Dagli oltre 350 orari fatti registrare dalle Ducati nei test di fine febbraio, ai 299 di Marcel Schrotter nel corso della Q1 del Gran Premio. Dall’1’53”5 che per la MotoGP è l’eccellenza sul circuito del Qatar, a un tempo superiore di quasi cinque secondi. Potrebbero bastare questi dati, disponibili al grande pubblico, per illustrare la differenza tra la MotoGP e Moto2. Ma non sono queste le cifre più emblematiche, perché serve entrare in un’altra sfera: quella economica. Certo, quando si tenta di andare alla scoperta dei numeri in un’attività nella quali gli sponsor sono fondamentali per costituire il budget, il lavoro si complica notevolmente. Del resto, a nessuno piace “mettersi a nudo” ma a Losail, approfittando del weekend in cui la Moto2 è stata regina grazie all’assenza della MotoGP, siamo andati alla scoperta delle cifre necessarie per una stagione nella categoria intermedia del Motomondiale. Mettendole ovviamente al confronto con la classe regina. Tutto questo, pur sapendo che anche per quest’ultima esistono numeri impossibili da quantificare, in particolare per le Case ufficiali: quanto valgono, per esempio, le infinite ore di lavoro nel dipartimento di ricerca e sviluppo?

Iniziamo con le strutture. In MotoGP, un team satellite muove una ventina di persone. Del gruppo, fanno parte coloro i quali lavorano con ciascun pilota nel box, gli ingegneri, i responsabili della comunicazione, il coordinatore e il manager del team. In Moto2, le responsabilità sono le stesse, ma per ciascun pilota non ci sono due moto, bensì una soltanto, e inevitabilmente il gruppo di meccanici è più ristretto. Una struttura di 14 persone va considerata la normalità per un team di punta. Se parliamo delle moto, il leasing di una MotoGP è quantificabile in 2,3 milioni di Euro. Il prezzo di una Moto2, al cospetto di tale cifra, suonerà ridicolo: 120.000 Euro è infatti il costo di una Kalex con il motore, uguale per tutti, fornito dalla Triumph. Se si aggiungono componenti e pezzi di ricambio, si sale a 300.000 Euro, contro i 700.000 per la MotoGP.

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Mantenendoci sul discorso economico, in Moto2 ci sono piloti che non guadagnano e altri che sono “paganti”, altri ancora hanno contratti di entità ridotta. Per i big, la cifra annuale sale tra i 150 e 200mila Euro. In MotoGP, invece, la soglia minima è prossima al mezzo milione di Euro. Anche per tecnici e meccanici, il salto di categoria rappresenta un upgrade: lo stipendio può conoscere un aumento fino al 40%. In questi termini, una stagione completa di un team di Moto2 si avvicina ai tre milioni di Euro, l’unica struttura che potrebbe superare tale sbarramento è il Team Marc VDS, i cui membri viaggiano tutti in business class sui voli transoceanici. E proprio l’argomento viaggi è un’ulteriore discriminante. Se si parla di un team satellite di MotoGP, il budget parte dai 9-10 milioni di Euro, una proporzione superiore di tre-quattro volte rispetto a una struttura di Moto2.

Un'ulteriore grande differenza tra prima e seconda categoria del Mondiale è legata ai contributi economici forniti dalla Dorna. Sotto l’epigrafe dei diritti TV e di altri contributi, i team della Moto2 ricevono soldi utili per coprire il 10-12% del budget. In MotoGP, la proporzione sale vertiginosamente, e per un team da 10 milioni di budget, l’apporto proveniente dalla Dorna è anche del 50%. A testimonianza di quanto le differenze tra MotoGP e Moto2 siano sostanziali, e non soltanto in termini di performance.

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