Per l’ultimo GP della stagione, a Valencia, Fabio Di Giannantonio ha messo in atto la modalità ‘ragioniere’ ed è stato bravo a conquistare il titolo di rookie della Moto2. Diggia chiude l’anno del suo debutto nono in classifica con 108 punti, con 2 podi al secondo posto, nel GP della Repubblica Ceca e nel GP di San Marino, dove ha siglato anche la pole.

Lo abbiamo raggiunto telefonicamente durante i test a Valencia, in tarda mattinata.

“Dobbiamo provare delle piccole novità a livello di telaio, ma soprattutto le gomme nuove per il prossimo anno”, ci dice. “Ma le previsioni del tempo non sono il massimo, speriamo che ci sia l’opportunità di provarle, altrimenti sarebbero due giorni sprecati”.

Ha solo 21 anni il ‘Diggia’, ma essere un pilota del Motomondiale fa maturare presto. E come a tutti i professionisti a Fabio non fa piacere perdere tempo.  

Com’è stato il GP di Valencia?

“Ottimo, perché sempre veloci, anche in qualifica, peccato per quel piccolo errore (una scivolata, ndr). In gara sinceramente non ho spinto più di tanto perché sapevo mi sarebbe bastato controllare le posizioni di Bastianini e Martin per diventare Rookie dell’anno e quindi è stata una di gestione che è finita, comunque sia, in top10. Sarebbe stato bello concludere con il podio, ma c’era il nostro titolo in palio, e sono contento di come sia andata”.

Ci sono state altre gare dove hai fatto il ragioniere?

“No, ho sempre fatto il massimo, anche qualche errore di troppo”.

Te l’aspettavi una stagione così?

“All’inizio della stagione non me l’aspettavo, anche se durante l’anno in realtà mi sarei aspettato qualcosa in più, ma è mancata qualche coincidenza fortunata. Diventare Rookie dell’anno, invece, era il mio obiettivo. Quando ho iniziato mi sono detto: ‘fra i debuttanti, perché non devo essere io il più veloce?’ E ho lavorato in questa direzione”.

Quali GP ti sono piaciuti di più, al di là dei risultati?

“Ci sono stati tre weekend importanti per me: uno a Brno, dove siamo stati definitivamente davanti, e abbiamo fatto il podio, poi il GP di Aragon, dove ho concluso undicesimo ma sono stato particolarmente soddisfatto di aver raddrizzato un weekend che non era partito bene, e poi Misano, dove abbiamo dominato anche in qualifica. E quando fai il garone a casa, davanti agli amici e agli sponsor, è tanta roba.”.

E le piste che ti sono piaciute di più? Anche se quelle già le avevi affrontate in Moto3…

“Alla fine cambiando moto ho dovuto riparametrare tutto, e per me è stato come se tutte le piste fossero nuove. In alcune dove mi trovavo bene con la Moto3 ho fatto fatica con la Moto2. Le più belle comunque per me sono quelle di Brno e Phillip island”.

Come hai cambiato lo stile di guida?

“Tanto. La Moto3 richiede uno stile di guida, fluido, tondo, devi far scorrere la moto, non ti devi fermare tanto nelle curve, devi stare sempre in carena. Invece in Moto2 devi essere superpreciso in frenata, fermare bene la moto a centro curva e girarla nel punto giusto per poi raddrizzarla… all’inizio non è stato facile, ma piano piano ci sono arrivato”.

Qual è stato lo scoglio più difficile da superare?

“Lo stile di guida, perché in Moto2 puoi andare forte in maniera sbagliata, rischiando tanto. Invece se impari a sfruttare la potenza della moto e il telaio, con meno fatica vai più forte”.


Hai preso qualche tuo avversario come riferimento?

“In pista, mettendomi dietro a Luthi e Marquez ho imparato lo stile di guida, che fa tanto. Navarro invece è molto bravo a sfruttare la moto a centro curva, riesce a fare una gran percorrenza e allo stesso tempo ad uscire forte. Ho fatto un fatto un mix e ci ho messo del mio…”

Com’è cambiata la tua vita da quando sei al Motomondiale?

“Cambiata non proprio. Ci sono state evoluzioni. Sono arrivato al mondiale che vivevo con i miei ed ero totalmente dipendente da loro. Adesso vivo da solo e sono totalmente indipendente, ma considerando che sono arrivato al mondiale che avevo 17 anni e adesso ne ho 21 è un processo normale...  magari un po' accelerato se penso che i miei amici sono ragazzi che cercano i primi lavoretti, mentre io faccio lo sport più bello del mondo…”

Dove vivi adesso?

“A Roma, sono tornato in patria. Qui c’è anche Daniele, il mio preparatore da due anni, con il quale mi trovo molto bene, perché facciamo sempre cose diverse”.

Nel tempo libero cosa fai?

“Mi alleno, e poi sto con gli amici, che per me sono sempre al primo posto. Più siamo e più ci divertiamo… poi adesso che vivo da solo vengono tutti a trovarmi, è diventata la casa un po’ di tutti”.

Il 2020 è già praticamente iniziato…

“No, ancora no… (ride) Adesso vacanze! Finiamo i test e poi vacanze per staccare, prima di pensare al 2020”.

E in vacanza dove andrai?

“Con gli amici, ma dobbiamo ancora decidere. Mi piacerebbe andare al mare…”

Sei fidanzato?

“No. Per il momento sono concentrato sullo sport”.

Per il prossimo che obiettivi hai?

“Cercare di migliorare in tutte le gare che abbiamo fatto quest’anno e puntare alla top3. Anche perché il Galà finale è figo e mi piacerebbe tornare” (ride).

Cosa è mancato quest’anno per essere più spesso sul podio?

“Forse un po’ di esperienza e poi con il team (lo Speed Up, ndr) era il nostro primo anno insieme e ci vuole sempre un po’ di tempo per carburare. Anche per il set up della moto serviva  trovare la quadra, e l’abbiamo trovata solo a metà stagione perché sembra facile, ma quando si viene da un’altra categoria bisogna imparare tutto insieme”.

E adesso con il team come va?

“Adesso benissimo, ci capiamo al volo e ogni volta sappiamo cosa fare. Per me è diventato come una vera famiglia, con loro mi sento a casa”.

A proposito dei tuoi avversari di quest’anno, con hai avuto il maggior livello di rivalità?

“Non ce n’era uno in particolare. Potrei dire il mio compagno di squadra ma solo perché abbiamo diviso il box”.

Ti sarebbe piaciuto essere il primo degli italiani?

“Sarebbe stato bello, però quest’anno Marini e Balda (Baldassarri, ndr) sono andati veramente forte, ed era impensabile stare al livello loro”.

Alex Marquez è sbarcato in MotoGP, che ne pensi?

“E’ il campione del mondo della Moto2, al di là del fatto che è il fratello di Marc, il passaggio in MotoGP se l’è meritato. Non dico che è dovuto, ma è giusto così”

E tu alla MotoGP ci pensi?

“No... già non penso ancora al 2020, figuriamoci alla MotoGP! Bisogna fare le cose con calma... e poi arriva tutto”.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

“Diventare campione del mondo”, risponde Diggia senza esitazioni.

E da quello abbiamo visto quest’anno, per raggiungere gli obiettivi il ragazzo s’impegna per davvero.