Celestino Vietti, 18 anni appena compiuti, si è laureato Rookie dell’anno in Moto3, dopo aver conquistato tre terzi posti e tanti piazzamenti utili, che lo hanno portato addirittura in sesta posizione assoluta in classifica iridata. Il portacolori dello Sky Racing Team VR46 ha centrato l’obiettivo, dunque, perché il titolo Rookie era l’obiettivo che si era prefissato.

Moto3 Valencia: LE PAGELLE

Abbiamo raggiunto Celestino Vietti telefonicamente a Valencia, dove è impegnato nei test ufficiali e abbiamo fatto due chiacchiere sulla stagione appena trascorsa. A cominciare dal titolo di Rookie.

L’obiettivo era quello dall’inizio dell’anno. E’ stata una stagione in crescendo, abbiamo fatto dei bei miglioramenti dal Qatar a Valencia. E’ stato un anno molto positivo, e sono tutti molto contenti ma dobbiamo cercare di far andar meglio anche il prossimo!”

Cosa è mancato?

“E’ stato un anno positivo, è mancata forse in alcune situazioni un po’ di velocità da subito, ovvero arrivare prima alla velocità che di solito poi abbiamo in gara. Ogni tanto il venerdì eravamo troppo indietro. Ma durante la stagione abbiamo migliorato e siamo riusciti a partire più avanti. Abbiamo fatto uno step, ma dobbiamo farne ancora un altro”.

Come ti sei trovato a fare la tua prima stagione iridata?

“E’ stata una grande emozione, soprattutto la prima gara. Fare una stagione nel mondiale era un sogno che coltivavo da quando ero piccolo. E’ un sogno che è diventato realtà. Poi ci è venuta anche bene, ed  è un punto positivo in più, che ci dà gioia. E’ stata la nostra prima stagione, ma siamo stati già abbastanza competitivi durante l’anno, quindi sono molto contento ma non dobbiamo accontentarci troppo, dobbiamo volere sempre di più”.

Tu non sei uno che si accontenta…

“No, non sono uno che si accontenta facilmente, però penso che sia giusto dal punto di vista di uno sportivo, di un atleta spingere sempre oltre il limite i propri obiettivi. Bisogna rendersi conto di quello che si fa, ma mai accontentarsi, si può fare sempre meglio”.

Quali piste ti sono piaciute di più?

“Qatar, Malesia e Assen. Mi è piaciuto subito il layout della pista, girarci, perché poi quando riesci ad andare forte sono tutte belle. In Qatar invece all’inizio facevo fatica ma mi è piaciuta subito, anche l’Austria, mi è piaciuta al primo impatto, dopo i primi giri”.

Il tuo pilota preferito è sempre stato Valentino Rossi. Che sensazioni ha provato quando hai cominciato a frequentarlo?

“Forti emozioni, e soprattutto all’inizio anche un pelo di imbarazzo, perché è il mio idolo da sempre e parlarci come una persona normale è stato un po’ dura le prime volte. La prima volta che l’ho visto a Misano mi sono emozionato molto, adesso un po’ più normale. Tante volte ci ripenso e dico “che fortuna che ho, che posso allenarmi con lui, e posso imparare dal migliore di tutti i tempi”. Devo cercare di sfruttare al massimo questa occasione bellissima che ho”.

Tra le cose che ti ha detto quest’anno Valentino cosa ti è rimasto impresso?

“Il momento più bello è stato quando quest’anno in Austria ero lì a giocarmi il podio ma ho sbagliato marcia. Sono rientrato ai box ed ero in lacrime. Lui è venuto al box, si è seduto in braccio a me e mi ha detto che ero stato molto bravo, e mi fatto emozionare ancora più di quanto lo ero già. E’ una cosa mi rimarrà sempre nel cuor”.

Te lo aspettavi di essere così veloce al primo anno?

“Sinceramente no, dal CEV non arrivavo da top pilota, perché avevo fatto un po’ fatica, non riuscivamo a concretizzare il nostro potenziale, anche se mi è servito per migliorare tanto. Quando sono arrivato al mondiale ho dato il massimo per sfruttare al meglio questa occasione. Con il team abbiamo creato una bella armonia, abbiamo capito subito quello che volevamo, e abbiamo lavorato subito bene già nei test, quindi siamo partiti subito abbastanza veloci. Comunque no, all’inizio non me l’aspettavo di essere così veloce… da metà stagione in poi ci siamo accorti che potevamo essere forti, e ci abbiamo creduto ancora di più”.

Le prime volte che ti sei trovato davanti a tutti cosa hai pensato?

“In quei momenti sono sempre molto concentrato e non ho il tempo per pensare tanto, ma quando finisce la gara ti rendi conto di quello che sei riuscito a fare. Per me era già un grandissimo traguardo riuscire a stare davanti a tutti e riuscire ad arrivare sul podio. Quando ho riguardato la gara e mi sono reso conto, sono stato veramente contento”.

Chi sono stati i tuoi rivali principali quest’anno?

“Tutti i rookie perché il nostro obiettivo era essere Rookie dell’anno, e nel finale specialmente Ogura, perché ho dovuto giocarmi il titolo Rookie con lui. Ma alla fine la rivalità è stata un po’ con tutti, perché le gare erano lotte con dieci/quindi piloti, e non si toglieva nessuno… “

Com’è cambiata la tua vita da quando sei al mondiale?

“Molto, anche perché andato a vivere a Tavullia da solo, ho lasciato la mia famiglia e gli amici. Allo stesso tempo è una cosa che mi aiuta molto a crescere, a formarmi sia come persona che come pilota: non ho più mamma e papà che mi risolvono tutto, ho cambiato metodo di allenamento, ho nuovi stimoli… tutto nuovo. Secondo me siamo migliorato tanto anche per questo, abbiamo dato una rinfrescata alla mia vita”.

Ti manca qualcosa della vita di prima?

“Andare a scuola, tornare a casa e fare i compiti, vedere gli amici, un po’ tutto... Adesso è un’altra vita, ma non sto affatto male”.

E gli studi come procedono?

“Sto facendo il quinto anno di Meccanica sui Motori a Torino. Studio a casa, sul computer, e farò l’esame a fine anno”.

E andare al galà FIM com’è stato?

“Bello bello, una grande esperienza… Una serata speciale, dove rivivi i momenti della stagione, è stato bello stare lì con la squadra e la mia famiglia. Speriamo di riuscire a tornare il prossimo anno, non da rookie però!”

Quali sono gli obiettivi per il 2020?

“E’ appena finita questa stagione, dobbiamo prenderci un po’ di relax e riflettere su cosa abbiamo fatto fino ai test di Jerez, poi penseremo al 2020…”

Quindi cosa farai prossimamente?

“Torno a casa per un po’ di vacanze, poi però ci sarà anche la 100 km, tra due settimane. Poi avrò 2 o 3 settimane di relax durante le quali comunque continuerò ad allenarmi. A inizio gennaio poi ricomincia la preparazione ‘vera’: ci si allena tutti i giorni e due volte a settimana si va in moto al Ranch. Per noi la vita è questa: la giornata si svolge sugli allenamenti”.

Hai un sogno nel cassetto?

“Sarebbe bellissimo un giorno diventare campione del mondo in una delle tre categorie, ma il più grande come penso sia per tutti noi piloti sia un giorno diventare campione del mondo della MotoGP, perché lì sei all’apice del tuo sport. Ma è un sogno un po’ troppo in là per il momento, ora dobbiamo pensare a concentrarci in Moto3”.