Quest’anno Andrea Migno veste di nuovo i colori dello Sky Racing Team VR46, dopo due stagioni di assenza, e il suo entusiasmo è risalito subito alle stelle. Il romagnolo ha persino inventato un claim, “Mig is back”, per fare capire che per lui è come essere tornato a casa, perché in questa squadra c’è già stato dal 2015 al 2017, ottenendo anche una vittoria al Mugello. Sin dall’inverno, con la presentazione al Ranch di Valentino Rossi e i test, Migno ci è apparso subito molto concentrato sugli obiettivi e pronto a rimediare agli errori delle ultime due stagioni, lontano dallo Sky Racing Team VR46 .

I primi test dell’anno e il GP del Qatar, però, non sono andati secondo le aspettative. "I test e la gara in Qatar mi hanno ferito, perché non ho raggiunto quello che mi ero prefissato a livello di risultati (a Losail è stato 16° al traguardo, nde). Questa lunga pausa sicuramente mi ha aiutato. Mi sono riposato e ho potuto riflettere molto, anche sugli errori commessi. Sono convinto che sia utile per ricominciare in maniera migliore di come sono andato in Qatar. Nel weekend di gara sembravo poter riuscire a mettere una pezza per salvarmi un po’ e in qualifica avevo fatto il settimo tempo. Poi, però, non sono stato incisivo, ho fatto una gara incolore. Non ero al 100% con la moto e non ho preso neanche un punto: non è stato un bel Gran Premio per me". 

Quali obiettivi ti eri prefissato?

"Volevo ripartire almeno da dove avevo lasciato all’ultima gara del 2019 (il secondo posto di Valencia, nde), lottare per le prime posizioni: in Moto3 sono gare di gruppo ma devi stare sempre davanti. Invece sono rimasto nel gruppo in fondo senza riuscire a risalire la classifica". 

La Dorna ha stabilito il congelamento di motore e sviluppo almeno per tutto l’anno: la cosa ti preoccupa o il fatto che la KTM in Qatar abbia fatto pole e vittoria ti conforta?

"Non sono preoccupato: il discorso del congelamento sarà uguale per tutti e inoltre la KTM ha fatto già una bella moto: noi dobbiamo ancora scoprirne il potenziale: l’obiettivo adesso è sfruttare il 100% di quello che abbiamo". 

A proposito di lockdown, ti sei allenato in questo periodo?

"Francamente no, perché nella mia casa nuova non ho né la cyclette, né il tapis roulant o i pesi e poi immaginavo che ci sarebbe stato il tempo per ricominciare ad allenarsi prima dell’inizio del Mondiale. Nei giorni scorsi sono tornato in sella al Galliano Park, con le MiniGP: alla fine sono delle moto vere, anche se un po’ più piccole". 

Com’è stato?

"Quando sono risalito in sella non mi ricordavo che fosse così appagante. Avevo un gran sorriso sotto il casco... Ero con Bezzecchi e Manzi. Abbiamo ancora il problema dell’attraversamento delle regioni e non possiamo andare al Ranch e allo stesso modo Valentino, Franco Morbidelli, Pecco Bagnaia e Luca Marini devono rimanere ancora nelle Marche". 

Vi siete cronometrati?

"No, per ora niente competizione… soltanto qualche turno per togliere un po’ di ruggine".

Facciamo un salto indietro: “Mig is back”, significa che sei felice di essere tornato nello Sky Racing Team VR46. Perché vi eravate separati?

"È stata una scelta del team: quell’anno avevo avuto qualche difficoltà e poi il progetto dello Sky Racing Team VR46 puntava sui giovanissimi e avevano scelto altri piloti. Adesso, però, ho avuto la fortuna di poter tornare, e sono molto contento". 

Come hai passato le due stagioni nei Team Aspar e Dubai?

"Ho vissuto molte esperienze, sia positive che negative. Quest’anno l’obiettivo è mettere a frutto tutto quello che ho imparato, soprattutto a livello umano, lavorativo e di approccio alle gare. Lo Sky Racing Team VR46 è un top team e non trovi sempre delle realtà così ad alto livello; per questo ho imparato a sfruttare al massimo quello che ho. Adesso mi piacerebbe mettere tutto al posto giusto per portare a termine una stagione dove le aspettative è giusto che siano alte". 

Cosa è mancato negli ultimi due anni e su cosa lavorerai nel 2020?

"Mi è mancata sempre un po’ la parte centrale della stagione, per via di una serie di problematiche né del tutto tecniche, né completamente umane. Alla fine dell’anno scorso ho capito cosa mi aveva fatto perdere un po’ la bussola e sono riuscito a riemergere. Quest’anno devo essere sempre costante e competitive come nella seconda parte della scorsa stagione". 

Cosa ti piace di più dello Sky Racing Team VR46?

"Innanzitutto il clima, perché ci conosciamo tutti da un sacco di tempo e siamo tutti amici. E poi il metodo di lavoro… Essendo un top team è difficile trovare qualcosa che non vada bene".

Come vivi la presenza di Valentino Rossi nell’orbita del team?

"Valentino è molto presente, nel team come nell’Academy, ed è un riferimento. È come per un calciatore allenarsi con Leo Messi, che credo sia il migliore giocatore di sempre. Con Valentino è uguale; credo sia il migliore pilota della storia. Avere la possibilità di allenarsi sempre con lui è impagabile e super produttiva". 

Ti dà consigli?

"Sempre. Tutte le volte che andiamo ad allenarci e quando siamo alle gare. Lo viviamo 365 giorni l’anno". 

Se dovessi elencare tre candidati al titolo Moto3, chi indicheresti?

"In Moto3 non ce la fai mai a dire soltanto tre nomi tra i contendenti al titolo. In questi giorni ho riguardato tante gare degli anni passati: quattro o cinque anni fa la Moto3 era più 'tranquilla', c’erano sì gare di gruppo, ma più raramente, e i gruppi erano più ristretti. Ora ci sono sempre gruppi di una quindicina piloti che vanno tutti fortissimo. Per capire quali saranno i più pericolosi dobbiamo aspettare almeno le prime sei o sette gare".

Sostieni che il gioco delle scie falsi un po’ le qualifiche... 

"Sì, in Moto3 ci vorrebbe una Superpole. Sarebbe l’unico modo per vedere gare più divertenti e meno pericolose ma forse diventerebbe più spettacolare della MotoGP e per questo non ce la faranno mai fare… Magari è un’opinione scomoda, però secondo me è la verità. E il tempo per fare la Superpole in Moto3 ci sarebbe".

Uno dei tuoi primi rivali forse è già nella tua squadra?

"Sì. Celestino (Vietti Ramus) era stato sorprendente già al suo primo anno. In Moto3 ci si deve sempre aspettare di tutto e non sottovalutare nessuno: anche un pilota meno esperto può essere pericoloso".

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