È giunto al capolinea il rapporto tra Danilo Petrucci e la Ducati. Sei anni trascorsi insieme, di cui due passati a vestire i colori del team ufficiale.

Sei anni che Danilo avrebbe voluto concludere in una maniera un po' diversa da quello che è stato questo pazzo 2020, in cui il pilota di Terni è si è trovato a dover reinventare il suo stile per adattarsi a una moto che ha smesso di conoscere, con l'avvento della nuova gomma posteriore sviluppata dalla Michelin.

Questo lo vedi più come un anno di costruzione della tua carriera, o lo vedi più come qualche occasione persa?

"Mah, è stato senza dubbio un anno abbastanza complicato per via degli eventi che ben conosciamo. Un calendario veramente diverso... Ed è stato abbastanza duro ricominciare la stagione senza fare test. Però è stato comunque un anno in cui ho cercato di fare il meglio e purtroppo sono arrivato ad avere un feeling con la moto solo da Barcellona. Quindi cinque o sei gare fa".

"Chiaramente sono dispiaciuto. Si poteva fare un po' meglio, arrivare un po' prima a questo feeling. Però, il cambio della carcassa della gomma posteriore ci ha preso molto in contropiede. Ero molto abituato a guidare sulla gomma posteriore, soprattutto ad aiutarmi molto in frenata con il posteriore. Quest'anno non è stato più possibile, quindi ho dovuto riadattarmi a una moto che pensavo di conoscere e invece ho iniziato a sfruttare veramente solo negli ultimi due mesi".

Ci fai un bilancio della tua esperienza con Ducati, alla viglia del passaggio con un nuovo costruttore?

"Secondo me il bilancio è positivo. Comunque sono stato qua due anni nel team ufficiale, quattro anni nel team Pramac. Quindi sono stati sei anni in cui ho fatto diversi podi, ci siamo tolti diverse soddisfazioni. Sono contento. Chiaro che, riguardando indietro, sono tante le occasioni che abbiamo perso, però sono tanti anche i momenti belli. Però, per una persona italiana, ma penso anche di tutto il mondo, è un sogno correre con la Ducati. Con un team ufficiale e vincere anche. Chiaro che mi sarebbe piaciuto giocarmi il Mondiale, ma non è stato possibile. Non ce l'ho fatta. Però, l'anno prossimo, si cambia. Ho nuove opportunità. Io sono contento di quello che ho fatto qua in Ducati. Comunque, resterà per me sempre la prima moto con cui ho vinto in MotoGP. Sono veramente contento di aver corso qua".

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Cambiano le gomme però, la Honda è una moto difficile è tutto sommato resta difficile; la Suzuki cambiano le gomme e si evolve; la Yamaha, tanto criticata, però vince un bel po' di gare; la KTM migliora e la Ducati va in crisi. Cambiano le gomme, ma c'è anche un problema sull'approccio tecnico, oppure è veramente una moto così sucettibile a questi piccoli, o grandi cambiamenti, che sugli altri però sembra influiscano molto meno?

"Diciamo che quest'anno abbiamo sofferto molto la mancanza ti test veri e propri, nuove parti, nuovi set-up. Credo che veramente sia una moto suscettibile ai cambi, di asfalto, di temperatura... Nel senso che va sempre tirato fuori il massimo da questa moto. Ma più che altro è una moto su cui bisogna sempre lavorare tanto sulla gomma posteriore. Ci vuole sempre molta trazione per farla curvare, per farla fermare. Quindi, questo ci ha un po' messo in difficoltà nel guidare. Probabilmente gli altri, con le altre moto, sono meno dipendenti da questo cambio che c'è stato della carcassa. E questa, più che altro, è la mia idea sul perché l'anno scorso eravamo costantemente competitivi, mentre quest'anno, su sei moto, generalmente solo uno andava forte. Uno per gara. Gli altri cinque hanno sempre veramente faticato".

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