogo pensiero: dall’alto degli otto punti di vantaggio su Nicky Hayden, il Dottore si sarebbe riconfermato campione del Mondo. Eppure quella era stata una stagione differente dalle precedenti, annate nelle quali Rossi aveva silenziato le aspirazioni dei rivali fin dai primi vagiti: all’esordio del 2006, a Jerez, fu tamponato da Toni Elias alla prima curva e rimediò due soli punti. Poi, dopo il trionfo in Qatar, mancò nuovamente il podio in Turchia (4°) e incappò in un duplice zero in Cina (problema di gomme) e Francia (la sua Yamaha si ammutolì a otto giri dalla fine quand’era al comando). Dopo soltanto cinque GP il campionato sembrava compromesso perché Rossi aveva 43 punti di ritardo dallo statunitense (quattro volte sul podio ma mai vincitore), 39 sia da Marco Melandri che da Loris Capirossi e 33 dal rookie Dani Pedrosa. Come se non bastasse, davanti alla Yamaha numero 46 c’erano pure quella del compagno di team Colin Edwards e le altre Honda di Casey Stoner ed Elias.

Con il duplice trionfo al Mugello e a Barcellona (teatro della drammatica carambola al via con cui Sete Gibernau atterrò il compagno Capirossi, Melandri e Pedrosa, uno “zero” ferale per le loro chance di titolo) il pesarese si rilanciò ma con altri due podi Nicky continuava ad avere 29 punti di margine. E quando vinse ad Assen approfittando della caduta di Edwards a pochi metri dal traguardo, con Vale 8° il giorno dopo essersi fratturato una mano, Hayden salutò la compagnia: 42 lunghezze su Pedrosa, 44 su Capirex e 46 su Rossi e Melandri. 

Tre GP più tardi, l’americano concesse il bis in casa, a Laguna Seca, e con il concomitante ko del motore della sua M1, Valentino scivolò a 51 punti da Kentucky Kid con soltanto sei round (150 punti) restanti. Nelle successive cinque gare, però, Rossi conquistò altrettanti podi e Hayden nessuno, con l’aggravante del ritiro all’Estoril, abbattuto in staccata dall’altra RCV211V di Pedrosa, in un improvvido tentativo di sorpasso. E così Hayden si ritrovò alla vigilia di Valencia con 236 punti contro i 244 di Rossi che avrebbero potuto essere 249, se Valentino non fosse stato beffato sul traguardo portoghese per due (!) millesimi dall’immancabile Elias con la Honda di Fausto Gresini.

Tra le due gare iberiche c’erano due settimane e oltre ad allenarsi, Valentino ne approfittò per andare al CONI a ritirare il Diploma d’Onore e per incontrare Romano Prodi assieme ad Andrea Dovizioso. L’allora premier gli disse: “Quando mia moglie la vede in TV sfrecciare in pista si mette le mani sugli occhi”. Nicky invece ricevette una e-mail dal presidente HRC Suguru Kanazawa, dispiaciuto per l’autoscontro dell’Estoril che aveva lasciato segni evidenti sul morale, sulla spalla e sul bicipite destro dell’ex capoclassifica: “Come volete che mi senta?” raccontò alla stampa Hayden il giovedì: “Ho passato quasi tutta la stagione al centro della conferenza stampa e ora al mio posto c’è Valentino. Spero di riprendermi quel posto, ma devo vincere”.

Il weekend di Valencia


Nicky aveva bisogno di almeno un alleato che nell’ultimo GP si frapponesse tra sé e il rivale, ma lo stesso Vale cercava il sostegno di Edwards che, come detto, ad Assen aveva praticamente battuto Hayden in volata, ma la successiva caduta di Texas Tornado fu un altro colpo per le chance di titolo di Rossi: “Dopo l’Estoril ho parlato con Colin: le Honda sono tante, troppe, ma lui qui può essere molto utile. La pista gli piace e ci ha corso anche in Superbike”. Al suo fianco, Rossi aveva al suo fianco la milanese Arianna Matteuzzi (la loro storia è finita l’anno dopo), mentre Nicky era single. Al box a Valencia poteva confidare su papà Earl, mamma Rose, tre dei quattro fratelli e aveva accettato di buon grado le telecamere di MTV che non lo mollavano un istante per la realizzazione di una serie TV in quattro puntate intitolata “The Kentucky Kid”.

Nelle prime libere Rossi fu il più veloce ma Stoner era a soli sei millesimi e Hayden a sette. Nelle FP2 con l’abbassamento dei tempi sul giro di un secondo si misero in luce le moto gommate Bridgestone: la Ducati fu in testa con Capirossi, seguita dalla Kawasaki di Randy De Puniet e dalla Suzuki di Chris Vermeulen. Il primo con le Michelin era Hayden che al posto della tradizionale scritta Kentucky Kid aveva fatto cucire sulla tuta “All in 69” accompagnato da montagne di fiches e cinque carte da gioco (quattro di quadri, in scala, con l’ultima coperta), quarto a otto decimi: “Sono soddisfatto, la moto mi è piaciuta fin dal mattino”. Per nulla preoccupato Rossi settimo, autore di 16 giri di fila con un passo di 1’33”5: “So che di Loris mi posso fidare, se vince lui i 25 punti non li prende Hayden”. Il giorno dopo però il presunto aiuto non sembrava più necessario: Valentino fu primo in FP3 con 37 millesimi sul rivale e 316 su Capirossi e concesse il bis in qualifica, con Hayden relegato in seconda fila con il 5° tempo, a 376 millesimi. La giornata perfetta si concluse con il trionfo della sua Inter per 4-3 nel derby.

La gara decisiva


Il mattino dopo, in circuito erano presenti 125mila spettatori, buona parte dei quali tifosi di Rossi, come testimoniato dalla miriade di t-shirt e cappellini gialli. Il crescendo di emozioni iniziò con la vittoria di Hector Faubel in 125 (Alvaro Bautista era già campione) e il titolo conquistato da Jorge Lorenzo in 250. Un degno antipasto alla classe regina ma quando alle ore 14, un minuto e 18 secondi si spensero i semafori la Yamaha in pole non riuscì a scaricare a terra tutta la potenza, a causa di uno stacco di frizione sbagliato. E così alla prima curva entrarono per prime le Ducati di Troy Bayliss (sostituto dell’infortunato Gibernau, un premio dopo il secondo titolo Superbike) e Capirossi, seguite da Pedrosa, Stoner e Rossi. Alla curva seguente quest’ultimo fu infilato da Hayden che a metà giro passò pure l’australiano. Dopo il primo giro Nicky era quarto con Vale settimo ma nei due giri seguenti lo statunitense passò Loris e Dani, guadagnando la seconda piazza dietro lo scatenato Bayliss. Inchiodato in settima posizione dietro alle due Rosse e a quattro Honda, Valentino era virtualmente scavalcato di tre punti.

Restavano 27 giri da completare, ma alla seconda curva del 5° passaggio Rossi finì gambe all’aria, in una curva da 80 km/h. Ripartito ultimo, a 25 secondi dai primi, rimontò fino al tredicesimo posto mentre Hayden, informato dell’accaduto, diede strada a Capirossi per la doppietta Ducati. Con i 16 punti del 3° posto Hayden si laureò campione del Mondo: “Mio Dio, questo è un gran giorno, ho dedicato tutta la mia vita per vivere questo momento!” disse. Rossi ammise l’errore, ma fece capire che si era giocato il titolo prima di scivolare: “Il rosso si è spento con un attimo di ritardo e mi sono impappinato al via. Il Mondiale l’ho perso lì. Ma le condizioni della pista non erano le stesse di ieri”.

Un paio di giorni dopo però il suo capotecnico Jeremy Burgess si lasciò sfuggire: “Sembra che al 5° giro Valentino abbia accelerato troppo, ma non è chiaro. Abbiamo visto foto frontali, c’è la sensazione di qualcosa di strano nel comportamento della gomma anteriore”. Una teoria sostenuta anche dal connazionale Stoner, non certo l’amico del cuore di Rossi, nella sua autobiografia: “Non appena le luci si spensero, Rossi si trovò nei guai. Fui uno dei sei che lo superarono al primo giro. La gomma anteriore e la posteriore non volevano saperne di collaborare tra loro. Credo che gli avessero dato una gomma difettosa. Non so perché qualcuno avrebbe dovuto farlo”. Fu l’epilogo di una stagione stregata per Rossi, alla prima vera sconfitta della sua carriera.

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