di Federico Porrozzi Il rischio è che debba diventare da subito l’erede di Valentino Rossi. Nicolò Bulega, 16 anni anni da San Clemente (Rimini), è di certo una delle più belle sorprese del motociclismo italiano di questa prima parte della stagione 2016. Ma, con un movimento italiano ormai da anni alla ricerca di uno sprinter in grado di prendere il testimone dal "Michael Johnson" delle moto, dovrà gestire bene un ego potenzialmente esplosivo. E non per colpa sua. FIGLIO D’ARTE - Nato in provincia di Reggio Emilia ma residente in Romagna, il figlio d’arte di Davide (pilota di buon livello nella 250 e nella Supersport iridate degli anni Novanta e vincitore di un titolo europeo) ha stupito tutti con il secondo posto conquistato a Jerez, alla sua quinta gara assoluta nella Moto3 mondiale. SEMPRE VINCENTE - Salito a 8 anni su una minimoto, ha iniziato la “trafila” come gran parte dei suoi coetanei, vincendo poi nel 2011 il titolo italiano e continentale della MiniGP Junior 50. L’anno dopo centra il titolo nazionale della PreGP 125 e nel 2013 fa suo quello della PreGP 250. Alla faccia (lui come Fenati, Antonelli, Morbidelli e Bastianini) di chi dice che il CIV e la velocità italiana non formano più i campioni… “Salito” nell’Europeo Moto3 due anni fa, chiude con il sesto posto mentre la scorsa stagione, grazie a una vittoria, tre secondi e tre terzi posti fa suo il titolo del mondiale Junior. SUBITO VELOCE - Numeri alla mano, Bulega jr potrebbe essere considerato un predestinato. Lo si era capito già dall’esordio in Moto3 della fine della scorsa stagione: 12° posto a Valencia. Quest’anno era partito forte con il sesto posto di Losail (e una condotta di gara talmente da “top rider” da far incavolare il suo compagno di squadra, Fenati) e, dopo due prestazioni nella norma in Argentina e Stati Uniti, è arrivata la consacrazione a Jerez, con un secondo posto da urlo dopo una serie di sorpassi “doppi” che hanno ricordato tanto il primo Valentino. Talento, coraggio e intelligenza agonistica. “PRODOTTO” TARGATO VR - Il problema, per Bulega, potrebbe essere proprio questo: l'odierno e futuro inevitabile confronto con un campione ingombrante. Nicolò ha una faccia che “buca” lo schermo, è alto, biondo, parla romagnolo, ha i capelli lunghi, pochi peli sulla lingua, il giallo come colore preferito e fino all’anno scorso correva con il 46 sulla carena. Un piccolo Rossi, appunto. Se a questo aggiungiamo che ormai da qualche stagione sta affinando la sua guida nel ranch di Tavullia e che corre per lo SKY Racing Team VR46, il quadro è completo. ALLA “BULEGA” - Valentino, per primo, avrà il compito di provare a togliere di dosso dal giovane Nicolò un po’ di quegli scomodi paragoni e a fargli correre, in serenità, una carriera da Bulega. E basta. Sempre che questo sia l’obiettivo di tutti i principali attori: Rossi, Nicolò e l’entourage al completo. Il futuro, nel bene e nel male, dipende quasi sempre dalle scelte che si fanno. Staremo a vedere.