Mirko Cecchini è proprietario del Team Snipers (è la traduzione in inglese del cognome…) con il padre Giancarlo, ed è anche il capotecnico della squadra che nel 2019, con la Honda, ha vinto tre GP con Tony Arbolino e Romano Fenati. La sua esperienza iridata è ventennale, e nel suo box hanno lavorato Carlos Checa, Sete Gibernau, Noboru Ueda fino al pilota con cui è arrivata la soddisfazione più grande, Andrea Dovizioso, campione del Mondo 125 nel 2004. Un obiettivo che Cecchini sogna oggi per Arbolino, confermato nel 2020 accanto alla novità Filip Salac. In una Moto3 che ci racconta con l’occhio del tecnico. 

Che classe è la Moto3?

"È molto combattuta, qui le moto si equivalgono essendoci sostanzialmente soltanto due costruttori. La KTM è più forte nelle frenate e in accelerazione, la Honda nella percorrenza di curva, ma nell’economia del giro i valori sono molto simili. Oggi conta molto il livello del pilota, fa la differenza anche nel rapporto e nella fiducia che si instaurano con la squadra". 

Come si è evoluta la Moto3 negli ultimi anni?

"Non essendoci più la Mahindra, i valori si sono appiattiti molto. Qui conta molto la scia: se un pilota trova la scia giusta guadagna pure un secondo, anche senza capire dove sia passato. In qualifica questo fa la differenza, crollare da primo a ultimo è davvero un attimo. Per questo si vedono tutti quegli 'spettacoli teatrali' delle qualifiche, e purtroppo nelle gare non è detto che vinca il più forte. In alcuni circuiti, tipo Mugello e Phillip Island, in un rettilineo puoi scivolare da primo a decimo. Certo, sotto l’aspetto dello show la gente non si annoia. Dal nostro punto di vista è invece molto complicato, devi essere sempre al 100% altrimenti non riesci a vincere". 

Poggiali: “In Moto3 serve il giro secco”

Per questo è diventata molto importante la strategia.

"Soprattutto nelle qualifiche. Purtroppo il pilota ha bisogno degli altri per fare il tempo, la maggior parte delle volte non riesce a farlo da solo. Se gira da solo offre la propria scia ad altri. Anche in gara, però, la strategia è importante, tante volte uscire primo all’ultima curva non è garanzia di vittoria. Avere un team con esperienza alle spalle non guasta. Ma è un’esperienza diversa". 

In che senso?

"Non conta più l’esperienza a livello tecnico, bensì a livello di preparazione di qualifiche e gara".

Quanto è invasiva l’elettronica?

"È l’unica area su cui possiamo lavorare un po’, anche se non ci sono tanti parametri, per il resto il motore è sigillato, non c’è il controllo di trazione e questo ti blocca abbastanza. Cerchiamo di ottimizzare la qualità del motore in ogni pista". 

Per i piloti, quanto è effettivamente formativa questa categoria?

"Sono convinto che lo sia molto. Il campionato è lungo e questo li costringe mantenere un certo standard di qualità. Qui si impara a lottare con il gruppo, a studiare la strategia, ad approcciare al meglio gli ultimi giri. Dieci anni fa, con la 125, erano in tre-quattro a giocarsi la vittoria. Oggi nel 90% delle gare sono in dieci in lizza all’ultima curva. Quindi i piloti arrivano in Moto2 belli formati, e ora con l’arrivo del motore Triumph credo sia un passaggio più facile. Ma c’è un rovescio della medaglia".

Quale?

"Sempre l’importanza della scia. Per questo, il vero talento del pilota si vede in Moto2".

Esistono altri aspetti negativi?

"Sicuramente i costi. Hanno fatto tanto per limitarli, ma alla fine sono sempre più alti. Un pilota, per arrivare a correre in Moto3 dev’essere un fenomeno che vince tutto nelle classi minori, oppure deve avere la fortuna di entrare in realtà che lo aiutano, come la VR46 Riders Academy, altrimenti deve avere gente che lo supporta finanziariamente. I team non riescono a compensare a tutti i costi con le proprie forze". 

La Moto3 ha raccolto l’eredità della 125: quali sono le differenze?

"Dal punto di vista tecnico la 125 era più facile. Un team di lunga esperienza riusciva a lavorare un po’ sul motore e a fare la differenza. In Moto3, invece, non possiamo fare nulla. Quello che aveva di buono la 125 era che anche con un budget ridotto potevi permettere ai piloti di mettersi in mostra e fungevi da trampolino di lancio".

Il team Snipers svelato a Verona il 18 gennaio