La solida vittoria di Suzuki nel GP Andalusia è arrivata dopo una bella “strigliata” del team principal, Paolo Simoncelli, che conoscendo il vero potenziale del giapporiccionese non è rimasto a guardare: "Alla prima di Jerez mi aveva fatto proprio arrabbiare. Quelle gare incolori da apprendisti non servono a niente. Dopo ci ha pensato un po’ e poi ha capito che per vincere il Mondiale si deve correre in modo diverso. E cioè come ha corso nel secondo GP: essere padroni della situazione, del campo, bisogna dettare legge. Quando si può vincere bisogna farlo o almeno provarci. Il bello di Tatsu è che ascolta, di questo bisogna dargli atto. Molti pensano di essere arrivati e dicono di sì ma poi fanno quello che vogliono".

Suzuki: “Senza una gara come la prima, la seconda non la vincevo”

L’obiettivo è il titolo: "In queste gare ravvicinate sicuramente bisogna non fare errori. È un gioco al lotto. Sicuramente non ci nascondiamo. Puntiamo a quello sia come squadra che come piloti".

Suzuki è cresciuto con Paolo: "Se fosse un bene al supermercato, direi che è un mio prodotto! (ride) L’ho cresciuto, gli ho insegnato tutto. Ci sono i ragazzi più aggressivi e meno aggressivi, lui è un giapponese e come tale chiede sempre scusa. Pian piano ha imparato, ora è diventato bello ignorante!" dice orgogliosamente. E per spiegare l’emozione della vittoria, Simoncelli spiega: "La vittoria è salutare, anche se ti fa morire perché ti scoppia il cuore. È un male che fa bene!".

Simoncelli tuona: “Non vince più il pilota più bravo, ma quello più furbo”