Per Tatsuki Suzuki è stata buona la terza. Alla terza pole position consecutiva, infatti, il giappo-riccionese è riuscito a portarsi a casa la vittoria, riscattando l'opaco ottavo posto con cui aveva chiuso il GP di Spagna, una settimana prima.

Un risultato raggiunto anche grazie all'aiuto del "coach" Paolo Simoncelli, che nei giorni successivi non è stato tanto morbido con "Tatsu"...

"Paolo si aspettava molto di più", ha raccontato Suzuki a Mirco Melloni e al nostro Direttore Federico Porrozzi, "Si aspettava una gara diversa da quella che ho fatto io la prima gara, quindi era molto arrabbiato con me, Mi ha dato una bella botta".

"Lunedì, martedì, ogni volta che lo vedevo, mi diceva sempre una parola pesante. Quindi io cercavo di non vederci e scappavo da lui - ha continuato, ridendo, il vincitore del GP d'Andalusia -. Però, capisco perchè fa così. Lui sa quello che potevo fare io. Sa il mio potenziale. Lui è come il mio babbo. Anche lui sa cosa posso fare, quindi mi dà una bastonata finché non l'ho fatto. Questa volta ha funzionato e lo voglio ringraziare. Se non facevo una gara come la prima gara, secondo me, la seconda non la vincevo, perché ho preso delle bastonate e ho imparato un sacco".

Grazie agli insegnamenti di Paolo, Tatsuki ha conquistato a Jerez quella che definisce la sua vittoria più bella da un punto di vista tecnico, imponendo il proprio ritmo alla gara, dall'inizio alla fine. Ma quanto è difficile fare questo tipo di gara in Moto3?

Per conoscere la risposta di Suzuki, guardate il video!

Moto3, GP d’Andalusia, le PAGELLE