Prima di apprestarsi a salutare la sua California, Cameron Beaubier ha cercato accuratamente una nuova dimora da abitare tra un Gran Premio e l’altro. Il pluricampione MotoAmerica è arrivato in Europa, a disputare la stagione Moto2 iridata, nel ritorno in un paddock da lui già conosciuto quasi dieci anni fa.

Il ventottenne di Roseville ci spiega perché vuole la Spagna quale luogo strategico ove affrontare l’avventura 2021 insieme all’American Team:Mi trasferisco a Barcellona - ecco la sua scelta - perché sai, l’aeroporto catalano mi risulta molto comodo nei viaggi di andata e ritorno dalla California. Da qui, posso decidere se partire da Sacramento o da San Francisco, atterrando sempre facilmente nella capitale catalana. Vivevo lì anche ai tempi della Red Bull Academy, nel 2008, e pure nel 2009 nell’anno della 125. Tra l’altro, il clima è simile a quelo californiano, ideale per gli allementi in sella e all’aria aperta. Pure il cibo locale mi piace, perciò so che mi ci troverò bene”.

Ne sono passati di anni. Come ricordi quel 2009?

Fu una stagione 125 molto dura. Io avevo solo 16 anni e poco più. Ero tutto fuorché esperto e avevo un mucchio di cose da da imparare. L’opportunità di correre con la KTM era grandiosa, e poi avevo un tipo come Marc Marquez quale compagno di squadra. Ma tutto fu difficile, anche le situazioni apparentemente insignicanti. Per esempio, dove alloggiare, cosa fare fuori dai circuiti, l’adammento ad usi e costumi lontati dalle abitudini americane. Ero giovane. Chissà, magari se avessi avuto anche il 2010 per accumulare esperienza, tutto sarebbe diventato più semplice. Dico che quel che stato è stato, non serve avere rammarico alcuno, perché tanto sto tornando da dove ero partito”.

La tua partenza 2021 è avvenuta nel test di Jerez, tenutosi nello scorso novembre.

“Non guidavo a Jerez dal 2009 una 125 due tempi, ma ho riconosciuto subito il senso di marcia del circuito (ride). In Andalusia mi sono concentrato per capire bene cose tutte nuove per me: moto e team. Le condizioni del tracciato non erano perfette, nel senso che il primo giorno ho girato col bagnato, nel secondo la pista ha iniziato ad asciugarsi solo nel pomeriggio. Il tempo sul giro registrato non è stato il migliore che avessi potuto fare, però si è trattato di un test importante, a precedere la pausa invernale”.

Passi da R1 Superbike alla Kalex motorizzata Triumph. Sono parecchio diverse?

Ovviamente sì, la Kalex che ho provato a Jerez si è rivelata davvero diversa dalla R1 Superbike che ho guidato per anni nel MotoAmerica. Dalla mia nuova moto sono rimasto positivamente impressionato, perché rivelatasi più leggera e potente di quanto la immaginassi prima di salirci. Il telaio è rigido ed estremamente reattivo, il progetto sembra decisamente prototipale. È stata una sopresa per me scoprire con quanta spinta la moto possa uscire dalle curve. Il tre cilindri Triumph è dotato di una grande coppia motrice ed il rapporto peso/potenza è simile a quello espresso dalla Yamaha R1, però non strappa sempre le braccia ad ogni accelerazione. So che avrò una lunga strada da affrontare, so che dovrò imparare le piste, gli assetti da approntare e tante altre nozioni importanti”.

Capitan America ha deciso di cambiare: i consigli di Wayne Rainey


Perché Cameron ha deciso di lasciare il MotoAmerica dopo tutti quei successi? Perché non lo ha fatto prima? Lui stesso spiega cosa lo abbia spinto a tornare in Europa: "Questa sfida Moto2 rappresenta un nuovo capitolo della mia carriera di pilota - svela - voglio avere la sensazione di vivere qualcosa di nuovo, fresco. Con Yamaha ho vinto tanto in patria. Sei campionati in totale, uno nella 600 e ben cinque nella Superbike. Grande esperienza, bellissima. Tuttavia, desideravo correre in una competizione iridata. Lo volevo da almeno tre anni, magari in SBK, solo che non disponevo della giusta opportunità. Poi è arrivata la chance valida dall’American Racing, che mi ha fatto cadere la convinzione che l’unico modo per correre jn Europa fosse la SBK. Sono molto eccitato e contento, non vedo l’ora di rifare la valigia e partire”.

Wayne Rainey ti ha suggerito qualcosa prima della tua partenza?

Ho potuto e posso chiedergli ancora preziosi consigli. In tutta la mia carriera ho stimato e rispettato Wayne, averlo lì con me per anni e ascoltare i suoi suggerimenti è stata una cosa grande, dall’immenso valore. È incredibile quanto abbia costruito Rainey con il MotoAmerica. Il suo obiettivo era di far tornare piloti americani nei palchi mondiali, e ci è riuscito con Joe Roberts, Garrett Gerloff e adesso me. Io penso che lui sia un vero figo. So che abbiamo tanti piloti forti in America, ma la gente non può vederli. So anche che il suo lavoro stia cominciando a fornire i frutti sperati. Io ne sono un esempio”.

Sembri davvero motivato.

Lo sono, tantissimo. Dal punto di vista agonistico e umanamente. Spesso penso che sarà bello rivedere persone che non incontro dal lontano 2009. Chissà come e quanto sono cambiate, chissa adesso dove vivono, magari in Europa, oppure dai loro posti nativi. Rappresenterò nel Mondiale gli Stati Uniti: la cosa che mi ha motivato a scegliere la Moto2 è stato vedere Joe Roberts e Garrett Gerloff far sventolare la bandiera a stelle e strisce nei loro rispettivi campionati. Mi sono emozionato e ho deciso di volerlo fare pure io”.

Gerloff sulla MotoGP di Valentino Rossi: ben fatto, Garrett!


Nel Gran Premio d'Europa, Garrett Gerloff ha sostituito fugacemente Valentino Rossi nel team Monster Yamaha Energy. Il texano, sebbene non conoscesse la M1, le gomme Michelin, i freni in carbonio e la pista di Valencia, ha ben figurato. Beaubier ne è stato compagno di squadra negli USA: È stato davvero un grande - sottolinea - Garrett è risultato immediatamente veloce, malgrado saltasse sulla Yamaha MotoGP per la prima volta. Tra l’altro, le condizioni della pista erano pessime per debuttare, ma lui è stato bravissimo. Conosco Gerloff da parecchio tempo, abbiamo vissuto insieme, so di quanto talento sia dotato, perciò le sue prestazioni esibite nel Mondiale SBK non mi hanno stupito e nemmeno la sua velocità con la M1 di Valentino”.

Quest’anno Gerloff correrà per il titolo e sarà in corsa per la MotoGP: pure tu?

Sì, ed è giusto che lui faccia così. Anche io ambisco al debutto nella MotoGP, perché è l’obiettivo di tutti i piloti. Pure il mio. Parliamo della Classe Regina, desiderata e ambita. La voglio. Però, allo stesso tempo, non guardo troppo in avanti, sinceramente preferisco concentrarmi sul presente. Se l’opportunità di correre in Top Class dovesse presentarmi, io sarei al settimo cielo. Nonostante ciò, prima devo fare bene in Moto2, evitando di perdere di vista la realtà. Voglio evitare sogni ad occhi aperti o previsioni”.

Nel 2009, avresti potuto prevedere tutti i futuri successi conseguiti da Marquez?

Sapevo già che Marc fosse veramente forte. La nostra KTM non si rivelò certo la miglior moto della griglia. Aprilia e Debri erano decisamente più competitive, tuttavia, quel piccolo Marquez riuscì a salire due sul podio tra il 2008 ed il 2009. Incredibile. Ricordo di aver pensato “come diavolo fa questo spagnolo ad andare così veloce?”. Era tremendo sin da ragazzino. Ovviamente, poi lui ha continuato a crescere ed imparare, fino a divenire impressionante. Il suo modo di guidare veloce, di cadere, di rialzarsi ed essere ancora più rapido in sella è impressionante”.

Si può dire che nel 2022 correrete ancora nello stesso campionato?

“Oh Man (slanga e ride). Una cosa alla volta, amico. Non voglio andare con la mente troppo avanti nel tempo. Neppure nello spazio. Ho qualche memoria relativa alle piste in cui ho gareggiato, vedremo se me le ricordo bene. Il mio obiettivo è accrescere la mia esperienza, ottenendo buoni risultati e divertendomi. Prima fammi godere questo prossimo ritorno nel Motomondiale, poi penserò ai gradini da scalare ed agli avversari da ritrovare. Arrivo di nuovo in Europa, con la voglia di crescere come pilota e persona, tutto il resto saranno positive scoperte e conoscenze”.

Nasce il team Indonesian, impegnato in MotoE nel 2021